Già forti di un esordio (lo scoppiettante "Idle Labor") capace di far parlare di sé ben oltre la semplice cerchia degli accoliti della label, i cinque non hanno tardato molto a darne un seguito. Eccoli, poco più che un anno dopo, con un mini-album di sei canzoni pronto a saziare gli appetiti dei più impazienti.
A tutti gli effetti, "Gallery" - il nuovo lavoro della formazione di Stockton - rappresenta il prosieguo, l'appendice ideale di quanto già esplicitato nel debutto. Non si pensi quindi a chissà quali innovazioni nel loro sound: li si era lasciati a crogiolarsi tra tastiere farinose, ambientazioni ondivaghe e una orgogliosa adesione al carrozzone della medio-bassa fedeltà, e lì li rincontriamo. Ma con una differenza. Certi spigoli dark, ben marcati nella prova precedente, vengono arrotondati dall'utilizzo di tappeti atmosferici più luminosi e delicati che circondano canzoni meglio strutturate anche sotto l'aspetto prettamente melodico.
La galleria di Vallesteros schiude le sue porte, lascia che dalla soglia entri abbagliante la luce a rivelare di quali opere di pregio sia fornita: è però un pregio che, ad osservarlo bene, sa soltanto di simpatico, quanto impacciato, ammiccamento alla lezione dei maestri. Nonostante l'affinarsi della penna (a sceglierne una tra tutte, vista l'omogeneità che le qualifica, "Warmth" con il suo slanciato jingle-jangle chitarristico) e le buone, quando non ottime, performance vocali, i numi tutelari (Cocteau Twins, New Order, Wake su tutti) torreggiano ancora imponenti sopra le loro teste a riscuotere il loro tributo. Certo, è un tributo piacevole, volendo pure rassicurante, ciò non toglie che a conti fatti il Nostro, assieme ai suoi compagni, non sia tuttora riuscito a sbrigliarsi dalle fitte maglie della didascalia.
(02/06/2012)

