Jack White

Blunderbuss

2012 (Third Man / XL Recordings) | rock-blues, r'n'b

"No, I won't let love disrupt, corrupt or interrupt me anymore"
Jack White ("Love Interruption")

Prendere l'r'n'b degli anni 70, l'heavy-rock e i Led Zeppelin, unirli al blues, al jazz e al country e, infine, mescolare. Il tutto in soli quarantadue minuti, tra elettronica e acustica, chitarre e clarinetti, falsetti schizzati fuori dal pentagramma e suadenti voci nere. Una ricetta che solo uno come Jack White poteva osare di proporre, con la sua poliedricità musicale, i suoi amici e anche - si sa - i suoi soldi.
Ex-metà dei celeberrimi White Stripes, mente di Raconteurs e Dead Weather, autore della colonna sonora del film "Cold Mountain", John Anthony Gillis è, non a caso, annoverato fra le più grandi rockstar dei nostri tempi. È partito dalla ruvida e famigerata Detroit per arrivare, insieme all'ex-moglie Meg White, a incidere il riff interplanetario di "Seven Nation Army" e a dare una nuova vita, in salsa blues, al rock and roll a cavallo tra fine dei Novanta e inizio del decennio Zero. Il tutto senza disperdere le capacità di fine artigiano del suono e di serio interprete della contemporaneità. "Blunderbuss", dunque, punta i riflettori su una personalità artistica già perfettamente delineata.

Mr. White è un po' il Johnny Depp del rock: esuberante, tra il gotico e il freak, regala un sapore inconfondibile a ognuno di questi tredici pezzi, prodotti e registrati per lo più a Nashville, nella sede della Third Man (label di cui è proprietario) ma anche in collaborazione con la storica XL Recordings.
Intorno a White si muove inoltre un cast d'eccezione, tra cui svariate voci femminili, come la ghanese Ruby Amanfu e la modella/cantante Karen Elson (seconda ex-moglie di White), la meravigliosa pianista Brooke Waggoner, il contrabbassista Bryn Davis e addirittura un intero gruppo, il signor Pokey La Farge con i suoi South City Three. Molti di loro sono presenti anche nel tour che promuove l'album, in una particolare line-up: ci sono due band, una fatta da soli uomini, l'altra da sole donne, con White a decidere "a colazione chi suonerà la sera".

Il disco non è certo un tornado come "White Blood Cells", ma riesce a rispolverare la tradizione rileggendola in una nuova chiave. E il risultato è una deliziosa diavoleria, lungimirante, insieme omaggio alle radici e costruzione di nuovi orizzonti. Nell'era informatica, "Blunderbuss" unisce la musica "di quando non c'erano i Pc", sporca di sudore e saliva, con la mega-produzione propria dell'era moderna.
Ovunque si muove instancabile la voce di White, che è al meglio della sua carriera, così naturale sul suo registro acuto, volando tra una pulita espressività figlia del buon vecchio Ziggy Stardust e la ruvidezza vertiginosa del blues-rock. White diventa quasi il narratore di una raccolta musicata di racconti gotici. Pieno com'è di versi incazzati e bluastri, "Blunderbuss" racconta l'eterna, splendida guerra degli innamorati sterzando da un genere all'altro, per spiazzare l'ascoltatore ad ogni angolo.

La tesissima "Missing Pieces" apre il disco con il piano elettrico rhodes a suonare nello stile del jazz di Herbie Hancock. "Sixteen Saltines" è una follia blues-rock, coloratissima ed elettrica, da sparare a tutto volume, con le celebri melodie alla White Stripes che si inchiodano al cervello ma con un ingegnoso contrabbasso a sostituire l'ovvio basso elettrico. "Love Interruption" è il duetto acustico di White con la Amanfu, tra le frasi del clarinetto.
"Blunderbuss" narra di un incontro segreto fra amanti in un hotel, tra luci romantiche e sexy dipinte dagli archi. "Hypocrital Kiss" è una suite amara, coccolata dall'isteria barocca del pianoforte della Waggoner. "I'm Shakin" è una riuscita cover del pezzo composto dal jazzista Rudy Troombs, resa famosa dall'r'nb americano di Little Willie John, con le voci femminili a scorrazzare in coretti baciati in puro stile sixties.

Dopo il riposante r'n'b di "Trash Tongue Talker", con il canto che strizza l'occhio a Elton John, arriva, completamente inaspettato, l'honky-tonk fiabesco e smaliziato di "Hip (Eponymous) Poor Boy", che ammicca anche alle vignette dei Kinks. Invece, ballando su una melodia jazzata tra i riccioli country del fiddle, il disperato appello finale "Take Me With You When You Go" conclude in bellezza il disco, con un repentino cambio di stile in salsa gospel-freak.

In molte interviste White ha smentito l'idea che il disco sia una lettera aperta, piena di risentimento, a una delle sue ex-mogli. E in effetti "Blunderbuss" non è che è una gran bella orgia sonora: semplice e diretta, come sa fare solo chi ha un pezzo di blues conficcato nel cuore.

(29/04/2012)

  • Tracklist
  1. Missing Pieces
  2. Sixteen Saltines
  3. Freedom At 21
  4. Love Interruption
  5. Blunderbuss
  6. Hypocritical Kiss
  7. Weep Themselves To Sleep
  8. I'm Shakin'
  9. Trash Tongue Talker
  10. Hip (Eponymous) Poor Boy
  11. I Guess I Should Go To Sleep
  12. On And On And On
  13. Take Me With You When You Go


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