Helios

Moiety

2012 (Unseen) | ambient-drone

La specialità di Keith Kenniff, del quale Helios è l'incarnazione più longeva e prolifica, è da sempre quella di colpire nel profondo, di suscitare emozioni. Fra i più attivi compositori contemporanei nell'ambito del filone ambientale elettro-acustico, si distanzia però da molti dei suoi "colleghi" proprio per via di questa concezione "umana" e calorosa della sua arte, dove l'ambient torna a ricoprire il ruolo di musica in evocazione e convivenza con il concreto, anziché al di fuori di esso, perché votato all'astrazione (Pan American, Tim Hecker, l'ultimo Fennesz, Stars Of The Lid, Loscil) o perché alla ricerca del superamento di canoni e confini, spesso attuato mediante l'incontro e la relazione con mondi da esso anche estremamente distanti (le field dei vari Basinski, Watson, Heidi Elva, Winderen, le simbiosi di Philip Jeck, BJNilsen e Biosphere). Quella di Helios è ambient memore solo dei suoi albori, vicina più di tutti ad Eluvium e che si allontana da tutto ciò, totale conservatrice della tradizione di Brian Eno e, soprattutto, Harold Budd.

Kenniff è polistrumentista con il pallino dell'elettronica, che fonde alla chitarra e al pianoforte dando vita a una sorta di ambient da camera, tipologia di sound già ampiamente solcata da nomi importanti come Tim Story e il suo discepolo Jeff Greinke. I suoi sono fluidi e onirici acquerelli, che non fuoriescono mai dalla quiete che ne pervade il profondo animo, e che propongono, perlopiù, visioni sceniche e paesaggistiche: il freddo artico era il protagonista indiscusso di "Caesura", la campagna pastorale elemento chiave nel precedente "Unleft", datato 2009.
A tre anni di distanza, durante i quali Kenniff si è concentrato sul side-project pianistico Goldmund, perviene in forma gratuita, come omaggio ai fan, questo breve "Moiety", che segna il definitivo ritiro del musicista verso territori deserti, dove l'atarassia regna sovrana. Otto brevi frammenti che la suggestiva immagine di copertina ci presenta con un tramonto, il sole che svetta fra nubi scure, nella visione sommessa di una collina incontaminata, come naturale e ugualmente incontaminata è la loro purezza.

È scomparsa ogni forma ritmica, in precedenza invece spesso presente nelle composizioni di Helios, così come ogni traccia energica: la nuova potenza è nella forma pura, nella contemplazione anziché nel movimento, nella rarefazione anziché nella catarsi. Così il landscape di treated guitar che sommerge i languori pianistici dell'iniziale "Nothing It Can" riporta verso il gelo di "Caesura", dove però il sole non manca mai; sembra di sentire i Sigur Rós di "()" negli strumentali più pacati, ma non c'è malinconia bensì un'estasi interiore. Nella breve "Your Zenith" il tramonto inizia a prendere forma, lasciando qua e là tracce dello Steve Roach più etereo, mentre "In Everything Was Given" emerge preponderantemente la coppia Budd/Eno di "The Plateaux Of Mirror", a dipingere la fuoriuscita di un raggio tra nuvole oscure, prima che queste ultime prendano il sopravvento nel misterioso calando di "Nature People".
"Bold Advances" è l'apice di vitalità dell'album: impercettibili tintinnii reclamano spazio nell'architettura piano-tastiere, prima di essere spodestati dall'ingresso di un canto serenamente apatico. Una nuova schiarita è la protagonista dell'angelica "Equal Ourselves", dove Raphael e l'ultimo Robin Guthrie incrociano le loro strade in un viaggio paradisiaco. Il loquace e rapido carillon di "Hours Everyday", architettura non distante dal Michael Stearns di "M'Ocean", conduce al silenzioso epilogo di "Ideals Or Hope", che estremizza il carattere sommesso e rarefatto della musica di Helios, riprendendo dove "Your Zenith" aveva abbandonato e completando, idealmente, anche il tramonto solare, spegnendosi quando anche l'ultimo raggio ha abbandonato lo scenario.

Presentare questo nuovo capitolo della saga Helios come una novità sarebbe poco sincero, visto che percorre sentieri già ampiamente battuti: quel che c'è, ed è invece innegabile, è una conferma della straordinaria capacità di Kenniff di dipingere emozioni e sentimenti, di far affiorare immagini, speranze e ricordi e, soprattutto, di fare tutto ciò con il cuore prima ancora che con l'intelletto.
Sarebbe altresì scorretto voler sorvolare su una certa staticità della canonica proposta ambientale, che, visto anche il notevole sviluppo già subito (pure dallo stesso Helios di album in album), pare oggi passibile di particolari evoluzioni ulteriori. Ma, considerato anche quest'ultimo dato, il talento del compositore non può che uscirne rinvigorito: conquistare sempre in una maniera "nuova", con la stessa, "vecchia" e ormai nota formula. Roba certo non da tutti, di sicuro da Helios.

(31/05/2012)

  • Tracklist
  1. Nothing It Can
  2. Your Zenith
  3. In Everything Was Given
  4. Nature People
  5. Bold Advances
  6. Equal Ourselves
  7. Ours Everyday
  8. Ideals Or Hopes
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