Goat

World Music

2012 (Rocket) | psychedelic-rock, tribal

Korpolombolo è un paesello nell’estremo nord svedese, i cui abitanti, secondo una radicata e suggestiva leggenda, furono iniziati in tempi antichi alle pratiche voodoo da una strega viaggiatrice utilizzando codici misteriosi estratti da vecchie scritture. Riti rimasti vitali per svariati anni finché un giorno non arrivò un gruppo di crociati che punì con la messa al rogo gli eretici e i loro volumi.
L’estetica e il simbolismo dovevano essergli stati offerti su un piatto d’argento ai Goat, giovane collettivo originario proprio della regione, che sfrutta appieno l’immaginario di una società misteriosa dedita a pratiche divinatorie, con tanto di maschere e costumi, ripescando al tempo stesso il ben noto simbolo pagano della vegetazione della capra, di quelli che van bene un po’ per tutte le stagioni.

Tutto fumo e cialtroneria allora? Non esattamente, perché, tra i solchi di questo Lp d’esordio, prima ancora dell’impalcatura mitologica, a delinearsi è una proposta particolare, per quanto non di primissimo pelo, che guarda alla psichedelia storica meno frequentata, rinvigorita con una sana dose di divertimento e furberia.
Siamo dalle parti degli Agitation Free e degli Embryo più esotici, per intenderci, del kraut votato al viaggio e alla spiritualità, particolari che però vengono meno, nella versione dei Goat, in favore dell’istinto e di una passionalità immediata.

Il singolo “Goathead” del resto è esplicito a sufficienza: riff semplici e abrasivi, ritmo selvaggio e liriche elementari da richiamo della foresta, tutto raccolto nel finale da una fresca melodia folkeggiante. Brani che non si segnalano per songwriting né per particolari raffinatezze, ma che giocano e funzionano incredibilmente bene sulla vivacità e l’impatto delle performance.
“Run To Your Mama” e “Golden Dawn” (ma anche il numero simil-wave di “Let It Bleed”) sono in questo del tutto irresistibili, volteggiando a ritmi serratissimi e incastrando al posto giusto pause e frasi d’organo rigorosamente vintage, mentre quando attaccano la psichedelia per voce, chitarra e poco altro (“Goatlord”) perdono ogni residuo di fantasia, scoprendo gli altarini di una costruzione accattivante ma che poggia su una base ancora acerba e poco solida.

Con buona pace della capra e di tutto il sostrato fiabesco, “World Music” è un disco d’esordio più che piacevole, la cui materia grezza lascia però ancora qualche perplessità sulla sostanza dei suoi artefici e sulla consistenza del marchio Goat. Nome che resta in ogni caso un ottimo spunto per le puntatine dei prossimi mesi.

(14/10/2012)

  • Tracklist
  1. Diarabi
  2. Goatman
  3. Goathead
  4. Disco Fever
  5. Golden Dawn
  6. Let It Bleed
  7. Run To Your Mama
  8. Goatlord
  9. Det som aldrig forandras
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