Leeches

Underwater

2012 (Tre Accordi) | punk-rock

Prendere del buon punk, spogliarlo di qualsiasi stereotipo rock e poi infarcirlo di un dissacrante immaginario fatto di testi esilaranti/non-sense comprendenti un vasto campionario di strani animali e improbabili mostri pronti a saltare sul palco durante i concerti. La ricetta ha un nome, “fat rock”, e quattro autori, i Leeches, un marchio di fabbrica che negli ultimi anni si è giustamente fatto largo nel panorama underground italiano tanto per la proposta quanto per l'esuberanza delle esibizioni (e vale la pena di ricordare che i comaschi hanno aperto per gente come Bad Religion, Adolescents, Danko Jones, Germs, Blink 182). 
“Underwater”, quarto album in studio per la fedele Tre Accordi Records, perpetua il folle viaggio musicale dei Leeches alzando decisamente il tiro a livello di produzione.

Se “Get Serious” (2010) rappresentava il raggiungimento di una formula musicale tanto definitiva quanto caratteristica, “Underwater” ha anzitutto la pretesa di esserne la naturale continuazione, pur non disdegnando qualche sostanziale novità a vari livelli. Quella più evidente riguarda la scelta di chiedere – e ottenere – che a produrre l'album sia Daniel Ray, uno che ha lavorato a lungo, tra gli altri, con Ramones e Misfits.
Il risultato è un sound ancora più aggressivo e compatto, senz'altro più uniforme (e di conseguenza, purtroppo, meno vario in confronto alla gamma di estrose soluzioni adottate in passato) rispetto al lavoro precedente e sempre e comunque vicino alla lezione dei grandi maestri americani: Dead Boys, Ramones, Dead Kennedys, Queers. Il tutto annegato – è proprio il caso di dirlo – nella consueta, massiccia dose di goliardia che alleggerisce la formula, rendendola in qualche modo leggera e melodica. In altre parole: pop.

Il primo singolo “Piranha Boys” innalza un vero e proprio muro del suono e introduce i fans a una nuova specie mutante degna di un horror b-movie. “Singing songs with non sense, doing some stupid dance” recita “Serious”, esplicitando una volta di più l'attitudine caciarona del proprio fare musica.
Il binomio tra mazzate hardcore e toni scanzonati di “Down On My Knees” è il preambolo ideale al più assurdo capitolo della saga, “Vanilla Coke”, divertente descrizione degli effetti (allucinogeni) provocati da una innocente bevuta. Se “Standing On My Tomb” sa di riempitivo, il finale è decisamente in crescendo: la ramonesiana “My Life” lancia la volata all'irresistibile riff di “Too Hungry To Pray” e, soprattutto, alla travolgente scossa adrenalinica di “ME-262”, riuscitissima cover dei Blue Oyster Cult.

Pur senza presentare alcuna novità sotto il profilo musicale, ma semplicemente presentando tredici nuovi brani che funzionano, “Underwater” conferma l'abilità della formazione lombarda nel confezionare canzoni che trasudano passione e genuinità: due caratteristiche che fanno dei Leeches un gruppo al quale guardare ancora con intatta ammirazione.

(07/11/2012)

  • Tracklist
  1. I'm Everything To Me
  2. Piranha Boys
  3. Serious
  4. Feelin' Allright Tonight
  5. Down On My Knees
  6. Vanilla Coke
  7. Stop The Clock
  8. Nothing At All
  9. Standing On My Tomb
  10. My Life
  11. Too Hungry To Pray
  12. ME-262
  13. Into The Storm
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