Fennesz

AUN - The Beginning And The End Of All Things

2012 (Ash / Touch) | electroacoustic ambient

Christian Fennesz è uno di quegli artisti che non ha certo bisogno di presentazioni. Da ormai quattro anni l'austriaco mancava l'appuntamento con un album solista: in mezzo le collaborazioni con Sparklehorse, i Polwechsel, la coppia Daniell/Buck e le caotiche sperimentazioni del trio Fenn O' Berg e, soprattutto, il terzo parto con Ryuichi Sakamoto e l'Ep "Seven Stars" che apriva le porte del suo stile a coordinate nuove, decisamente più accessibili e distanti dall'universo sperimentale. E questo sesto lavoro in studio riprende il discorso esattamente da dove s'interrompeva nei precedenti capitoli, proseguendo ancora una volta in un'evoluzione che pare ormai irrefrenabile.

"AUN - The Beginning And The End Of All Things" è la colonna sonora dell'omonimo film del regista Edgar Honetschläger. Non certo una produzione dal particolare appeal, ma che pare aver influenzado in maniera decisiva le partiture dell'austriaco. Il risultato è un focus su un'ambient fluida e melodica, ricca di interventi acustici a contrappuntare un'elettronica mai così sobria e smussata, e che fa di una sublime delicatezza il suo punto focale. La cura dell'estetica è ancora elemento di prim'ordine: le rarissime macchie di rumore vengono iniettate strategicamente e con minuzia ad amalgamarsi con il silenzio, prima di venire sommerse dall'incedere degli strumenti.

Ne nascono gioielli che condensano in pochi minuti un'intensità stratosferica, come l'ouverture di "Kae" (che riprende esattamente dove "Seven Stars" aveva lasciato), le gocce di resina chitarristica di "Sekai", l'astratto ciclo minimal di "Mori", l'apertura paradisiaca di "Nemuru", l'acustica e struggente "Nympha" e la quieta livrea candida di "Himitsu", un inchino ai flussi silenziosi di Pan American. Negli episodi più estesi il Nostro si abbandona invece a partiture sconfinate, come nel viaggio nel cosmo di "Euclides", nell'ovattata e stratificata evocazione obmaniana di "Sasazuka", nel ridondante scorrere di "Shinu", smorzato qua e là da glitcherie mai così dolci e trattenute, e nella conclusiva e trascinante "Hikari", sinfonia quasi romantica e mai così "umana".

Un discorso a parte lo meritano i due main themes - la lunga e multiforme "AUN40", che parte limpida per poi sporcarsi e lanciarsi nello spazio, e la più breve e sperimentale "AUN80" - e le tre collaborazioni con Ryuichi Sakamoto: l'oscura e oppressiva "Aware", l'eterea e sognante "Haru" e l'atonale e lugubre "Trace", tutti e tre già pubblicati nel non eccelso "Cendre", risalente al 2007. In definitiva, il disco segna dunque l'ennesimo passo avanti verso l'ambient pura e il definitivo distacco dal glitch proseguendo un cammino evolutivo incapace fino ad oggi di subire battute d'arresto. E così, "AUN" è nuovamente un'intepretazione deliziosa di un ambient music di classe sopraffina.

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(09/07/2012)

  • Tracklist
  1. Kae
  2. Aware (feat. Sakamoto)
  3. Haru (feat. Sakamoto)
  4. Sekai
  5. Euclides
  6. Sasazuka
  7. Trace (feat. Sakamoto)
  8. Mori
  9. AUN40
  10. Nemuru
  11. Himitsu
  12. AUN80
  13. Nympha
  14. Shinu
  15. Ikari
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