Cranberries

Roses

2012 (Cooking Vinyl) | guitar pop, soft-rock

"La vita è un giardino di rose", pronto per una nuova primavera. Stando alle cronache, tutto sarebbe nato (anzi, ripartito) da un'e-mail tra Dolores O'Riordan e il chitarrista Noel Hogan, che dopo il più tipico "come stai?" hanno deciso di ricompattare la band e di ripartire in tournée. Una scommessa vinta, visto il successo tutt'altro che prevedibile che ha avuto.
Diciamola tutta, i Cranberries sono stati un gruppo molto importante per gli anni Novanta - dimostratosi capace di filtrare influenze smithsiane, testi personali e una vocalità immediatamente riconoscibile - ma si erano persi per strada, se non con l'incerto ma interessante "To The Faithful Departed", senz'altro con i più stanchi e formulaici "Bury The Hatchet" e "Wake Up And Smell The Coffee" (che potremmo definire il loro "A New Morning", se desiderassimo fare per forza un paragone con un'altra band che si è affidata alle cure di Stephen Street). Sfiniti dalla vita "on the road" e senza più molte idee, i quattro di Limerick hanno sofferto per via delle ovvie pressioni di una major e ad un certo punto hanno perso l'interesse nel continuare l'avventura: tanti saluti, dunque, ognuno ha messo su famiglia e Dolores O'Riordan c'ha riprovato da sola. "Are You Listening?" (con l'aiuto di Youth) e "No Baggage", se da una parte mostravano la volontà della cantante irlandese di andare oltre e di flirtare con altri generi (non sempre con successo), dall'altro hanno dimostrato che gli altri tre membri, soprattutto l'oggi quarantenne Noel, non erano semplicemente un contorno e men che meno la sua backing band. Non c'è stato bisogno di sotterrare l'ascia, perché quella dei Cranberries è stata semplicemente (ci assicurano) una lunga pausa di riflessione.

Dopo una serie di concerti che hanno visto, tra il pubblico, giovani fan che erano ancora bambini ai tempi di "Linger" e "Zombie", ecco arrivare l'album del ritorno. La squadra è la stessa di allora, ma stavolta ci sono meno pressioni e manca quella voglia di stupire il pubblico con effetti speciali. I Cranberries hanno lasciato scivolare via la moda delle indie disco e il ritorno alla new wave degli anni 80 e sono tornati in tempo per fare quello che sanno fare meglio, e con loro c'è di nuovo anche il buon Stephen Street (oggi impegnato con le ristampe dei Blur di imminente pubblicazione) che meglio di chiunque altro conosce il loro mondo in modo tale da limare il suono e scegliere con severità, se necessario, le canzoni migliori dalle fruttuose recenti sessions.
Dolores O'Riordan ci offre un mazzo di undici rose (si sa, regalare fiori in numero pari non porta bene). Belle, eleganti e fragili, le rose sono state così spesso cantate dai poeti nel passato. Una scelta banale, potrebbe obiettare qualcuno, ma teniamo sempre presente che possono avere vari colori con altrettanti significati: sappiamo che quelle rosse simboleggiano l'amore e la passione, quelle bianche il sentimento più puro e ultraterreno, mentre le rose gialle comunicano gelosia. Quelle di parole e musica che compongono questo bouquet di circa quarantacinque minuti non fanno eccezione. Spesso rivelano il loro profumo solo dopo ascolti pazienti e ripetuti, e magari con la mente sgombra da eccessive aspettative - non ci sono fuochi d'artificio e la bella voce di Dolores, pur in forma, è assai meno indisciplinata del passato (tant'è che tiene anche a bada le sue famose tentazioni yodel). Più dolce e tenue, non più da ragazzina arrabbiata col mondo ma da donna e madre amorevole, anche se le delusioni d'amore tornano di tanto in tanto tra i testi di questo lavoro.

Come suona, dunque, questo nuovo "Roses"? Il suono è quello tipicamente di marchio Cranberries, fatto di ballate malinconiche ma genuine e di chitarre sognanti, ma Street è stato in grado di introdurre qualche piccola novità sul carrello senza stravolgere la ricetta che fu tanto fortunata: dimenticate gli esperimenti alla Lacuna Coil del primo disco solista della O'Riordan ("In The Garden"), qui si respira solo aria di casa. Impossibile non pensare a "When You're Gone" quando si ascolta "Conduct", la ballad che apre le danze, così come è inevitabile individuare l'influenza di "The Boy With The Thorn In His Side" e "Heaven Knows I'm Miserable Now" della coppia Morrissey/Marr nella successiva "Tomorrow". La melodia entra in testa con una facilità estrema, e non è un caso che il brano sia stato lanciato come singolo. "Fire & Soul" ci conduce in territori dream-pop, con i pad e un piano elettrico che creano un'atmosfera eterea degna di Julee Cruise mentre una batteria elettronica si intona senza problemi col resto del più acustico paesaggio sonoro. Perdoniamo qualche rima facile facile, anche perché capiterà spesso di incontrarne: la chitarra acustica di "Raining In My Heart" attacca un po' come "Late Night Radio" di David Gray, ma subito dopo ci troviamo sotto una dolce pioggia primaverile, con la fisarmonica di Kevin Hearn che si insinua nella trama contaminando con un imprevisto e gradito french touch le convenzionali influenze della splendida terra dei quadrifogli.

