Il duo tedesco dei Me And My Drummer (Charlotte Brandi, voce e tastiere, e Matze Pröllochs, batteria) debutta con “The Hawk The Beak The Prey” nel solco dello slowcore e del pop d’atmosfera, pur con la zavorra di testi e liriche facilotte.
“Phobia” si nutre del contrasto tra l’austerità dell’atmosfera data dall’organo muliebre e la volatilità del canto, già di St Vincent e Dirty Projectors, che qui però eccelle nell’eleganza e nella versatilità delle suggestioni delle voci a cappella, e dei synth che sfumano archi e coro di sfondo. Il loro uso del ritornello fatalista manda riferimenti ai Knife, ma il duo sa spingersi oltre: “Rain Kids” è uno strabiliante showcase per le profondità “black” della cantante, incorniciate dai sentori folk celtici delle tastiere, e “Mother Shell” si regge su una cantilena a mezza voce in mezzo a tintinnii elettronici, à-la Nico; qui l’espressionismo tedesco si esprime anche con impennate e cori marcianti, e un finale di archi tremendi.
Ancor meglio fanno “The Wings”, trip-hop di cupi cori barocchi in continuo contrappunto, e un canto solista che ci volteggia in mezzo in puro andamento emotivo, e una “So Foreign” di nuove sospensioni lente e sospiri, la cui accelerazione indica un flusso di coscienza celato, con una chiusa (“Runner”) che è persino un soliloquio di tastiere – dall’organo a canne gotico al synth avvolgente – e minime percussioni.
Il duo sa anche abbassarsi alla semplicità contagiosa del pianoforte in “Don’t Be So Hot” e “Down My Couch” (la più convoluta in senso soul), ma suona superficiale quando punta verso il dancefloor, come in “You’re A Runner” (pur con un buon ritmo sincopato) e il vellutato techno-pop di “Heavy Weight”, facilmente la più banale.
Ignorati dal pubblico, raggruppati dalla critica nel novero del nuovo dream-pop con eccessiva facilità, gli si può lamentare un’instabile disomogeneità da opera prima e di qualche sfumata tentazione mainstream. Il costrutto delle canzoni si fa comunque ammirare, momenti come “The Wings” e altri (con “Phobia”, Rain Kids”, Mother Shell” e “So Foreign” sarebbe un Ep strepitoso) si accostano alle produzioni d’autore. Brilla anche in tecnica pura, con una Brandi che gigioneggia tra Whitney Houston e Marlene Dietrich, una batteria che nei punti più arroventati è macchina di groove sofisticati, e un apporto elettronico tanto avvolgente quanto scheletrico. Anche in vinile e in download digitale, con distribuzione a cura di Rough Trade.
11/10/2012