Marilyn Manson

Born Villain

2012 (Cooking Vinyl / Hell Etc) | rock

Parlare della creatura plastica di Brian Warner a quasi vent'anni dalla sua creazione (è del 1994 il primo "Portrait Of An American Family") significa non tanto analizzare un'opera musicale in sé, quanto l'evoluzione di una figura che ha voluto ricreare un'estetica della perversione, del politically uncorrect dentro il cuore mainstream della puritana America scavando tra i suoi tabù mediatici, i suoi stereotipi da casa delle bambole e accennando sempre maggiori riflussi esoterici e grotteschi.

In un cut-up postmoderno che attraversa bondage, sadomasochismo, religiosità, paganesimo, satanismo, feticismo e riflussi B-Movie, tra stratificazioni industrial-metal, travestimenti e tinte splatter, il teatro mansoniano si è mostrato in continuo movimento, fino a esaurirsi in un'immagine sfumata e flebile, una candela romantica dai toni noir (quella di "Eat Me, Drink Me") in cui a tinte glam offuscate si mischiavano i prodromi della nuova figura di Warner. Quegli stessi elementi che hanno influito fortemente nel successivo "The High End Of The Low". In altre parole gli stilemi di un rock meno cosparso di mutazioni sintetiche, teso quasi a un approccio più semplice, dalla retorica meno destrutturata.
"Born Villain" nasce così, come una creatura di nuovo passaggio, barcollante in certi punti nella sua identità, ma resistente nella sua omogeneità generale.

Le iniziali "Hey, Cruel World" e "No Reflection" partono con una furia disperata, frammista a ciondolanti vocals malsani, senza perforare la superficie dello specchio verso l'ascoltatore. Ritmiche serrate e storte danno il passo a un'andatura più cadenzata, per poi perdersi in un'introspezione meccanica, quella di "Pistol Whipped", tra rumori di ingranaggi e bisbigli deformi. La successiva "Overneath The Patch Of Misery" è fiera del suo chiaro dejavu che ci riporta direttamente alle danze chirurgiche di "Beautiful People", pur mantenendo un profilo più basso, più riflessivo e disilluso, prima della rincorsa finale.

È qui che ha origine la seconda faccia del disco. Il rock sofferto di "Slo-Mo-Tion", in cui chitarre in sottotono e batteria zoppicante lasciano gocciolare la voce palustre di Manson, lascia il passo all'interessante "Gardner". Qui, in un'ipotetica via di mezzo, imbastardita, fra Nick Cave e i Killing Joke, si crea un urlo notturno dai passi discreti: un lento spoken word che racchiude l'ennesima esplosione di rabbia, impreziosita, stavolta, da un'eleganza omicida.
Eleganza simile a quella che pervade la più lirica "Children Of Chain", l'episodio più elettronico del disco. Malinconica e straziata, implode in sé più e più volte. Un intimismo che Warner ha saputo condensare anche nella title track, una perla semi-acustica, per poi bruciarla nella rudezza stoner di "Lay Down Your Goddamn Arms" e negli steroidi metal-rock di "Murderers Are Getting Prettier Every Day".
Ben diverso è il binomio di chiusura: "Breaking The Same Old Ground"/"You're So Vain" (quest'ultima una cover del classico di Carly Simon, eseguita con Johnny Depp). Seppur nati da un riciclo d'idee evidente, il carillon onirico e fanciullesco in apertura di un'acida testimonianza di dolore e un rock mutante un po' piatto nel suo complesso, i due brani chiudono efficacemente il nuovo lavoro di Manson.

"Born Villain" è un disco che accosta diversi elementi che stridono tra loro, immersi in un mondo orgiastico di elementi grotteschi, antisociali e misantropi, ormai semplice contenitore e archivio di magie ed effetti speciali. Un'attitudine corporea che è passata dagli innesti e dalle mutazioni a un approccio più diretto e rock. Una serie di episodi ripetitivi e "già sentiti", che si accosta a composizioni vibranti di una riuscita introspezione.
Il problema fondante è l'assenza di una vera estetica agglomerante che possa dare nuova sintesi vitale a un progetto che si è prosciugato nel suo aspetto più espressivo. Se le parole di Brian Warner continuano il loro lavoro crudo, dissacrante, l'insieme non mostra più un messaggio composito. Rimane solo una semplice collezione di giochi maligni, alcuni dei quali ancora affascinanti.

(09/05/2012)

  • Tracklist
  1. Hey, Cruel World
  2. No Reflection
  3. Pistol Whipped
  4. Overneath The Path Of Misery
  5. Slo-Mo-Tion
  6. The Gardener
  7. The Flowers Of Evil
  8. Children Of Cain
  9. Disengaged
  10. Lay Down Your Goddamn Arms
  11. Murderers Are Getting Prettier Every Day
  12. Born Villain
  13. Breaking The Same Old Ground
  14. You're So Vain
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