Efterklang

Piramida

2012 (4AD) | chamber-folk-pop

Ci sono delle regole non scritte che sembrano valere, se non per tutte, per molte formazioni. Una di queste potrebbe recitare all'incirca così: se hai passato gran parte della tua vita facendo buona musica con etichette micragnose che a stento vengono citate su Wikipedia, quando passerai a qualcosa di più robusto è assai probabile che il valore artistico della tua proposta musicale ne sarà inevitabilmente compromesso.
C'è un qualcosa di non scritto e non detto che generalmente spinge determinate etichette, e la 4AD a quanto pare non fa eccezione, a interessarsi a una realtà musicale detta "minore" solo quando questa ha già imboccato la china del manierismo e quello che di meglio aveva da dire lo ha già detto. O, peggio ancora, quando una band ha stabilito che è ora di iniziare a morire meno di fame facendo musica, e si butta su un'idea pop (popolare o populista, lo lasciamo decidere a voi) del fare dischi.

La cosa più immediata che si possa dire di questo "Piramida" è l'aspetto eccentrico e atipico dell'idea complessiva della band. Da semplice terzetto - ma che terzetto! - sono prima diventati un quartetto, poi un quintetto e, da qualche anno, hanno cominciato ad aggiungere una sorprendente schiera di ospiti, che va a raggiungere complessivamente un numero d'elementi piuttosto considerevole: si va dal violinista Peter Broderick al pianista Nils Frahm, passando per componenti dell'Andromeda Mega Express Orchestra e, strano ma vero, un coro composto da settanta ragazze.
Tuttavia, se da un lato non sono sicuramente andate perse le caratteristiche che ne hanno determinato il passato, un post-rock da acquolina in bocca per qualsiasi fan di Sigur Ròs, Rachel's e GY!BE, oggidì vanno ad aggiungersi elementi riconducibili a National, Grizzly Bear, Beirut ai limiti del plagio e, Dio ce ne scampi e liberi, persino Fun. Se in un passato non troppo lontano gli ammiccamenti erano a Mùm, Talk Talk e David Sylvian, ora sembrano essere ai soliti Animal CollectiveJustin Vernon e ai Royksopp. Non che questo debba essere considerato necessariamente un male a prescindere, ma il processo mentale che deve esserci stato dietro è indicativo di dove i Nostri vogliono presumibilmente andare a parare.

Provenendo quindi da un retroterra di ultra-nicchia, è stupefacente vedere questo gruppo avvicinarsi a una musica che è in molti dei suoi tratti la possibile colonna sonora di tutti i possibili cliché artistoidi di questi anni Zero. Riuscite a sopravvivere all'idea di questo salto qualitativo? Allora "Piramida" sarà per voi un album di facile, facilissima metabolizzazione. Ma è un po' svilente ascoltare questi suoni precisi e puliti, in perfetto stile 4AD del resto, se si è memori dell'ipnotico incapsularsi di tracce originalissime, una dietro l'altra, degli album precendenti. Un susseguirsi guizzante di delicati origami elettrici. Crescendo poderosi, folkatronica con tutti i sacri crismi à-la Books e disorientanti spunti gospel-prog. Se prima c'era un intero mondo da scoprire, nell'universo Efterklang,  dove gli opposti estremi si toccavano e dove tutto riassumeva una logica nel cervello di chi ascolatava ora, per via di una serie di collanti strategici che ne appiattiscano l'esuberanza, il futuro si presenta artisticamente incerto. Il precendente "Magic Chains", su queste stesse pagine, per gli stessi motivi (o quasi) non era andato oltre il "6", "Piramida" si ferma a "5", speriamo solo che il prossimo voto non sia un "4". Ma restate comunque sintonizzati, non si sa mai.

(09/01/2013)

  • Tracklist
1.  Hollow Mountain
2.  Apples
3.  Sedna
4.  Told To Be Fine
5.  The Living Layer
6.  The Ghost
7.  Black Summer
8.  Dreams Today
9.  Between The Walls
10. Monument




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