Cate Le Bon

Cyrk

2012 (Ovni / Turnstile) | alt-folk-pop

Quando gli ugonotti, i protestanti francesi fuggiti a gambe levate dal loro paese votato al Cattolicesimo fra il Sedicesimo e Diciassettesimo secolo, si riversarono sulle sponde albioniche nessuno avrebbe potuto immaginarne i futuri meriti conquistati all'interno della storia della musica popolare. Ci fossero ancora dei dubbi sulle capacità canterine di questi rifugiati ecco arrivare, dopo i notori fasti di Simon, la verve di Cate. Le Bon, ovviamente.

Una carriera, quella della ragazza di Cardiff, iniziata con i favori della classica camicia, tra le sponsorizzazioni azzeccate di Gruff Rhys, apparizioni prestigiose in qualche festival ben fotografato, le mica scontate pacche sulle spalle della stampa Union Jack. Sicché una discreta attesa si è respirata per l'uscita del secondo capitolo sulla lunga distanza dopo il debutto di tre anni orsono. Cate ha il dono della compostezza, della sobrietà; non esagera, non sbrodola, si contiene, disegna dei piccoli minuetti condotti con sicurezza a bordo di corde vocali che rimandano in qualche modo a esperienze gloriose (Joni Mitchell, senza paura di alzare troppo la voce, non si dovrebbe scandalizzare nessuno).

Dieci brani, che non saranno la panacea per tutti i mali, ma accendono qualche spiraglio nelle giornate più uggiose; dieci bozzetti che profumano di campagna inglese, che non nascondono la matrice indie-folk ma la arricchiscono, anche grazie a un costante tocco di dolcezza che non si smarrisce neppure nei meandri di trame quasi rock, come accade nell'opening track "Falcon Eyed", un semi-tributo a Chrissie Hynde. Ad aiutare Cate un gruppo di amici sufficientemente professionali, sottomessi ai voleri della padrona di casa - due chitarre, un basso, una batteria, un tocco di synth e qualche sorpresa qui e là: la coda quasi noise del brano omonimo, prontamente rintuzzata dai mugolii leboniani, o quella dichiaratamente caotica di "Ploughing Out Part. 2", le dissonanze controllate talmente bene da non sembrare tali di "Julia", le stravaganze avanguardistiche di "Greta", omaggio alla poetica timbuckleyana con tanto di tromba sordinata che spunta dal nulla e che poi accompagna un finale da marcetta militare, la coda con incalzante chitarra-cornamusa di "Fold The Cloth".

E se l'ugola al sapore di Golia dovesse alfine stancare, la mano sicura nella scrittura dei brani e la fantasia delle soluzioni strumentali salveranno sempre la baracca (lo strepitoso unisono di pianoforte e vocalizzi angelici nel capolavoro "Through The Mill").

(03/05/2012)



  • Tracklist
  1. Falcon Eyed
  2. Puts Me To Work
  3. Cyrk
  4. Julia

  5. Greta
  6. Fold The Cloth
  7. The Man I Wanted
  8. Through The Mill

  9. Ploughing Out Part 1

  10. Ploughing Out Part 2
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