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Pretty Ugly

2012 (Hyperdub) | house-pop, dubstep

Il marchio Hyperdub è ormai divenuto sinonimo contemporaneamente di creatività e tendenza. Fondata dal guru del dubstep Steve Goodman (conosciuto anche come Kode9), ha iniziato il suo cammino appropriandosi dell'egemonia sul genere, proseguendo poi con l'arruolare nomi fondamentali per lo sviluppo e l'evoluzione dello stesso (Burial su tutti) e ha concluso la propria parabola lanciando una vera e propria tendenza legata a tale universo. Da genere di nicchia per fumosi ambienti underground, il dubstep ha spiccato il volo ed è oggi tra le maggiori influenze di numerosissime produzioni, molte anche in ambito mainstream: ci si divide fra coloro che, fedeli alla linea dei "duri e puri", proseguono nel percorrere con successo il sentiero dell'underground (Pressure), altri che invece hanno preferito ibridare questo nuovo stile con elementi di varia origine (il garage in Zomby, l'hip-hop in Samiyam, il breakbeat in Martyn) e ancora chi invece ha sfruttato con furbizia la novità per dar vita a esperienze volte solo all'ottenimento del successo commerciale, tanto da rientrare decisamente a fatica nella definizione stessa di dubstep (Skrilex su tutti).

Questa, in breve, l'esperienza Hyperdub che prosegue oggi perlopiù fra nuovi parti - quasi sempre di altissimo livello - degli ormai "veterani" e una vasta scala di nuove proposte. In queste ultime rientra in pieno, per quel che riguarda l'ambito musicale, Leon Smart, il cui nome è in realtà tutto fuorché nuovo - trattasi infatti del produttore nascosto sotto il moniker Scratcha, fondatore dell'etichetta "Dva Music", attivo addirittura da più di una decade ma mai fino ad oggi uscito con un album proprio, se si fa eccezione per lo split "Natty/Ganja". Si possono contare numerose sue collaborazioni (quasi tutte su formato Ep) e produzioni, attuate in gran parte nascondendosi con pseudonimi simili (Scratcher, Scratcher Dva, Scratcha Dva).

Questa sua origine fa di lui principalmente un produttore, e tale aspetto si presenta in maniera costante lungo le dodici tracce che compongono "Pretty Ugly": è un album innanzitutto ricoperto di tutti i sound più in voga, estroverso, prodotto per il consumo anche se d'élite. Nei brani si alternano quasi esclusivamente vocalist poco noti - una sola l'eccezione - ma con il potenziale per "sfondare": è in tutto e per tutto il prodotto di un magnate che presenta i propri gioielli e le proprie armi, inserendosi appieno nel panorama di massa ma senza rinunciare - come, per esempio, fece Timbaland nel suo "Shock Value" - a una matrice personale e mai scontata.
Si passa così dalla house old-style di "Reach The Sun" all'r'n'b di "Why You Do" e "Fire Fly", passando per un inchino alla minimal ("Just Vybe", in cui la promettente Fatima Bramme Say ibrida la Christina Aguilera dei bei tempi e Nicki Minaj su una base à-la-Actress) e passaggi quasi trip-hop, come la sognante "Eye Know", per giungere alla club-trance di "Polyphonic Dreams", vicina più che mai a DJ Hell nelle sue cascate di memorie analogiche.

Smart non si fa mancare nemmeno qualche viaggio meno immediato, specialmente negli strumentali: il cosmo è la meta nella claustrofobica "Bare Fuzz", il più vicino e tangibile suolo lunare in "The Big Five", il sole nell'incedere epico da soundtrack del conclusivo lamento elettronico "Where I Belong". A meritare menzione d'onore sono però, in particolare, due brani: il rarefatto dub-pop della title track, con la vocalist svedese Cornelia Sojdelius che ricalca in tutto e per tutto Björk, rendendo il brano forse la vetta assoluta del disco, e l'acido sintetico della suadente "Madness", un duetto con la sensuale voce soul di Vikter Duplaix.

Il buon Leon ha preparato tutto in grande per questo suo debutto, senza tralasciare un singolo particolare: "Pretty Ugly" è un'opera elegante, compatta, confezionata magnificamente, benché al tempo stesso totalmente priva di qualsivoglia novità, intenta invece a proporci il meglio della scena commerciale attuale. È l'album di un producer (e non di un musicista), di uno studioso di tendenze (e non di un compositore): è un album mainstream in tutto e per tutto, ma in grado di inserirsi in tale contenitore senza dover scendere a compromessi con niente e con nessuno, lontano dalla ricerca del facile successo a discapito della personalità e della creatività. È il mainstream genuino, nato senza l'obbligo di vendere a tutti i costi, quello che vorremmo e ci piacerebbe sentire più spesso.

(05/06/2012)

  • Tracklist
  1. Reach The Sun
  2. Just Vybe (feat. Fatima)
  3. Polyphonic Dreams
  4. Pretty Ugly (feat. Cornelia)
  5. Bare Fuzz
  6. Madness (feat. Vikter Duplaix)
  7. Fire Fly (feat. Zaki)
  8. Why You Do (feat. A.L.)
  9. The Big Five
  10. Eye Know (feat. Natalie Maddix)
  11. 33rd Degree (feat. Muhsinah)
  12. Where I Belong
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