Devocka

La morte del sole

2012 (I Dischi del Minollo) | new wave, punk, noise

Giunti al terzo disco, dopo due prove interessanti ma incerte, i ferraresi Devocka sono pronti al disco della maturità. Bersaglio centrato appieno in questo "La morte del sole". Le ricercatezze melodiche e le influenze sin troppo evidenti delle prove precedenti lasciano il posto a un suono granitico, a un'atmosfera apocalittica e a una coesione d'insieme a segnale dell'incontrovertibile crescita dei quattro componenti della band (è anche il loro primo lavoro autoprodotto).

Il tiepido raggio di sole che illumina la copertina dell'album è forse l'unico segnale di speranza in un lavoro violento e disperato, in cui Igor Tosi e soci non fanno assolutamente nulla per accontentare l'ascoltatore occasionale: nessun ritornello che si stampa nella memoria, continui e disorientanti cambi di ritmo, liriche fumose lontane da qualsiasi facile interpretazione politica o "romantica". La potente sezione ritmica composta da Francesco Bonini (basso) e Ivan Mantovani (batteria) e le chitarre sognanti di Matteo Guandalini assecondano a dovere il flusso di coscienza del Tosi. Che si tratti dell'ipnotico incedere new wave, tra Diaframma, Sound e Horrors, dell'iniziale "Morte annunciata dell'Io", della rabbiosa "Non solamente un'apertura mentale" (corredata anche da un video degno dei titoli di testa di "Se7en") o di brani più pacati come la title track, pare di leggere il diario di un introverso nichilista che osserva la fine del mondo dalla finestra della propria camera.

Storie di "mostri" contemporanei raccontate attraverso un decadente muro del suono un'ironia al vetriolo: dalla deviazione (sessuale?) della già citata "Non solamente un'apertura mentale", in cui Igor urla "quando siamo consci di essere persone sbagliate possiamo aver la pretesa di essere amati?", ai lamenti de "L'amore" in cui si vive la fine di una storia dall'interno ("non percepisco più le tue forme di poesia, sarà l'assenza di alcool, sarà questo silenzio impossibile, o il tuo vociferare feroce...") sino agli struggimenti orrorifici esemplificati in brani come "Carne". Altrove la band si fa quasi in disparte, e lascia il palcoscenico interamente al loro frontman e al suo spleen: in "Cagne" e in particolare in "Questa distanza" si paga il debito nei confronti di nomi seminali come Massimo Volume e Santo Niente, e Tosi si abbandona a lunghi, elegiaci recitati, un labirinto di sensazioni, angosce da cui è difficile trovare una via d'uscita ("Il miele usciva caldo dagli uomini che soffiavano sul vento, come reduci di guerra").

Dopo il terzetto killer in apertura, in cui non c'è spazio per respirare, il disco spazia in altri territori, si prende della pause, quasi si perde, per poi riprendere quota nel finale con la violenza di "Tecnologici", altro ritratto al vetriolo di una personalità sghemba e misteriosa ("sono un idiota anche io come tutti, ma almeno io lo so!"), sino all'anti-climax del finale con "Ultimo istante", la traccia che più di tutte può essere accomunata a una ballata, in cui ancora una volta a regnare è un clima di mondo in putrefazione e dai minuti contati - una lenta litania che si conclude su una cupa coda noise che porta la durata vicina ai nove minuti.

Con "La morte del sole" i Devocka provano di non avere più nulla da dimostrare a loro stessi. Aspettano solo un pubblico disposto a scoprire, finalmente, la loro proposta potente e originalissima.

(25/07/2012)

  • Tracklist
  1. Morte annunciata dell'Io
  2. Non solamente un'apertura mentale
  3. L'amore
  4. Cagne
  5. Questa distanza
  6. Morte del sole
  7. Croce
  8. Carne
  9. Carillon
  10. Tecnologici
  11. Ultimo istante

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