Casa

Crescere un figlio per educarne cento

2012 (Dischi Obliqui) | alt-rock

Con incubi stilistici di album come "Un giorno il mio principe verrà" e "Peggioramenti" (con il lungo tour de force di "Vicenza") i Casa s'impongono tra le band italiane più sottovalutate degli ultimi tre anni. Il nuovo "Crescere un figlio per educarne cento" è invece un lavoro più meditato e addomesticato, più vicino a una concezione tradizionale di rock band.

Un nuovo sound disgiunto fa comunque faville in "Morton", un meeting tra tastiere drone, sonata seriale, libera improvvisazione di sax e narrazione in stile tardo (e sardonico) Fabrizio De André. Dopo popo' di prodigio d'avanguardia, la band s'incammina in una forma di blues (un po' il leit-motiv del disco), con "Blues morto", un vago sottotesto da delta paludoso in cui sguazzano e si amalgamano voce da Frank Sinatra malandrino e gli scatti della chitarra, in una forma-canzone melodica pseudo-tropicalia come "Madonna con cilicio", in un lussuoso intermezzo jazzy come "Interludio a forma di croce" (che compensa la verbosità del canto).
Tocchi del loro stile abrasivo e grottesco si ritrovano solo in "Whodunit!", dal tempo jazz-rock marciante con psicodramma alla Talking Heads della voce, e momenti di quieto caos della chitarra che sparisce e si rigenera, e soprattutto in "Beba la moldava", riff tonante a tempo forsennato, show da automa indemoniato del cantante (al punto da evitare articolazioni di senso compiuto e diventare puro balbettio) e flessioni cacofoniche. Ma la normalissima serenata con vibrafono e flauto di "Non lasciarmi mai", questo è il fatto significativo, è la più piacevole del lotto.

La componente elettronica tipica della band suona tanto disturbante, perlomeno per la quantità di disorientamento a disposizione della band, quanto limitata: la breve pausa de "Il terzo stile", che ambisce a unire l'alea di grado zero di John Cage alla musica concettuale per ambienti (ma si risolve in appena due minuti di suono frigido), e la radiazione aliena che sovrasta e assorda per un attimo la bossa sghemba di "Vangelo secondo Alessandro", suonano come falsi allarmi, più che come reali esperimenti.

Collezione dominata da un Bordignon cicisbeo che spadroneggia sull'interplay ruffiano, la produzione pedissequa di Andrea Santini, la chitarra infaticabile e senza troppa versatilità del nuovo Marco Papa. Quasi un disco solista, anzi un disco personale. Il cerchio delle intenzioni non si chiude. Flauto di Marco Girardin, vibrafono di Irene Bianco, scatti di Elena Leone. "Il terzo stile" (sottotitolo iniezione d'orgoglio per Brian Eno: "da ascoltarsi a volume appena udibile") è la registrazione del silenzio in un garage abbandonato nella bassa vicentina.

(11/06/2012)

  • Tracklist
  1. Morton
  2. Blues morto
  3. Whodunit!
  4. Vangelo secondo Alessandro
  5. Interludio a forma di croce
  6. Il terzo stile
  7. Madonna con cilicio
  8. Beba la moldava
  9. Non lasciarmi mai
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