La radiofonica "Losing My Mind" dimostra una tempra più forte, anche se è con la successiva "Schizophrenic Playboys" che i Cranberries ci propongono l'episodio più energico dell'album. Potremmo quasi definirla la loro "Bigmouth Strikes Again", con Dolores impegnata a mettere in guardia le ragazze affinché non cedano troppo facilmente alle lusinghe dell'altro sesso, con un quintetto d'archi che arricchisce l'arrangiamento e lo fa suonare "classico" e "moderno" allo stesso tempo (d'altronde è assodato, l'orchestra è tornata prepotentemente nei dischi pop di ogni tipo). Un effetto ricercato anche per "Show Me", l'accattivante canzone che ha anticipato alla fine del 2011 la promozione del disco. "Waiting In Walthamstow" è una girandola di suggestioni in equilibrio tra il Morrissey solista di "Life Is A Pigsty" e l'inconfondibile suono dei primi Portishead (mancherebbe giusto qualche campionamento malandrino con degli opportuni scratch e il gioco sarebbe fatto); si torna un po' alle atmosfere distese dei primi brani con "Astral Projections" e, soprattutto, con la delicata title-track che chiude il disco.

Tra richiami di un passato glorioso, qualche trovata per rendere il sound appena appena più giovane e tanta malinconia, "Roses" è un lavoro più che dignitoso con diverse canzoni indovinate. Se l'album uscito appena prima dello scioglimento dimostrava noia, apatia e una tendenza palese a ripetere stanchi cliché, qui non si cerca di rincorrere la vetta delle classifiche a tutti i costi. C'è molto mestiere, senza dubbio, ma l'impressione è che con il tempo sia la band sia il produttore al timone siano riusciti a individuare i punti di forza della proposta evitando le lungaggini delle loro prove meno brillanti (non c'è motivo di offrire quindici o sedici pezzi quando se ne butta via la metà).

Al momento "Roses" è in vendita con un discreto album live registrato a Madrid nel 2010: una scelta ambigua, che se da una parte rende il rapporto qualità/prezzo molto più interessante anche per il neofita, nonostante ci sia un'antologia in studio per tanti versi più consigliabile (la doppia "Gold"), dall'altra tradisce forse una scarsa fiducia della casa discografica attuale sulla riuscita commerciale delle canzoni inedite. L'esibizione dei nostri a Sanremo con "Zombie" come brano d'assalto proposto al pubblico e la recente ospitata a "Taratata", durante la quale si sono cimentati anche in una cover di "Inbetween Days" dei Cure, potrebbero confermare questo presagio. Ad ogni modo è un piacere constatare che i Cranberries abbiano ricaricato le batterie e siano pronti a suonare di nuovo dal vivo quest'estate - senza strafare, garantiscono - anche nel nostro Paese.

Accettiamo volentieri queste rose e le mettiamo subito in un vaso, segno che le abbiamo gradite, ma accogliamo l'omaggio floreale con ambo le mani. Ci innamoreremo di nuovo degli ormai ex-ragazzi irlandesi? Prendiamoci tutto il tempo necessario per riflettere.

(01/04/2012)

  • Tracklist

Roses

  1. Conduct
  2. Tomorrow
  3. Fire & Soul
  4. Raining In My Heart
  5. Losing My Mind
  6. Schizophrenic Playboys
  7. Waiting In Walthamstow
  8. Show Me
  9. Astral Projections
  10. So Good
  11. Roses

 

Live In Madrid, 2010

  1. Analyse
  2. Animal Instinct
  3. How
  4. Linger
  5. Dreaming My Dreams
  6. When You're Gone
  7. Wanted
  8. Salvation
  9. Desperate Andy
  10. I Can't Be With You
  11. Ode To My Family
  12. Free To Decide
  13. Ridiculous Thoughts
  14. Zombie
  15. Shattered
  16. Promises
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