I Am Oak

Nowhere Or Tammensaari

2012 (Snowstar) | slow-folk

I Am Oak lo conosciamo: o, perlomeno, credevamo di conoscerlo. Uno di quei cantautori europei stregati dal richiamo degli artisti americani, o anglosassoni; da chi detiene un diritto particolare a fare musica, un diritto di sangue, o di terra che dir si voglia. Quasi verrebbe voglia di valutare questi artisti in base all'avvicinamento al presunto canone, più che rispetto all'ispirazione che mostrano, alle particolarità che sanno esprimere.
Eppure, mai come in questo "Nowhere Or Tammensaari", la voce, peculiare grazie a quella inflessione apatica, come uno sbadiglio modulato, di Thjis Kuijken è stata così espressiva e corrisposta dagli arrangiamenti, qui finalmente risultato di sessioni con la propria band - in una suggestiva isola al largo della Finlandia, nel bel mezzo del Mar Baltico.

Thjis si lascia decisamente alle spalle la scoperta di sé "natatoria" che era alla base del precedente "Oasem", quelle sensazioni soffuse, provocate dall'utilizzo di accompagnamenti sintetici, qui quasi del tutto abbandonati, in favore di slanci collettivi orchestrati su liquidi riff acustici ed elettrici e improvvise fiammate percussive.
Il "genere Snowstar" si va qui, quindi, definendo ulteriormente: tra suggestioni cameristiche e più propriamente slow ("Everything In Waves"), anche su "Nowhere Or Tammensaari" prevalgono caratteristiche cinematiche, prettamente scenografiche, sull'emotività tout court, sul cantautorato classicamente inteso. Le aperture strumentali del disco esprimono una coralità dimessa ma di grande maturità e intensità (che ha forse l'apice in "Grown"), arrivando a lambire climax "post" in "Palpable".

Ma non parlare delle canzoni di questo lavoro sarebbe fare un torto ad I Am Oak. L'agnostica accettazione di "Boulders", elegiaco haiku che più porta il segno del vecchio maestro Vernon; il lento dipanarsi di "Famine" e "Roam", che ricompensano solo i più pazienti; il rollìo gentile di "Reins", che parte come un pezzo di Bill Callahan ma è pronta a librarsi su sfarfallii di chitarra sull'interrotta melodia del ritornello; infine, la personalissima, estrosa contemplazione di "Cluster", nella quale I Am Oak volge a suo favore una composizione che ci si sarebbe aspettata da uno come Daniel Martin Moore.
"A suo favore" nel senso che, come molti giovani cantautori contemporanei, l'olandese interpreta la forte "localizzazione geografica" del genere di riferimento - che il Nostro peraltro omaggia nella Tenhi-ana "Vares Varas" - trasportandola in un "nowhere", un "nessun luogo" figura dello spirito, che Thjis chiama evocativamente "Tammensaari": isola delle querce. Ancora - e immancabilmente - torna il carattere insulare dell'Io, un'immagine netta anche nelle tracce di "Nowhere Or Tammensaari".

Questo è quanto ci si deve aspettare dal nuovo disco del cantautore olandese: un viaggio interiore, reso però più vivido, descritto in modo più plastico attraverso arrangiamenti provvisti di sostanza, nell'ambizioso - e spesso riuscito - tentativo di dare corpo al costante dialogo con se stessi.

(30/05/2012)



  • Tracklist
  1. Famine
  2. Grown
  3. Boulders
  4. Palpable
  5. Roam
  6. Drooom
  7. Marrow
  8. Cluster
  9. I Am Forest
  10. Reins
  11. Vares Varas
  12. Everything In Waves
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