Deadbeat

Eight

2012 (BLKRTZ) | dub-techno

Ne è trascorso di tempo, da quando la coppia Von Oswald-Ernestus s'inventò sostanzialmente su due piedi una fusione tra gli spigoli di grancassa in 4/4 della techno e la fumosa rarefazione del dub, ispirando l'opera di gente – come Vladislav Delay e Monolake, tanto per citare i più influenti - che, partendo da quei lidi, ha riscritto anni e anni di storia della techno, nell'ambito compositivo come in quello esecutivo-performativo.

Da allora, in tantissimi hanno riciclato le ambientazioni ipnotiche di quel sound, a volte divenendo in breve degli autentici sovrani (DeepChord e progetti correlati della Echospace), altre proseguendo in un'opera visionaria e personale, senza però l'ausilio di una particolare visibilità. Quest'ultimo è il caso di Scott Monteith alias Deadbeat, canadese di nascita e berlinese per scelta, da più di una decade lungimirante interprete del movimento dub-techno e forte di una vasta produzione troppo spesso sottovalutata nell'ambito del genere.

Ottavo lavoro sulla lunga distanza (come intuibile dal titolo), secondo per la sua BLKRTZ e successore del siderale e magnifico "Drawn And Quartered", questo “Eight” è una riproposizione compatta e più "accessibile" di quei sempreverdi cliché divenuti da tempo standard dei suoi lavori. Un disco statico quanto basta per non poter far gridare a miracolo alcuno, ma forte di otto brani dal groove alieno, prodotti di un indiscutibile e inossidabile talento.
Quest'ultimo si esprime al meglio negli episodi più affrancati allo stampo “storico” - come l'opener Monolake-iana di “The Elephant In The Pool” e le sperimentazioni oblique di “Yard” - mentre sembra mostrare un po' la corda laddove l'ambizione aumenta, come nella coppia minimalista formata da “Punta De Chorros” e “My Rotten Roots”. Gli episodi più significativi dell'album corrispondono però senza dubbio a due fra le vette della produzione tutta di Deadbeat, ovvero il seminale acido vintage di “Alamut” e “Wolves And Angels”, splendido duetto con il connazionale Matthew Jonson (Mr. Wagon Repair e, più recentemente, erede della storica Itiswhatitis) per un'escursione ritmico-psichedelica magnetica e decadente.

“Eight” non è lavoro con le carte in regola per stupire o suscitare un particolare sussulto, ma solo la prova definitiva della capacità di Monteith di addobbare con i migliori ornamenti i suoi trip da notti insonni.
Techno che esula dalla metropoli per fare del mentalismo il suo primo, grande scopo, che si chiude in sé stessa e nelle sue trame ipnotiche, lasciando a chi ascolta il ruolo di scoprirne i lati più nascosti. Compitino assolto con perizia.

(03/10/2012)

  • Tracklist
  1. The Elephant In The Pool
  2. Lazy Jane (SteppersDub) (feat. Danuel Tate)
  3. Alamut
  4. Wolves And Angels (with Matthew Jonson)
  5. Punta De Chorros
  6. My Rotten Roots
  7. Yard
  8. Horns Of Jericho (feat. Dandy Jack)
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