Ichiko Aoba

Utabiko

2012 (Shinonome) | psych/dream-folk, fingerpicking

Avete presente quelle simpatiche vicine di casa anziane, quelle che ritrovate sul pianerottolo, puntualmente ogni mattina a salutarvi sorridenti, spazzando, con gli stessi calibrati gesti, il tappetino e la soglia del loro piccolo appartamento? Se la risposta è negativa, provate a immaginarvi la scena adesso. Una scena che si ripete precisa identica tutti i giorni, uno di quei tanti, piccoli tasselli, senza i quali il mosaico della vostra giornata sarebbe totalmente diverso, per non dire più spento. E' un piccolo rituale, talmente uguale a se stesso, la cui fissità pare incrollabile.
Eppure, anche se con molta fatica, ci si accorge come nei particolari questa cerimonia mattutina sia di recente totalmente mutata. Sarà per un saluto forse più caloroso che in passato, per un nastrino colorato sulla scopa vecchia e consunta, o anche per un nuovo scialle dolcemente appoggiato sulle spalle della vicina, ma il tutto vi sembra totalmente irriconoscibile, per quanto la reciprocità di saluti e battute si confermi con puntualità svizzera.

Introduzione senza senso? Probabile, ma a ben vedere (e soprattutto ascoltare) ciò che caratterizza "Utabiko", terzo disco per la fata del folk nipponico Ichiko Aoba, è proprio questo: recuperare tutti gli elementi che hanno costituito, e rappresentato la forza, dei primi due lavori, e rivoltarli come un calzino, traendo dalla manovra il propellente necessario per incidere un disco ancora una volta di assoluto livello.
Rincontriamo quindi la stessa copertina monocromatica, lo stesso numero di canzoni a formare l'album (otto), il medesimo pizzicare morbido e trasognato dell'acustica; eppure, la sensazione non è quella di trovarsi di fronte alla fotocopia di uno stile già arrivato a perfetta maturazione con quel gioiello nascosto di nome "Origami". Tanti, piccoli accorgimenti svelano al contrario quanto la gamma di soluzioni si sia ampliata, abbracciando una fetta, se possibile ancor più vasta, di una nicchia che oramai appartiene a lei e a lei sola.

Non può sfuggire in primis la lunghezza dei pezzi: ai brevi e scattanti dispacci del passato si contrappongono stavolta composizioni più estese, lunghe fughe estatiche in cui perdersi, contemplando la malia intessuta dall'autrice. Ne sia un esempio l'introduttiva "Imperial Smoke Town", mini-suite da sette minuti in cui il fingerpicking elastico e incisivo, ormai distante da ogni possibile accostamento, dipinge con virtuosismo tortuosi passaggi psichedelici, si diverte a infilare calienti stoccate latine, e non disdegna neppure idilliaci quadretti contemplativi, sui quali la minuta giapponese pronuncia il suo incantesimo.
A vele spiegate solca gli stessi mari il rapito salmodiare di "Hadashi No Niwa", devoto omaggio strumentale alla spiritualità della natura, nella quale il suono targato Aoba pare immergersi sempre più.

Di fatti, misteriosa e imprevedibile come la natura è diventata la scrittura dell'artista, che rigetta le sue origini cantautorali e dà libero sfogo alla sua inventiva. Ondivaga e fluttuante, e ciononostante soffice come una farfalla, la Aoba ricama con un filo finissimo superbe ballate al di fuori di ogni collocazione temporale, piroettando con grazia in merito a una voce se possibile ancor più sericea che in passato.
La gentilezza del suo tocco alla chitarra, e il pacato distacco delle sue interpretazioni (paragonabili a quelle, altrettanto tenui, della connazionale Muffin), invitano a entrare in un mondo suadente e onirico, che anche nei rari episodi di più rilevante, per quanto sommessa, concitazione (presenti in una spagnoleggiante "Anata No Kazari") lasciano ad ogni modo trapelare una beatitudine serafica, un'incrollabile quiete interiore.

Terzo disco, terzo centro: il cammino della maga folk del Sol Levante ancora non sembra conoscere alcuna battuta d'arresto, ma anzi abbatte tutti i limiti imposti dalla sua formula essenziale e allarga il proprio campo d'indagine, inoltrandosi con decisione e caparbietà in un non-luogo, diafano ed impalpabile, nel quale evadere, senza far più ritorno.
Manca forse quell'ardore istintivo che aveva bollato le sue prime due fatiche ma, nuovamente, non resta che constatare come la musica di Ichiko Aoba sia fatta della stessa materia di cui sono fatti i sogni.

(30/03/2012)

  • Tracklist
  1. Imperial Smoke Town
  2. Kanashii Yume Wo Mitara
  3. Watashi No Nusubito
  4. Hadashi No Niwa
  5. Anata No Kazari
  6. Sanbiki No Kuma
  7. Kiseki Wa Itsu Demo
  8. Hikari No Furusato
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