DIIV

Oshin

2012 (Captured Tracks) | alt-pop, post-punk

Pur restando sotto l'egemonia di quell'etichetta che troneggia da tempo nella sua infinita marcia revivalistica, i membri dei Beach Fossils decidono di allargarsi. Da una parte John Pena con i suoi Heavenly Beat, dall'altra Zachary Cole Smith (spalleggiato tra gli altri da Colby Hewitt, ex-batterista degli Smith Westerns) nel suo progetto targato DIIV, che ha visto il cambio di nome (originariamente DIVE) in rispetto al più longevo gruppo industrial belga.

Memori di recenti episodi quali Lotus Plaza, Minks, Crystal Stilts ma anche Real Estate per l'utilizzo shimmering che ne fanno del jangle, i DIIV imbarcano un sound altalenante tra familiarità revivalista e balli di smog tossico. Indebitati fino al midollo al primo periodo Creation, alla psichedelia di fine 70's e alla cruciale Seattle di tardi 80's, i newyorkesi confezionano un amalgama di jangle maciullato e sbrindellato in un viaggio allucinogeno tiratissimo sia nei suoi narcolettici giri chitarristi, talvolta fin troppo esagerati nella loro insistenza, sia nei ritmi marziali piuttosto sgangherati. 
Si susseguono quindi frammenti melodici calati di volta in volta in dilatazioni sognanti, talvolta conditi con cascate di tastiere e riverberi cangianti, che funzionano non nel loro essere canzoni tout-court, ma nella loro fusione unanime a voler trasfigurare il disco in un'esperienza stroboscopica.

Fattore chiave di questa perizia risulta sia l'eccessivo utilizzo di intrecci strumentali che non lasciano spazio ad un nebbioso cantato (talvolta coprendolo) fin troppo lontano e gelido, sia gli effettivi interludi già palesati nell'opener "(Druun)": strati su strati di chitarre luccicanti e tamburi incisivi in ottica Chameleons - vedasi anche la ripresa "(Druun Pt. II)" - che spianano la strada alla foschia vocale e ai sonagli di "Past Lives". Emuli ormai di un approccio assodato che incarna luci, ombre e quell'essenza tipica della caotica New York, "Earthboy" e "Fallow" faticano però a raggiungere vette che quest'anno sono state toccate con un risultato migliore dai concittadini Violens, non riuscendo quindi a controbattere il colpo Slumberland.
Se "Human" è dotata di una brillante e stridente bassline post-punk e beat tagliati, "Air Conditioning" racchiude invece nella sua ragnatela una vera e propria strafottenza. Questo lato dirompente è però bilanciato dalla squisita epicità à-la-Cure nei vari episodi "Wait" e "Earthboy", nelle sensualmente attraenti melodie di "How Long Have You Known" o nei riff glam di "Sometime" e "Oshin (Subsume)", che delineano contorni di un modello ampiamente sviscerato anni fa dai Primal Scream in "Sonic Flower Groove" o nel periodo più pop dei Felt.

In quest'ottica di trip ipnotico fa specie allora incontrare l'esplosività dirompente di "Doused" esclusivamente in chiusura, quando con la sua carica artefatta di un incedere jangle da strapparsi le vesti, sarebbe comodamente capace di tenere a galla un disco soverchiamente esteso, che rischia di essere sì assuefacente, ma di peccare nella sua eccessiva pedissequità.

(04/07/2012)



  • Tracklist
  1. (Druun)
  2. Past Lives
  3. Human
  4. Air Conditioning
  5. How Long Have You Known 
  6. Wait
  7. Earthboy
  8. (Druun Pt. II)
  9. Follow
  10. Sometime
  11. Oshin (Subsume)
  12. Doused
  13. Home
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