Lana Del Rey

Born To Die - The Paradise Edition

2012 (Interscope) | pop

Un anno dopo le inutili discussioni e le fumose teorizzazioni critiche, Lana Del Rey celebra i quasi tre milioni di copie vendute di “Born To Die” offrendo un Ep con otto canzoni che abilmente ripropongono le stesse perplessità dell’album madre.
Meno patinato e omogeneo di “Born To Die”, il “Paradise Ep” non è un’appendice furba e insipida, ma un manifesto di creatività che non resta insensibile alle suggestioni di altri panorami musicali.

Ancora una volta è l’America on the road la protagonista della sua musica, ed è quasi una versione al femminile di Bruce Springsteen (epoca “Tunnel Of Love” per intenderci), quella che “Ride” e la successiva “American” rimarcano con un citazionismo distratto e suggestivo, mentre Lana Del Rey sottolinea il tutto con sognanti aperture vocali tra sensuali sospiri e poche urla, per un controllo emotivo singolare che evidenzia una scrittura solida e consapevole.
Si resta altresì affascinati dalla capacità di trasformare la prevedibile “Cola” in un altro esercizio di stile, ed è solo l’aperitivo per le tre delizie nascoste in questa “Paradise Edition” (ovvero l’album “Born To Die” a cui è stato annesso questo Ep).

La struttura quasi dark di “Body Electric” riprende le suggestioni di “Video Games” e “Blue Jeans”, trascinandole in una dimensione più intima e meno mainstream, mentre ” Gods & Monsters” è una pop-song che nelle mani di produttori e cantanti patinate sarebbe stata un furioso singolo da milioni di copie.
La riscoperta dell’ex b-side “Yayo” aggiunge poi un altro tassello al malinconico libro di confessioni in musica di Lana Del Rey, che insieme a “Million Dollar Man” e alla citata “Video Games” mette in gioco tutti gli elementi del cantautorato femminile più colto, contaminando il tutto con una sensualità tutta personale.

E' “Bel Air”, però, il vero gioiello che toglie ogni dubbio sulla sua reale statura artistica, con un leggiadro arrangiamento dream-pop e flessuose armonie vocali, che prendono corpo a ogni ascolto, svelando nuove sfumature.
Nonostante sia infatti legittimo il disappunto per un’operazione commerciale come quella della “Paradise Edition”, le otto tracce inedite e le tre bonus track della prima limited edition qui riproposte sono più che sufficienti per una rilettura soddisfacente dell’intero progetto, la cui ombra già si allunga sulla produzione pop mainstream (leggi Rihanna - “Diamonds”).

L’universo musicale di Lana ostenta una sensibilità femminile che si può vagheggiare ma che resta difficile da comprendere. Una donna che parla di sesso ("my pussy tastes like Pepsi Cola" afferma senza remore in “Cola”), che si avvale di un team di uomini che realizzano le sue ambizioni (il produttore Rick Rubin in “Ride”), e non rinuncia al gossip e alla forza sensuale della sua immagine, può essere oggetto di desiderio ma mai amata.
La musica della Del Rey è come una relazione clandestina che turba il menage mettendo a rischio la tua pace familiare: ti sussurra infatti le note della sensuale “Blue Velvet” senza troppa passione ma con quella malizia che eccita la fantasia, lasciandoti consapevole che il meglio deve ancora venire, in canzoni costantemente in bilico tra autenticità e menzogna che scorrono come una colonna sonora di un film immaginario.

(13/12/2012)



  • Tracklist
Paradise Ep

1. Ride
2. American
3. Cola
4. Body Electric
5. Blue Velvet
6. Gods And Monsters
7. Yayo
8. Bel Air

Born To Die - The Paradise Edition 


CD1

1. Born To Die
2. Off To The Races
3. Blue Jeans
4. Video Games
5. Diet Mountain Dew
6. National Anthem
7. Dark Paradise
8. Radio
9. Carmen
10. Million Dollar Man
11. Summertime Sadness
12. This Is What Makes Us Girls
13. Without You
14. Lolita
15. Lucky Ones


CD2

1. Ride
2. American
3. Cola
4. Body Electric
5. Blue Velvet
6. Gods and Monsters
7. Yayo
8. Bel Air


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