Guano Padano

2

2012 (Tremoloa Records) | folk, americana

C'è stato un momento in cui il nome di Alessandro Stefana circolava parecchio, ovvero tra il debutto in proprio del 2007 e il primo step dei Guano Padano datato 2009. Ricordiamo che ai tempi il mentore del Nostro, ossia Vinicio Capossela, se la intendeva con i Calexico (vedi "Polpo") e quindi certe musiche "altre" - come ad esempio il tex-mex - s'insinuavano di traverso nella scena italica, indie e non. E nel panorama italiano Stefana è un genuino outsider, un musicista creativo e tecnicamente ineccepibile, capace di galleggiare in quel limbo tra underground e overground tanto da collaborare senza remore sia con Marc Ribot sia con Bobby Solo.

Ad oggi, con la carriera solista in ghiaccio, pare che la dimensione ideale di "Asso" - l'epiteto con cui è noto - sia in seno ai Guano Padano. La band è la solita, con Zeno de Rossi (sempre dalla band di Capossela) alla batteria e Danilo Gallo al basso, così come solito è il canovaccio fatto di jazz, blues, surf, tex-mex e americana, con un occhio di riguardo al Morricone western e con tenui ammiccamenti orientali. Insomma, se di nuovo c'è poco, sulla scorta di un disco indovinato, anche ripetersi non è facile. Ragion per cui, se il country-western di "Zebulon" e "Bellavista" specula sul debutto, evocando fumosi saloon e risse per uno sguardo di troppo, allo stesso tempo rapisce per brio e freschezza. E pure quando i Guano Padano si rilassano, come ad esempio nella ballata "El Cayote", e si addentrano nei territori trip-hop di "Lynch" (che sin dal nome evoca più il Bang Bang Bar di "Twin Peaks" che non il Far West...) il giudizio non cambia.

Il trio è affiatato, si cimenta anche al piano (elettrico e acustico) e ai sintetizzatori ma sa che un aiuto è sempre gradito. Pure in "2", quindi, c'è una notevole sfilza di ospiti: i più altisonanti sono Mike Patton, che nel blues nero di "Prairie Fire" s'immagina Simon Bonney dei Crime and the City Solution, e il sodale Marc Ribot, protagonista di un assolo nel surf di "Miss Chan". Ma c'è posto anche per il piano di Ted Reichman dei Claudia Quintet, in una "Gumbo" che suona come la Penguin Café Orchestra in trasferta messicana, per i fields recordings dell'ex-Lambchop Paul Niehaus in "Nashville" (la slide di Stefana mozza il fiato) e per i sette minuti di "Un occhio verso Tokyo", il vertice del disco, jazz dai profumi orientali con il nostrano Achille Succi al flauto giapponese. Il finale però è una questione a tre. Loro tre. Sulla scia di film come "American Graffiti", "Sleep Walk" fa calare il sipario e ci saluta.
Ottimi.

(19/06/2012)

  • Tracklist
  1. Last Night
  2. Zebulon
  3. One Man Bank
  4. Gran Bazaar
  5. Gumbo
  6. Bellavista
  7. Lynch
  8. Miss Chan
  9. El Cayote
  10. Prairie Fire
  11. Nashville
  12. Un occhio verso Tokyo
  13. Sleep Walk

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