Chromatics

Kill For Love

2012 (Italians Do It Better) | cinematic synth-pop

Scatta la tua fotografia, collabora con una serie di istantanee a costruire il tuo mondo ideale, rallentato, onirico, plastico, fascinoso, biodegrabile, adattabile a ogni situazione. Calati senza remore in una realtà parallela. Vivi per sognare, uccidi per amore. L'eterno non segreto celato nei ritagli di uno spartito si risvela per l'ennesima volta tra i viottoli di Portland, ma sarebbe potuto accadere ovunque, ovviamente. Perché ciò avvenga ai Chromatics non serve neanche indire un concorso e infilare nel booklet di "Kill For Love" una serie di cartoline utili a partecipare all'estrazione di "Sogna una vita non tua, entra nel grande schermo della fantasia".

I ragazzi dell'Oregon, a dispetto di una proposta dalle tinte noir con il mistero, le cose non dette, i 33 giri fatti girare al contrario, Hansel e Gretel non hanno niente a che fare. Dediti al costante omaggio di antichi fasti, sono sempre troppo impegnati a sorridersi, a darsi pacche sulle spalle che sanno di congratulazioni per avere poi voglia di scompaginare il tavolo da gioco. Hanno alfine scovato, all'interno del vecchio armadio polveroso e dimenticato nell'angolo, i motivi per proseguire la festa: indossare vecchie collezioni autunno/inverno fotografate per la prima volta almeno trent'anni fa. Un meccanismo vintage, il loro, che abilmente svolge il suo compito di sonorizzare le divergenze quotidiane, donando loro una patina accettabile. Un sottofondo gradevole, almeno fino a che gli si presta un ascolto attento.

Dal lontano 2007, anno della release "Night Drive", passando per la consacrazione nei maggiori lounge bar del mondo, grazie alla partecipazione dell'iconico lungometraggio "Drive", fino all'oggi di "Kill For Love", nulla è cambiato. E ci mancherebbe altro, potrebbero rispondere i protagonisti. Diciassette brani di synth-pop analogico a far da sfondo a immaginari fotogrammi lividi, notturni, metropolitani, tesi, eleganti, artefatti, vuoti. Dalla rilettura a due passi da Lynch/Badalamenti della "Hey Hey My My (Into The Black)" di Neil Young, con cui Ruth Radelet prova a contendere lo scettro per l'ugola più svenevole dell'anno a Lana Del Rey, ai synth acquatici della title track, alla drum machine stile early Prince di "The Page", con chitarra ficcante ma con tanto eco modello "White Wedding", sino al simil dream-pop sintetizzato e sporcato di "Dust To Dust" è un continuo invito a sfogliare le pagine di qualche dépliant ingiallito dal tempo ma sempre profumato di classe supponente. Invece, dai un'occhiata più approfondita e ti accorgi che si tratta di un vecchio Postalmarket.

Un viaggio lungo oltre un'ora, "impreziosito" da levigati strumentali che evocano agognate soste all'autogrill, mentre la calda aria notturna smuove le code di cavallo e tutt'intorno si odono sospiri a ritmo che invocano "Candy" o una più comune baby. Ma il tempo delle sirene è finito da un pezzo. Sicché, doveste imbattervi in una bella decapottabile, non date retta agli sguardi e agli inviti dei conducenti: trattasi di pirati mascherati, la guida potrebbe essere poco sicura.

(24/04/2012)



  • Tracklist
  1. Into The Black

  2. Kill For Love
  3. Back From The Grave
  4. The Page

  5. Lady
  6. These Streets Will Never Look The Same

  7. Broken Mirrors
  8. Candy
  9. The Eleventh Hour
  10. Running From The Sun
  11. Dust To Dust
  12. Birds Of Paradise
  13. A Matter Of Time

  14. At Your Door

  15. There's A Light Out On The Horizon
  16. The River
  17. No Escape
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