Fuyumi Abe

Chinmoku No Koibito

2012 (3rd Stone) | songwriter, j-pop

Fosse nata in Svezia, sarebbe stata etichettata in brevissimo tempo come la nuova stella del pop autoriale nazionale e avrebbe riscosso i plausi unanimi di critica e pubblico, con possibilità di carriera anche all'estero. Malauguratamente, Fuyumi Abe non proviene da una ridente cittadina nordica, arriva dall'affollatissimo Giappone e da molto tempo offre nel più totale disinteresse i frutti della sua arte. Con calma, ma al contempo con totale dedizione, la deliziosa cantautrice di Hokkaido si è tenuta ben lontana dalla schizofrenica velocità alla quale viaggia il mercato discografico del suo Paese, e ha centellinato, parsimoniosa, il numero delle sue pubblicazioni distribuendole tuttavia omogeneamente nel corso degli anni. Dopo un discreto novero di mini-album e singoli, che l'hanno vista allargare il proprio spettro sonoro dal pop-rock degli esordi verso il folk, il country, ma soprattutto, la squisitezza della musica da camera, la polistrumentista approda (ancora una volta nel silenzio assoluto, s'intende) finalmente al secondo disco sulla lunga distanza. E no, non ci sono più giustificazioni perché il suo nome resti legato soltanto a una cerchia di pochi fedelissimi.

"L'amante del silenzio" (questa la traduzione del titolo) è infatti un lavoro meritorio e di tutto rispetto, un aggraziato girovagare attorno alle incalcolabili alternative offerte dall'universo cantautorale, che qui trova un'altra suadente dama a cantarne le lodi. E che lodi. Non che la ricetta non sia abbondantemente risaputa, ma è nella scelta degli ingredienti che vanno a comporre il piatto che risiede la chiave del successo, e la Abe ha speso non poco tempo nel selezionare i componenti necessari ad esaltare il gusto della pietanza. Il disco, fatto veramente di pochissimo (chitarra, pianoforte e voce, non c'è molto di più), denota infatti un'estrema cura per ogni singolo dettaglio, un brulicare di piccole, quanto intelligenti accortezze che pongono la Nostra a un livello compositivo nettamente superiore rispetto allo spicciolo e sguaiato sentimentalismo di tanti suoi connazionali.

Nel procedere dell'ascolto si evince nettissima la non comune abilità della songwriter di rendere del tutto manifeste le proprie influenze (dalla lirica folk di Miyuki Nakajima alle colonne sonore anni 50, facendo una capatina pure nei preziosismi del Rufus Wainwright più lineare), senza mai perdere di vista la sua identità di autrice. Autrice, sì, ché quella di interprete dei propri brani era bella che assodata: se da sempre in ambito j-pop l'hanno fatta da padrona, almeno in ambito femminile, voci squillanti al limite dell'insopportabile, il timbro di Fuyumi è profondo, caldissimo, emana una tranquillità che verrebbe da dire "zen" se non fosse una definizione che lascia il tempo che trova. A prescindere da ciò, e dalle ovvie divergenze linguistiche, è impossibile che la sua ugola non riesca a strapparvi momenti di pura estasi, che sia nell'apertura acustica di "Highway, Highway", nel gorgo ipnotico di "Kiyoi Tadashii Utsukushii" oppure nel sussurro appena più marcato per via della cadenza della chitarra elettrica in "Eight Beat Sad Song".

In un ipotetico incrocio tra la fine delicatezza di Simone White e lo spessore espressivo di Alicia Merz, le canzoni della Abe sfilano una dopo l'altra mantenendo intatta la propria densità emotiva, in un romanticismo misurato che ha trovato il viatico per diventare autentico epos. E non servono davvero altre parole, per decretare questo disco una delle migliori uscite discografiche giapponesi dell'annata in corso: l'ennesimo riscontro della sensibilità creativa di un piccolo grande estro.

(21/06/2012)

  • Tracklist
  1. Highway, Highway
  2. Kimi To Ano Umi
  3. Eight Beat Sad Song
  4. Itsuka Mata Hohoemi Aeru Hi Ga Kuru Made
  5. Cinema
  6. Kiyoi Tadashii Utuskushii
  7. Saraji
  8. Chinmoku No Koibito
  9. Kibou No Uta
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Recensioni

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L'artista giapponese si misura in un cantautorato dalle tinte oniriche

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