Dirty Projectors

Swing Lo Magellan

2012 (Domino) | alt-rock-pop

Perplessi, quasi stupiti dalle strane assonanze con gli Steely Dan che si infiltravano nelle tessiture complesse e straordinarie di "Bitte Orca", ci ritroviamo inaspettatamente tra le mani l'anello mancante tra "Royal Scam" di Fagen e soci e l'"English Settlement" degli Xtc, con una spruzzata di soul-post-rock che conferma la fama di malvagi eredi degli Scritti Politti dei Dirty Projectors.

L'ambizione che pervade il nuovo album del gruppo di David Longstreth è impregnata di una musica in bilico tra allegria e tenebre, una costruzione sonora che, come nell'architettura di Frank Lloyd Wright, è priva di un'estetica ridondante e usa toni naturali e organici.
Sfondando definitivamente i limiti del pop d'autore con una flessibilità che rimanda ai Talking Heads di "More Songs About Buildings And Food", Longstreth sfida le accuse di irrequietezza lirica con un'apparente linearità che si beffa della superficialità, rivelando solo dopo svariati ascolti il suo fascino diabolico. Dopo aver sperimentato le infinite possibilità del canto nel precedente album, il gruppo concentra infatti tutto sulla composizione: "Swing Lo Magellan" si presenta insomma come un album di cantautorato dal cuore pop. Il frontman e principale compositore della band sfrutta tutta la propria passione per il jazz per infiltrarsi tra stili diversi: folk, rockabilly, soul, glam e psichedelia, concentrandosi sulle sue doti di chitarrista per un suono diretto e piacevole come non mai.

"Offspring Are Blank" apre manifestando tutta la schizofrenia del pop in salsa Dirty Projectors: il soul e il doo-wop si scontrano con assoli di hard-rock e coretti glam-post-Queen; ma non preoccupatevi, i limiti della decenza sono superati abilmente, anche nelle tracce più radiofoniche come "Gun Has No Trigger".
Versatile e imprevedibile, il songwriting che regge le dodici tracce è sempre colto e raffinato; ci sono folk e swing in "Just From Chevron", blues e surf dietro le quinte di "Maybe That Was It" e armonie in stile McCartney per la title track. La passione per strutture sonore ardite riemerge nello swing tribale di "About To Die" e nel gioiellino pop "Dance For You", un surf-jazz-blues che non sfigurerebbe in "Pet Sounds" ma neppure in un disco di Captain Beefheart, col suo incedere beffardo e diabolico che, tra handclap e splendidi assoli di chitarra, conduce alla meraviglia.

Dave Longstreth non lesina ottime performance da chitarrista, ed ecco una cascata di distorsioni psichedeliche anni 60 nella malandata "Maybe That Was It", o graffianti trasfigurazioni del jazz-rock in "See What She Seeing", che celano abilmente melodie beat dal fascino sghembo.
La complessità e la variegata forma degli arrangiamenti non lascia alcun dubbio sulla grande personalità creativa dei Dirty Projectors - le stranezze di "The Socialites" si alternano alla probabile banalità di "Impregnable Question", cosi come l'indie-folk di "Unto Caesar" contrasta con i suoi eccessi la nostalgica chiosa vocale da crooner di "Irresponsible Tune".

"Swing Lo Magellan" è ancora una volta una conferma della creatività di Dave e compagni, una musica che anche quando sembra scendere a patti con un pubblico più ampio resta comunque per pochi e priva di compromessi. Se "Bitte Orca" vi ha entusiasmato, il nuovo album dei Dirty Projectors vi sedurrà con una sensualità trans-sonica dal fascino ambiguo. Maneggiate con cura.

(29/07/2012)



  • Tracklist
  1. Offspring Are Blank
  2. About To Die
  3. Gun Has No Trigger
  4. Swing Lo Magellan
  5. Just From Chevron
  6. Dance For You
  7. Maybe That Was It
  8. Impregnable Question
  9. See What She Seeing
  10. The Socialites
  11. Unto Caesar
  12. Irresponsible Tune
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