Donald Fagen

Sunken Condos

2012 (Reprise) | jazz-pop

Ancora lui, l’incorreggibile. Fedele a se stesso come a un totem – quale del resto ormai è – Donald Fagen si ripresenta con l’adorabile faccia tosta di sempre, quella di chi se ne infischia del tempo che passa, delle mode e delle categorie. Cambia unicamente l’intervallo tra un disco e l’altro: non più i soliti dieci anni e passa, ma “solo” sei, a separare questo “Sunken Condos” dal precedente “Morph The Cat”. Ma le lancette dell’orologio sono ancora appese a quell’attimo indefinibile che partorì il capolavoro “The Nightfly”, solo incidentalmente attribuibile all’anno 1982.
Musica senza tempo e che non può cambiare. Astenersi, dunque, oltranzisti dell’innovazione a tutti i costi, della musica come ricerca proiettata nel futuro, perché il buon Donald non ne vuole sapere, di voi e dei vostri teoremi avveniristici. Lui resta lì, piantato in quello studio radiofonico, magari incanutito e un po’ avvizzito, ma con la stessa flemma da jazzista di velluto, a inseguire le ombre della notte con un microfono in mano e una Chesterfield da consumare lentamente, davanti a un vecchio giradischi.

E l’impressione, attaccando “Sunken Condos”, è proprio di trovarsi di fronte a un sound immutabile, che non è superato oggi come non era all’avanguardia allora, ma che semplicemente si ripropone di irretire, o tutt’al più intrattenere, con le stesse armi intelligenti di sempre. Certo, il perfezionista Fagen non poteva sbagliare il (co)produttore, e la scelta di Michael Leonhart – mulistrumentista e guru da studio quasi più maniacale di lui, con il gusto per l’orchestrazione jazzy e l’arrangiamento perfetto – si rivela quantomai azzeccata, così come magnifica è ancora una volta la pulizia del suono, che farà, al solito, la gioia degli audiofili.
Niente da eccepire sul sound, dunque, oltre che sui soliti favolosi sessionmen (tra i quali brilla il chitarrista Jon Herington) e sugli arrangiamenti eleganti, in cui s’insinua, a tratti, un’inconsueta armonica à-la Wonder. E a convincere è anche il groove complessivo del disco, che su questo fronte - dall’iniziale funk sfrenato di “Slinky Thing” al serpeggiante incedere disco del singolo “I’m Not The Same Without You” fino alla tiratissima cover di “Out Of The Ghetto” di Isaac Hayes - segna un passo avanti rispetto al più statico e rilassato “Morph The Cat”.

I problemi, semmai, sorgono sul versante del songwriting: la scrittura di Fagen è inconfondibile, ma nel tempo è diventata anche tremendamente autoreferenziale. Con l’inevitabile conseguenza che ogni brano sembra infestato dai fantasmi dei nobili predecessori. Prendiamo “Miss Marlene”, ad esempio, che pure è una delle tracce più riuscite dell’album: praticamente una fusione fredda in salsa shuffle delle immortali “I.G.Y.” e “Ruby Baby”, condita dai soliti ghirigori preziosi delle chitarre e dai coretti femminili d’ordinanza. Oppure quel wah di chitarra settantesco di “Good Stuff” a riecheggiare divorzi haitiani di steelydaniana memoria. O ancora l’organo e i fiati di “The New Breed”, a ricreare l’impasto sophisti-jazz del “My Rival” di “Gaucho”.

C’è tanto autocitazionismo, insomma, e qualche episodio risulta invero stucchevole (la fiacca “Memorabilia”, la pretenziosa chiusura di “Planet d'Rhonda”). Ma a chi ha inventato dal nulla uno stile e l’ha protratto per decenni con inveterata classe, si può tutto sommato perdonare. Tanto più se si pensa a come le armonie vocali di quell’ugola aspra e arrochita riescano ancora a incantare, oggi come allora. E al cospetto del modernariato d’alta scuola di “Weather In My Head”, un bluesaccio chicagoano venato di funk che sembra uscito dritto dai Seventies, e “The New Breed”, midtempo gigione, giocato sul synth Prophet-5 e sugli intarsi di mellotron, non resta che togliersi il cappello.

È il solito, inguaribile Fagen, che ti guarda divertito, con quel suo sorrisetto sardonico, tra un cocktail e l’altro. Jazz alle fragole, si era detto, e così sarà per sempre: prendere o lasciare. Noi, anche stavolta, ce lo sorseggiamo volentieri. Poi, per le emozioni forti, basterà tornare a sintonizzarsi sull'emittente libera WJAZ. Tanto Lester La Falena “The Nightfly” sarà sempre lì, pronto a scioglierti il cuore “with jazz and conversations”.

(23/10/2012)



  • Tracklist
  1. Slinky Thing
  2. I'm Not The Same Without You
  3. Memorabilia
  4. Weather In My Head
  5. The New Breed
  6. Out Of The Ghetto
  7. Miss Marlene
  8. Good Stuff
  9. Planet D'Rhonda
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