Kindness

World, You Need A Change Of Mind

2012 (COOP Music) | pop

Il disco di debutto del misterioso produttore londinese Adam Bainbridge rischia di essere davvero l'album che nessuno stava aspettando. Il ragazzo in questione, già impegnato a quanto pare anche sul fronte delle arti visive, dopo un anno di pettegolezzi e dicerie varie ha saputo guadagnarsi i favori di una major di prima grandezza, oltre che l'assistenza tecnica in studio di un veterano di comprovata esperienza come Philippe Zdar. Il risultato della sua ascesa sileziosa è "World You Need A Change Of Mind" che, sin da titolo e copertina, sembra congegnato appositamente per alimentare l'autocombustione del falò delle vanità che tutto oggigiorno inghiotte e sublima in fatua chiacchiera da aperitivo aziendale.

La ricetta proposta da Kindness è presto detta. Uno ascolta il primo minuto scarso di "SEOD" e già  subodora la solita ipnosi chillwave maliarda che tanto ci aveva innamorato un'estate fa (lo stesso sentore si riaffaccia al cospetto della didascalica "House"). Eppure il nostro, in un certo senso, si spinge ben oltre nella sua filologica azione di riciclaggio culturale, affondando le orecchie in carcasse e liquami che mai e poi mai avremmo detto, nei meandri più bui del remoto e dell'improbabile, ai confini tremolanti dell'antimateria più biecamente canzonettara. Tanto per capirsi subito, ad un certo punto, proprio quando l'improvvido ascoltatore meno se lo aspetterebbe, giunge una cover a tratti sconcertante di "Anyone Can Fall In Love" di Anita Dobson, che svolge la sua ipnotica (ancorchè sinistra) spirale di fossile senza tempo e trafigge il cuore con grazia assassina.

Si pensi dunque a un gruppo di specchiata reputazione post-rock come i Darcys, i quali, in tempi recenti, si  sono avventurati nella rilettura di un intero (intero!) disco degli Steely Dan (che, ormai, non spaventano più nessuno, è evidente). Oppure si consideri l'ultimo Destroyer che riscopre senza ombra di vergogna Fausto Papetti e gli Scritti Politti. Pura restaurazione. Ebbene, Kindness solca sinuoso e leggerissimo la medesima onda revisionista: non lo spaventa ma anzi lo seduce l'ancien regime di soul, r'n'b ("Bombastic"), fusion, acid jazz, house ("Cyan"), Matt Bianco, Blow Monkeys, Herbie Hancock, Art Of Noise, Peter Gabriel (sentite "That's All Right"), che davamo ormai come perduto per sempre. Tutto infatti può ingegnosamente tornar utile a questo impostore con i guanti di velluto e il portafoglio pieno di banconote false. Un cinico venditore di sublimi illusioni che esiste quasi soltanto per indispettire chi odia la gelatina forse perchè non ha più capelli in testa su cui spalmarla. Ecco cosa potrebbe essere oggi Kindness.

In scia al nume tutelare Ariel Pink (ma anche a Toro Y Moi e Twin Shadow, fateci caso), Bainbridge ci infila sotto la porta esotiche cartoline disco-funk (in "Swinging Party" declinate alla maniera retro-wave della Dfa dei bei tempi) da epoche pre-digitali che infiammano con il loro calore fosforescente e il loro benessere ginnico. Che sia questo, da James Ferraro a Jeff Porcaro, con il suo rampante yuppismo da piscina dei sogni già infranti (sentite "Gee Up"), il capolavoro supremo della cialtronaggine retromaniacale? L'ennesima opera struggente di un formidabile genio? Lanciate in aria una monetina e lo saprete.

(21/03/2012)

  • Tracklist
  1. SEOD
  2. Swingin' Party
  3. Anyone Can Fall In Love
  4. Gee Wiz
  5. Gee Up
  6. House
  7. That's Alright
  8. Cyan
  9. Bombastic
  10. Doingsong
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