Mala

Mala In Cuba

2012 (Brownswood) | grime, cuba-bass

Mala, già gran capo del giro dubstep dai primi momenti con i compari Coki e Loefah sotto il nome Digital Mystikz, autori delle fondamentali serate DMZ, uno che nell'ultimo decennio ha messo assieme un curriculum su cui non scherzare, un producer che ha fatto e rifatto cose belle prima di tanti e per molto tempo... Mala va a Cuba, e la cosa viene documentata ampiamente sotto forma di video, attività social e companatico, e se ne torna con un album sull'esperienza: "Mala In Cuba".
Il producer va a Cuba con l'appoggio dell'uomo ovunque e storico dj radiofonico inglese Gilles Peterson, vivendo quel processo creativo che ti spinge dentro una cultura così tanto che di ritorno dagli amici in patria potrai esclamare tronfio: "non potete capire!".
E, infatti, il sottoscritto non capisce.

Mala, il cui operato per me rimane degno di stima, è forse vittima dell'esagerato tam tam che ha seguito l'operazione, forse al contrario sono io ad essere troppo esigente davanti a certe esplorazioni, e mi domando: che differenza c'è tra Mala che va a Cuba e ci racconta che è stato a Cuba e Mala che se ne sta a casa sua, ci dà dentro di campionamenti, scarica qualche soundbank e programma il tutto?
Per me non c'è alcuna differenza, ed è una cosa che gioca a sfavore del disco. Mi sembra tutto un gigantesco pretesto per "appoggiare" fiati e percussioni cubane su strutture classicamente dubstep, forse addirittura agée, senza trovare una quadra veramente meticcia tra le due culture musicali e in cui la struttura, il modo, rimane sempre identico a sé stesso: con i drop, con il rullante sul tre della battuta, con i bassi wobble e tutto il companatico che un buon produttore dubstep sa creare.

Mala in fondo sa far quello, lo fa da un sacco di tempo e l'ha sempre fatto bene. E quindi? E quindi ci si confronta con Mala In Cuba con l'esagerata speranza di una svolta, di qualcuno che cerca, trova e impara. Invece non succede nulla di tutto questo, il risultato è l'arrivo della cartolina plastificata del tabaccaio sulla spiaggia. Tutto si muove nello stereotipo del turista naif, del non saper dare descrizione di ciò che si è imparato, se si è imparato.
"Margins Music" di Dusk & Blackdown sapeva raccontare la propria storia grazie ad alte dosi di drammaturgia, Africa HiTech era una cosa da scienziati dell'unicità, i Major Lazer negli ultimi anni hanno dimostrato di poter giocare con il digitale, i caraibi e la dancehall.
Qui si rimane in un anonimato standard e, personalmente, dispiace perchè sono pochi gli episodi buoni e uno solo davvero incredibile, un'uscita dallo standard e un ripensamento del proprio stile, una fusione vera: "Como Como".
A riprova di quanto detto sopra.

(02/11/2012)

  • Tracklist
  1. Introduction
  2. Mulata
  3. Tribal
  4. Changuito
  5. Revolution
  6. Como Como (Featuring Dreiser & Sexto Sentido)
  7. Cuba Electronic
  8. The Tunnel
  9. Ghost
  10. Curfew
  11. The Tourist
  12. Change
  13. Calle F
  14. Noches Sueños (Featuring Danay Suarez)
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