Death Grips

The Money Store

2012 (Epic) | experimental hip-hop

Il mixtape "Exmilitary" apriva il varco, "The Money Store" completa l'invasione di questo collettivo californiano (a Sacramento il quartier generale) che ruota attorno ai nomi di Stefan Burnett (vocalist conosciuto anche con il moniker MC Ride), Andy Morin "Flatlander" (produttore/generatore di beat) e Zach Hill, batterista pazzoide degli Hella.

Una strana creatura, i Death Grips. Si definiscono "an Energy outlet" e assomigliano ad una pattuglia militare in missione sulle tracce delle radici più oltranziste e caustiche dell'hip-hop. Una pattuglia che non vive di soli beat & rhymes, ma anche di rumore, sarcasmo, cinismo, terrorismo culturale e impatto visivo. La loro musica è tortuosa, malata, schizofrenica, mimesi di realtà che aggredisce i sensi, attanaglia la coscienza, debilita la volontà ma che riesce pure a ri-tradursi sotto forma di assalti frontali, flussi di coscienza infuocati e lacerti onirici che scombussolano dinamiche e strutture.
Fanno musica incazzata, perché, come dice Andy, sono "profondamente incazzati". Hanno già un altro disco pronto per l'autunno (si intitolerà "No Love"), che uscirà sempre per la Epic, sussidiaria della Sony Music che li ha messi sotto contratto dando loro carta bianca.

La riempiono con lamiere di sogno che incrociano flow impetuosi e ossessivi ("Get Got"), febbri psicotiche che screpolano tessiture orbicolari - "The Fever (Aye Aye)", "Hustle Bones" - e dancehall industriali via Techno Animal che seguono a ruota, vacillando epici ("Lost Boys", "Black Jack"). Una serie ininterrotta di istantanee che scuotano fondamenta old skool con fiammate di futuro prossimo venturo, stacchi epici (la micidiale "I've Seen Footage"), ragnatele electro e motherfucker-nenie ("Double Helix", "Bitch Please"), corto circuiti techno-Dälek nelle cui viscere esplodono supernove nevrasteniche ("System Blower") e fantascientifici martiri del corpo sacro del dub ("The Cage").

Un disco che, mentre sembra rendere più accessibile la formula già apprezzata su "Exmilitary", ne amplia subdolamente le possibilità espressive, trasformando la rabbia in cattivissima energia. Del resto nel loro spirito si annida anche la vertigine sferzante del punk. Eppure, niente nichilismo pronto per l'uso, solo decostruzione dei frammenti del disincanto ("Punk Weight"), Last Poets filtrati dal napalm ("Fuck That") e crossover allucinati tra bave stroboscopiche ("Hacker"), mentre tutto si consuma come un rapimento estatico nel bel mezzo di una guerriglia esistenziale.

(01/05/2012)

  • Tracklist
  1. Get Got
  2. The Fever (Aye Aye)
  3. Lost Boys
  4. Blackjack
  5. Hustle Bones
  6. I've Seen Footage
  7. Double Helix
  8. System Blower
  9. The Cage
  10. Punk Weight
  11. Fuck That
  12. Bitch Please
  13. Hacker
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