Dexys

One Day I'm Going To Soar

2012 (Bmg) | celtic-soul

Nella grande esplosione sonora del punk, la rinascita dei flussi spontanei musicali si è  sovrapposta ad antiche filosofie sonore senza nessuna regola o ruolo ben definito. In verità, spesso ci siamo lasciati tutti confondere dalle apparenze. Prendete ad esempio i Dexys Midnight Runners: non erano una band new wave, ma dei Buena Vista Social Club inglesi, ancora troppo giovani per essere esiliati. Lo si poteva capire dal loro modo di vestire, dal tono quasi estremo delle loro dichiarazioni (e del loro leader Kevin Rowland, in particolare), ma soprattutto dalla loro musica. Cosa c'entrava infatti il loro mix di funk, soul, R&B con tutta quella paccottiglia rumorosa creata da giovanotti in cerca di pretesti per non andare a lavorare? I Dexys scendevano nelle miniere non per fare concerti, ma per rimboccarsi le maniche e dare una mano; ovviamente ne uscì fuori uno dei più potenti album di soul inglese di tutti i tempi, ovverosia "Searching For The Young Soul Rebels".

Rowland aveva l’animo del vecchio musicista cubano in cerca di una fonte d’ispirazione ciclica, che sembrava nascere da una voglia perenne d’innamorarsi, la quale spesso, però, finiva in tragedia. La nuova versione dei Dexys Midnight Runners di "Too-Rye-Ay" trionfava nelle classifiche di tutto il mondo con uno stile gitano-irish-soul, che con "Come On Eileen" realizzava il manifesto del romanticismo più suburbano che l’Inghilterra abbia mai conosciuto, con sapori allo stesso tempo rivoluzionari e reazionari che si agitavano insieme.
L’incomprensione che accompagnò il terzo rinnovo stilistico del camaleontico Kevin ("Don’t Stand Me Down") era il segnale della normalizzazione della discografia dopo il terremoto new wave. Il pubblico era in cerca di nuove certezze, ma il gruppo rifiutava il successo, pubblicando un album privo di singoli e con un'identità artistica insolita e mai compiacente. Ventisette anni di passi falsi e provocazioni intellettuali (l’irritante copertina di "My Beauty", ad esempio) non hanno sminuito il suo carisma, e il ritorno del nome Dexys (abbreviato per comodità) è per la stampa e il pubblico un evento ricco di spunti e riflessioni.

La parola genio, spesso abusata e utilizzata senza parsimonia, ben si addice al personaggio Kevin Rowland. "One Day I’m Going To Soar" è un album intenso, diretto, intimo, onesto, limpido, confidenziale, ironico, scorbutico, irriverente, oscuro, vibrante; è il trionfo della sincerità della pop-art con un sapiente mix di soul, musica celtica, R&B, funky, disco, folk, jazz-lounge.  La sensualità scorre a fiotti, tra citazioni di Al Green nello splendido singolo "She Got A Wiggle", mentre un tocco di burlesque corrompe il funk giocondo di "I'm Always Going To Love You". L'autore non perde l’occasione per svelare le sue insicurezze, mettendo in piedi una piccola rappresentazione teatrale delle sue idiosincrasie e manie sentimentali, nelle ricche liriche di "Lost" e "Me", due ballate di puro soul celtico degne di Van Morrison. Ma dopo aver aperto le porte della sua sensibilità, il musicista e la sua band si lasciano andare, senza più il controllo intellettuale che aveva reso ostico il suo eccellente terzo album; tutto scorre con una fluidità che non si respira neanche negli album di Paul Weller, col ritmo che diventa sensuale e coinvolgente come in un album di Isaac Hayes.

Il Philly sound di "You", il funky-soul di "Incapable Of Love" (che include un fantasioso duetto vocale con Madeleine Hayland), il folk-pop di "Free" (quasi una "Shout To The Top" moderna) elevano il tono dell'album con un'iniezione di energia travolgente. L’arroganza è ancora il suo biglietto da visita, infatti le prime dolci note del disco si trasformano in un funk dai connotati marziali ("Now"). Tutto il livore sgorga senza nessuna remora, ma Kevin è ora un uomo consapevole delle sue debolezze e non ha timore di lasciarsi coinvolgere dalla nostalgia e dal perdono in "Nowhere Is Home", e dalle zuccherine trame soul di "I'm Thinking Of You".

"One Day I’m Going To Soar" diventa così una catarsi di uno spirito finalmente libero, che sembra aver trovato la giusta strada per raccontarsi, scivolando così sulle note dolenti della conclusiva "It's O.K. John Joe". Si consolida, dunque, la certezza di essere di fronte a una delle opere migliori dell’anno: un album semplicemente straordinario.

(17/09/2012)



  • Tracklist
  1. Now
  2. Lost
  3. Me
  4. She Got A Wiggle
  5. You
  6. I'm Thinking Of You
  7. I'm Always Going To Love You
  8. Incapable Of Love
  9. Nowhere Is Home
  10. Free
  11. It’s O.K. John Joe
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