Fausto Romitelli

Anamorphosis

2012 (Tzadik) | classica contemporanea, avantgarde

Sappiamo bene quanto il mondo della musica mainstream sia ammorbato dalle oziose, immancabili dissertazioni sulle dipartite premature: la risonanza mediatica è tale da oscurare perdite assai più dolorose, come nel caso dell'ultimo eroe dell'avanguardia italiana. Al momento della sua scomparsa nel 2004, Fausto Romitelli non ha certo riempito i quotidiani di coccodrilli e dediche accorate: eppure la sua portata innovativa si percepisce, inevitabilmente permea i discorsi sulle nuove sonorità; è un nome che non si può non menzionare, se mai oggi si volesse (potesse) ancora parlare di "musica d'arte". Non è un caso che già molti esperti si siano addentrati nell'analisi del suo universo compositivo, più unico che raro ben oltre il suolo nazionale, come non è un caso che un simile talento sia giunto alle orecchie di casa Tzadik, il cui sconfinato catalogo ha sempre accolto e promosso gli innovatori di qualsivoglia ambito musicale.

Per fortuna, il nutrito corpus di opere lasciateci in eredità dall'autore goriziano è ancora tutto da scoprire e interpretare appieno. Le cinque composizioni qui presentate sono infatti in première recording per mano dell'ensemble newyorchese Talea: la giovane formazione è davvero superlativa nel riprodurre quel particolare suono le cui caratteristiche sono state ben spiegate da Romitelli stesso nel saggio "Il compositore come virus", ossia portatore di un esperienza percettiva alterata. Anamorfosi significa deformare la prospettiva del reale, accedervi per vie traverse: le strumentazioni romitelliane si accumulano in un poderoso magma che sovverte lo spazio acustico, ne capovolge la prospettiva creando un continuo senso di vertigine; nelle sue parole, la composizione diviene una "deriva costante verso densità insostenibili", assumendo i connotati di un'allucinazione assistita.
Un effetto che, paradossalmente, sembra realizzarsi solamente nella forma cameristica: rispetto al fragore sprigionato da un'orchestra al gran completo, un ensemble limitato permette un'"immersione" totale e una miglior gestione di strategie sonore complesse (Schönberg docet). Questa pubblicazione ci interessa particolarmente poiché esibisce un repertorio in cui l'impalcatura sonora, pur essendo già caratterizzata in modo singolare, è ancora parte di un processo che culminerà nella sua produzione più recente, i cui caratteri "acidi" trovano massima espressione nella video-opera "An Index Of Metals", terminata poco prima che la malattia prevalesse.

Due dei brani in scaletta si collocano nei primi anni 90, periodo in cui Romitelli è ancora manifestamente influenzato dallo spettralismo del suo maestro Gérard Grisey - esplicitamente omaggiato nella qui presente "Seconda domenica" –, ma anche con un forte ascendente sciarriniano nell'evanescente trillare dei fiati e ancor più nell'utilizzo degli archi, divenuti ormai fantasmi dell'epoca classica. Davvero innumerevoli e trasversali i rimandi al compositore siciliano: dagli ultimi sfuggenti minuti de "La sabbia del tempo", quasi un'appendice del seminale "Lohengrin", sino al gutturale clarinetto in Si bemolle delle "Domeniche alla periferia dell'impero", nelle quali sembra risuonare il canto di Otto Katzameier, interprete di punta dell'opera teatrale di Sciarrino.
L'oscuro immaginario della scuola francese quasi impone l'utilizzo di viole, violoncelli e fiati bassi: la differenza sta semmai nell'assemblaggio acustico che ne ricava l'autore, dall'indole decisamente meno stridente e rarefatta nel creare, piuttosto, un inestricabile enigma dai toni sempre cangianti. Eppure, come a volte capita nella scena contemporanea, anche nel caso di Romitelli abbiamo una musica estremamente comunicativa, che si affranca quanto basta dalla rigidità teorica delle avanguardie storiche per costruirsi un linguaggio che risponde pressoché del tutto a leggi proprie, e dunque esente dal privilegiare un ascoltatore esperto.

I pezzi composti a ridosso del nuovo millennio hanno strutture evidentemente più mature, dove le risorse tendono a confluire in un caos controllato: sono gli stessi anni del trittico "Professor Bad Trip", un'opera che con la sua contaminazione elettrica "mutante" funge da ideale punto di sutura tra i due secoli. L'utilizzo ancora prevalente di strumenti classici è sorretto da una scrittura impetuosa ma dall'incedere quasi sempre solipsistico, dove le cellule elementari sono come soggette a una perenne variatio, mai uguali alla volta precedente. Il continuo avanzare e ritrarsi di archi e fiati conferisce alla materia sonora la forma di una spirale dai contorni estremamente duttili e mutevoli, straniante al punto da indurre l'ascoltatore ad abbassare le proprie difese, inoltrandosi nella percezione distorta che Romitelli ha così sapientemente plasmato. Lo si avverte nel labirinto di "Amok Koma", dal ritmo opprimente e inesorabile, e ancor più nel "Painting" dell'anno precedente: introdotto da una sospensione astratta alla Morton Feldman, in breve ritorna ai voli notturni di uno spettralismo più che mai acuminato; è da queste profondità che fanno la loro breve comparsa alcuni feedback di chitarra elettrica, prontamente risucchiati dal fitto vorticare degli archi.

Davvero "Anamorphosis" colma degli importanti vuoti nella discografia dedicata al compositore: almeno due i folgoranti capolavori recuperati dalla sua produzione, e dei quali va reso merito anche all'esecuzione cristallina del Talea Ensemble, la cui resa spaziale del suono ha un esito semplicemente impeccabile. In ultimo si rivela azzeccata la scelta della copertina, frutto delle visioni cyberpunk di Gianluca Lerici (è lui il "prof. Bad Trip"), le bocche dell'uomo-macchina deformate nello stesso grido schizoide che era già del Re Cremisi.
Grazie ancora, maestro.

(28/08/2012)

  • Tracklist
  1. Amok Koma (2001)
  2. Domeniche alla periferia dell'impero. Prima domenica (1995-96)
  3. Domeniche alla periferia dell'impero. Seconda domenica: Hommage à Gérard Grisey (2000)
  4. La sabbia del tempo (1991)
  5. Nell'alto dei giorni immobili (1990)
  6. Blood On The Floor, Painting 1986 (2000)
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