Fire + Ice

Fractured Man

2012 (Fremdheit) | neo-folk

Ian Read è un'autentica istituzione della scena neo-folk, nonché un perfetto emblema del musicista medio attivo nell'area dark. Amico di lunga data di Douglas P., compare in tre delle esperienze più importanti dell'esoterismo musicale che, messe l'una a fianco all'altra, compongono una parade da capogiro: in ordine temporale Current 93, Death In June e Sol Invictus. A queste, che già di per loro basterebbero a far brillare il suo curriculum, il polistrumentista – che nel tempo libero ha come hobby l'occultismo e il misticismo – ha fatto succedere Fire + Ice, progetto di cui si è posto alla regia abbandonando i panni fin prima indossati dell'eterno attore protagonista.

Con la sua creatura, Read ha scritto alcune fra le pagine più intime e originali del neo-folk, trasportando le precedenti esperienze “collettive” in un ambito prettamente cantautorale, evolvendo il paganesimo tradizionale in un opus di sentimenti e sfumature che continua ancor oggi a fare scuola fra gli “addetti ai lavori” (su tutti gli Unto Ashes della seconda fase e l'ultimo ROME).
Non è dunque un caso che questo “Fractured Man” - disco che segna il ritorno della sigla Fire + Ice, dodici anni dopo “Birdking” - veda proprio Michael Laird, al pari dei Sonne Hagal e più dell'immancabile Mr. Death In June, come ospite principale. Un'avvisaglia a tal riguardo era già arrivata in “Burials Foretold” - l'ultimo, imprescindibile lavoro della ritrovata band americana – con un brano che prendeva il titolo proprio dall'accoppiata fuoco-ghiaccio.

Ed è proprio Laird a dare il via alla splendida marcia, con l'harmonium della title track da lui composta e “regalata” alla profonda voce di Read: la passione per l'arcano propria degli ultimi Unto Ashes è qui riproposta nella sua veste più oscura, prima che la pece venga lavata dalle lucenti chitarre di Douglas P, protagonista solitario di “Caratacus”. Negli arpeggi di “Treasure House”, nel carillon per metallofoni di “Nimm” e nel duetto chitarra-oboe di “Verloschen” a prevalere sono invece le candide ambientazioni dei Sonne Hagal, che lasciano da parte l'estetica dark per avviarsi verso strade di puro folk d'oltralpe.
Gli episodi affidati ai soli Fire + Ice – che Read schiera qui nella formazione a tre, assieme a Annabel Lee e Micael Moynihan – non sfigurano minimamente nel soffice caleidoscopio: “Mr. Wednesday” è una ballata à-la-Voltaire sgonfiata dall'istrionismo, mentre “Ælfsiden” è di gran lunga il pezzo più dimesso, con il violino a districarsi fra le note di pianoforte e un Read mai così malinconico. Di nuovo gli Unto Ashes alla base di “Have You Seen?”, ballata introversa e nel complesso priva della forza espressiva degli altri brani, e dell'ottima “Jubal And Tubal Cain”, mentre “Fractured Again” è affidata per la seconda volta alle infallibili chitarre di Douglas P.

“Fractured Man” è il disco più candido e meno dark dei Fire + Ice, un lavoro che risente ancor più dei precedenti delle influenze portate dagli ospiti chiamati a collaborarvi e affrancato come mai prima alla tradizione cantautorale. A differenza di tante (troppe?) delle numerose uscite affrancate al mondo del neo-folk, il suo pregio maggiore sta nella capacità di raggiungere l'intimo senza ricorrere a soluzioni di mestiere e intellettualismi, ma limitandosi a parlare un linguaggio semplice, diretto, schietto e (soprattutto) comprensibile a tutti.
Una condizione che, nonostante sia sempre più assente nelle produzioni di molti contemporanei, resta imprescindibile per la buona riuscita di un disco che voglia portare la parola folk nella sua definizione.

(30/01/2013)

  • Tracklist
  1. Fractured Man
  2. Caratacus
  3. Treasure House
  4. Nimm
  5. Have You Seen?
  6. Mr. Wednesday
  7. Verloschen
  8. Jubal And Tubal Cain
  9. Ælfsiden
  10. Fractured Again
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