Craft Spells

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2012 (Captured Tracks) | dream-synth-pop

C'è poco da girarci intorno: nelle ultime annate la Captured Tracks ha saputo conquistare una fetta non indifferente del pubblico indipendente grazie a una linea musicale precisa e definita nell'immaginario, presentandosi con un'estetica che ha pescato a piene mani dalla new wave inglese anni 80 e ne ha ripreso forme e contesti, dandoli in pasto alle nuove generazioni ghiotte di simili sonorità. Non che questo debba essere necessariamente un male: esponenti dell'etichetta come Wild Nothing, Minks e Soft Metals hanno saputo ergersi a validi interpreti di un'incredibile stagione della musica britannica, catturandone l'essenza e provando ad attualizzarne, per quanto possibile, il messaggio. Tra gli ultimi accasatisi sotto l'accogliente tetto di casa Sniper, ma non meno abili nell'assumere i connotati di piccola band-culto, troviamo i Craft Spells dell'ispanico Justin Paul Vallesteros.

Già forti di un esordio (lo scoppiettante "Idle Labor") capace di far parlare di sé ben oltre la semplice cerchia degli accoliti della label, i cinque non hanno tardato molto a darne un seguito. Eccoli, poco più che un anno dopo, con un mini-album di sei canzoni pronto a saziare gli appetiti dei più impazienti.
A tutti gli effetti, "Gallery" - il nuovo lavoro della formazione di Stockton - rappresenta il prosieguo, l'appendice ideale di quanto già esplicitato nel debutto. Non si pensi quindi a chissà quali innovazioni nel loro sound: li si era lasciati a crogiolarsi tra tastiere farinose, ambientazioni ondivaghe e una orgogliosa adesione al carrozzone della medio-bassa fedeltà, e lì li rincontriamo. Ma con una differenza. Certi spigoli dark, ben marcati nella prova precedente, vengono arrotondati dall'utilizzo di tappeti atmosferici più luminosi e delicati che circondano canzoni meglio strutturate anche sotto l'aspetto prettamente melodico.

La galleria di Vallesteros schiude le sue porte, lascia che dalla soglia entri abbagliante la luce a rivelare di quali opere di pregio sia fornita: è però un pregio che, ad osservarlo bene, sa soltanto di simpatico, quanto impacciato, ammiccamento alla lezione dei maestri. Nonostante l'affinarsi della penna (a sceglierne una tra tutte, vista l'omogeneità che le qualifica, "Warmth" con il suo slanciato jingle-jangle chitarristico) e le buone, quando non ottime, performance vocali, i numi tutelari (Cocteau Twins, New Order, Wake su tutti) torreggiano ancora imponenti sopra le loro teste a riscuotere il loro tributo. Certo, è un tributo piacevole, volendo pure rassicurante, ciò non toglie che a conti fatti il Nostro, assieme ai suoi compagni, non sia tuttora riuscito a sbrigliarsi dalle fitte maglie della didascalia.

(02/06/2012)

  • Tracklist
  1. Still Left With Me
  2. Warmth
  3. Burst
  4. Leave My Shadow
  5. Sun Trails
  6. Gallery
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