Cloud Nothings

Attack On Memory

2012 (Carpark) | alt-rock, post-hardcore

Funziona così. Si comincia al chiuso della propria cameretta, tra un lo-fi scanzonato e omologati sfoghi post-adolescenziali, e ci si ritrova un anno dopo ad avere uno dei dischi più attesi dell'anno (quantomeno nel mondo indie), con nientemeno che Steve Albini alla produzione. Nulla da obiettare se tutto ciò non fosse la concreta espressione di ciò che si dice "fare il passo più lungo della gamba". Irriverente e giocosa spregiudicatezza che diventa (o meglio, "deve" diventare) atteggiamento pseudo-serioso, puerile depressione da "pessimismo cosmico". Magari il buon Dylan Baldi avrà realmente i suoi problemi, la sua rabbia da sfogare, ma il tutto sembra fin troppo costruito, ragionato e davvero poco calato a livello intrinseco nella sostanza per non apparire artefatto. Anche la corposità stratificata e la maggiore ricercatezza acquisite a livello sonoro (e qui si nota chiaramente la mano di Albini), seppur arricchendo la forma abbigliandola in modo più presentabile e godibile, non trafuga completamente la sensazione (non tanto vaga) di una crescita a livello di songwriting ancora troppo debole e approssimativa per far gridare al miracolo. Voglia matta di stupire senza avere ancora le reali capacità di farlo.

"Attack On Memory" è un album carico di riferimenti vari, particolarmente radicati nell'humus di un indie-rock di fine anni Ottanta/primi anni Novanta (Pixies e Pavement essenzialmente, ma anche i più recenti Strokes e Japandroids), devianti a volte in un quasi post-rock ad andamento slo-core (a voler riprodurre il pathos narcotizzante e catatonico degli Slint o dei Seam), sino a esplorazioni emotive (o meglio solo "emo") cariche di urgenza post-hardcore non del tutto slegata, tuttavia, dall'originaria attitudine canzonettara (le melodie di facile presa punk-rock collegiale di "Fall In" e "Cut You").

L'adrenalinica vitalità che fuoriesce da pezzi come "Wasted Days" (seppur eccessivamente prolissa nella parte strumentale) o "No Sentiment" (quello che probabilmente riesce a condensare meglio la propria tensione) costituiscono un buon viatico per il futuro, anche se non sciolgono il dubbio relativo alla disparità di crescita esistente tra la parte sonora, dovuta evidentemente alla bravura e all'esperienza di Albini, e quella più direttamente insita nella qualità delle canzoni, ancora non particolarmente e continuativamente centrata. Ma forse se consideriamo che tutto ciò che attualmente connatura il genere, lo stile, l'attitudine stessa nel realizzare musica, è ritenuto essere "alla moda", evidentemente le responsabilità a livello creativo e qualitativo non sono da attribuire solo ai giovanissimi Cloud Nothings.

(22/01/2012)

  • Tracklist
  1. No Future / No Past
  2. Wasted Days
  3. Fall In
  4. Stay Useless
  5. Separation
  6. No Sentiment
  7. Our Plan
  8. Cut You
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