Here We Go Magic

A Different Ship

2012 (Secretly Canadian) | alt-pop

Laggiù, al porto, hanno da poco varato la nuova nave da crociera. Roba all'avanguardia, si vocifera, poltrone in pelle, confort da mille e una notte, giornate movimentate ma eleganti, nottate serene, sussurrate come una dichiarazione affettuosa. Un equipaggio accogliente e sempre sorridente. Il capitano Luke Temple non è di quelli che lasciano fare al caso, voleva che aleggiasse un'aria magica, fresca e mai noiosa, pur senza mai far ricorso ai classici fuochi d'artificio, giudicati troppo volgari. Da qui la decisione di affidarsi a un ingegnere navigato ma sempre al passo con i tempi, Nigel Godrich, uno di quei tipi che non si allontanano dal posto di lavoro prima di aver verificato che tutte le rifiniture siano concluse.

Here We Go Magic avevano proprio bisogno di una nuova guida, di una visione diversa, di prendersi dei rischi, di una differente concretezza per i propri spartiti. Giunti al quarto capitolo della loro tragitto artistico, i newyorkesi di Brooklyn hanno rimescolato la ricetta electro acustica, condendo l'abilità nella(ri)creazione della tipica ballata folk corale, in bilico tra Simon & Garfunkel e America, di elementi dissonanti, disturbanti, ammiccanti, mai fuori luogo e sempre al servizio, non tanto della singola canzone, quanto della visione globale dell'intera opera. Che infatti appare cullante, ipnotica, ammaliante, priva di cadute di tono nonostante l'ossessiva omogeneità. Potere di un songwriting prezioso che si manifesta sin dal principio, con lo strumming acustico a passo cadenzato di “Hard To Be Close” e con il simil country on the road di “Make Up Your Mind”, un perfetto ingranaggio da freeway vissuta con l'ausilio di finestrini aperti, squarciato da synth sorprendentemente opportuni e valorizzato da sviolinate vicine a certa wave post punk.

Intensa e inattesa la semi-imitazione di Robert Wyatt a bordo di “Alone But Moving”, giocattolo post pop, come pure ampiamente ben oltre il gradevole si posizionano gli intrecci vocali di stampo onirico, su base funky dance di “I Believe In Action”, e gli intarsi chitarristici quasi polizieschi di “How Do I Know”. Una scrittura mai invasiva, che non intende spiegare tutto, magari solo suggerire, invitare l'ascoltatore al prossimo passo, senza imposizioni, come accade in “Miracle Mary”, ballata apparentemente incompleta, dove sembra che possa accadere sempre qualcosa da un momento all'altro e che invece si spegne con grazia e discrezione. Una tratta suadente e per certi versi stordente questa nuova allestita dai HWGM, che cresce alla distanza e che alla fine rischia di catturare anche il più diffidente tra i turisti. Un viaggio dalle emozioni non forti.

(21/12/2012)



  • Tracklist
  1. Intro
  2. Hard to be Close
  3. Make Up Your Mind
  4. Alone but Moving
  5. I Believe in Action
  6. Over the Ocean
  7. Made to be Old
  8. How Do I Know
  9. Miracle of Mary
  10. A Different Ship
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