Dictaphone

Poems From A Rooftop

2012 (Sonic Pieces) | avant-chamber

Quello dei Dictaphone è un nome sostanzialmente nuovo nel panorama dell'avanguardia elettro-acustica. Nato quasi per caso a inizio millennio, il duo formato dai tedeschi Oliver Doerell (già bassista per Raz Ohara And The Odd Orchestra) e Roger Döring (attore-poeta e fiatista per passione) arriva alla terza fatica, dopo l'esordio di basso profilo "M.=ADDICTION" e il buon "Vertigo M". L'approdo alla Sonic Pieces coincide con quello che è fuor di dubbio il miglior parto della loro ancor breve carriera.

Due le novità più evidenti rispetto al passato: la prima consiste nell'ingresso in formazione del violinista Alex Stolze, magnate della Krakatau e metà dei Bodi Bill, le cui sperimentazioni electro-soul non interagiscono però più di tanto nell'alchimia sonora di Doerell e Döring. La seconda riguarda invece il versante musicale: nei nove, gracili "poemi" che compongono l'album, le spigolosità concrete che eravamo abituati a vedere protagoniste si smussano e s'infrangono contro scogliere jazz livide ma misurate, sparpagliandosi poi fra segmenti di puro minimalismo dall'inusuale grazia ambientale.

L'eleganza è la vera primizia dell'intero lavoro, espressa con disarmante semplicità nelle fluide trame dell'opener "The Conversation", a cavallo tra fresche glitch e tiepide sezioni d'archi, o nei mormorii plastici a circondare il sassofono di "Maelbeek", ovvero Murcof che incontra il gelo dello Jan Garbarek di "Visible World". E se nel trip-hop da camera di "Manami" pare di sentire Harold Budd eseguito dall'Harmonia Ensemble, negli strati sovrapposti di jazz e sincopi di "Soylent Green" e "Au Botanique" ritornano alla mente le esplorazioni psico-astratte di Masakatsu Takagi. Più vicine ai trascorsi sono invece la quasi-title track (cambia il numero), avant-garde a cavallo fra i Necks e Supersilent, e la sinfonia robotica di "A Bout De Suffle". Fuori dal coro, infine, risulta essere la nevrosi di "Rattle", con la partecipazione vocale di Mariechen Danz, in cui gli ultimi Portishead si fondono ai salti tonali di Anja Garbarek, avvicinandosi non poco allo Steve Jansen solista.

Distanziandosi dai pungenti angoli di pura avanguardia in favore di una formula più intima e personale, i Dictaphone dimostrano di aver raggiunto una cosapevolezza nuova sia dal punto di vista compositivo che da quello strumentale e stilistico, affermando definitivamente il loro act come una delle proposte più interessanti e originali della scena elettro-acustica. La promessa è mantenuta, il futuro tutto da scoprire.

(22/07/2012)

  • Tracklist
  1. The Conversation
  2. Maelbeek
  3. Manami
  4. Soylent Green (1973)
  5. Poem From A Rooftop
  6. A Bout De Souffle
  7. Rattle
  8. Au Botanique
  9. Nr. 12
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