Eugenio Finardi

Sessanta

2012 (Cramps) | songwriter, pop

"E siccome il rosso è il colore del futuro, vorrò sempre vedere l'azzurro in cielo"
Eugenio Finardi, Zucchero, 1977


Eugenio mi ha scritto "Max, è il disco più rock della mia carriera!". E' vero. Ma avevamo già diversi indizi in tal senso, e la sorpresa non era più tale.

L'avventura è cominciata più di un anno fa ad Alba, in Piemonte, dove Eugenio Finardi debuttava nel suo tour con una band tutta nuova. La band che lo aveva accompagnato negli anni precedenti, sinceramente, non rendeva giustizia al cantautore milanese. Almeno per noi che lo avevamo visto esibirsi con formazioni formidabili in burrascosi concerti nella seconda metà degli anni Settanta. Bravi esecutori, ma troppo poco energici. Ora solo l'idea di un violino ancora nella band mi risvegliava fausti ricordi.

Ma non ci aspettavamo tanto. Quel concerto, sebbene esordio di una band non ancora rodata e affiatata perfettamente, mostrava Eugenio tuonare su un gruppo di giovani talenti, con una sezione ritmica impressionante. Mesi più tardi, alla festa della neonata Cramps al Palasharp di Milano, Eugenio e la sua band hanno infuocato la notte milanese con un groove irresistibile basato su una delle migliori sezioni ritmiche ascoltata negli ultimi anni: un batterista piemontese di singolare potenza e talento, Claudio Arfinengo, e il poderoso basso di Marco Lamagna. Rock puro. Potente e della migliore razza. Il violinista, Claudio Rossi, musicista di raffinato gusto e sensibilità si alterna al mandolino, al violino, bouzouki e plettri vari. Un giovanissimo chitarrista, Giuvazza Maggiore, fa gemere la sua Les Paul Goldtop come Mick Ronson sapeva fare speziando i piatti di Bowie nei suoi Spiders From Mars. Le tastiere dotte di Paolo Gambino a collante di un insieme hot as hell. Una delle band rock o, come avrebbe detto Frank Zappa, uno dei migliori teenage rock combo che mi sia capitato di sentire in Italia, in assoluto. Con tale band solo un pazzo non avrebbe registrato un live - e Finardi pazzo certo non è.

Un periodo importante per Eugenio Finardi, questo. Partecipa al Festival di Sanremo per la terza volta con una bella, profonda canzone: "E Tu Lo Chiami Dio", scritta da Roberta Di Lorenzo, una bravissima giovane songwriter da lui scoperta, e presente in questo albo. Nel 2011 riceve l'Ambrogino d'oro dal sindaco di Milano, anno nel quale pubblica anche il suo primo libro. E in luglio, il 16, compirà sessant'anni, da cui il titolo di questo triplo album.
"Sessanta" è uno dei dischi di rock italiano più belli degli ultimi anni. Live in studio, sprizza energia a ogni bit. Ripercorre la carriera di Eugenio con disinvolta leggerezza, tralasciando anche pagine importanti ("Diesel", "Zucchero"...) e regalando cinque inediti, tra i quali colpisce "Nuovo Umanesimo" che vede la collaborazione di Max Casacci dei Subsonica.
Anche la grafica della copertina, così in stile Cramps - dall'uso delle polaroid a quell'American Typewriter che fu il mitico font delle splendide grafiche della pionieristica etichetta, al gusto del collage - riporta la memoria ai seminali inizi degli anni 70.

Ovviamente una retrospettiva di una così nobile carriera parte dai mitici dischi usciti per la Cramps di Gianni Sassi, dove l'ambiente alternativo della scena milanese produsse alcune delle sue gemme più pregiate. Sotto la produzione di Paolo Tofani degli Area, lo straordinario "Diesel". Poi, l'acerbo "Non gettare oggetti dai finestrini", i frementi "Sugo" e "Blitz".
Ecco il raga suburbano di "Non diventare grande mai" più che mai attuale a decenni di distanza, o la maturazione di un uomo confrontata all'infinita dolcezza dell'età dell'innocenza ("Non è nel cuore") e poi in "Un Uomo". Operazione toccante.
"Oggi ho imparato a volare", attuale e profonda, in antitetica dialettica con la trascinante, high voltage rock track di "Trappole", o al progressive della strumentale "Quasar", mitico terzo pezzo della prima facciata di "Sugo".
E poi "Amore Diverso", "Le Ragazze di Osaka", la tradizionale "Saluteremo Il Signor Padrone", "Soweto", piccoli capolavori di arte popolare.

Resta comune denominatore di queste canzoni/storie/racconti la vicenda umana di un artista vero e unico, istrione attore e musicista, interprete; di un uomo che non ha paura di mettersi in gioco sino al midollo, di vivere le sue canzoni, che sono canzoni di vita vissuta.
E le innumerevoli esperienze sono servite con rara sensibilità umana e artistica, con purezza di intenti in un disco che testimonia una vita.
"Eugenio è un rocker, poche balle," precisa Paolo Tofani. "E' uno di quelli bravi per davvero. Hai sentito che voce? E poi sai una cosa? Eugenio è una bella persona." Sì.

Precisa Finardi che la voce naturalmente si abbassa di un semitono ogni cinque anni. Vero. Recentemente ho ascoltato Greg Lake che ha anche lui abbassato la sua voce. Ma è anche vero che ogni cinque anni è raddoppiata in consapevolezza e profondità. Per cui oggi la voce di Eugenio, come quella di Lake, ha guadagnato in espressività e capacità interpretativa, e alla grande.
Hats off, Eugenio.

(21/03/2012)

  • Tracklist
Cd 1
  1. Nuovo Umanesimo (il seme)
  2. Mayday
  3. F104
  4. Valeria come stai?
  5. Le ragazze di Osaka
  6. Giai Phong
  7. Trappole
  8. Saluteremo il Sig. Padrone
  9. Se solo avessi
  10. Quasar
  11. Mojo Philtre

Cd 2
  1. Maya
  2. Oggi ho imparato a volare
  3. La canzone dell'acqua
  4. Non diventare grande mai
  5. Patrizia
  6. Uno di noi
  7. Dolce Italia
  8. Laura degli specchi
  9. Estrellita
  10. Why?
  11. Passerà

Cd 3
  1. E tu lo chiami Dio
  2. La forza dell'amore
  3. Non è nel cuore
  4. Un uomo
  5. Soweto
  6. La Radio
  7. Extraterrestre
  8. Musica ribelle
  9. Amore diverso
  10. Nuovo Umanesimo (versione Casacci)
  11. Passerà
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