Morten Harket

Out Of My Hands

2012 (We Love Music / Island) | synth-pop

Nel dicembre del 2010 gli a-ha hanno detto addio al proprio pubblico, e Morten Harket torna oggi alla carriera solista già inaugurata in passato (ricordiamo lo splendido "Wild Seed" del 1995) con il suo quinto album "Out Of My Hands". Si tratta di un lavoro radicalmente diverso dai precedenti, tant'è che questi al confronto possono essere ora visti come un discorso unitario a parte.

Al posto delle produzioni eclettiche di Kjetil Bjerkestrand, qui ci immergiamo piuttosto in un synth-pop raffinato, grazie al contributo di Steve Osborne, già incontrato nella veste di produttore in "Foot Of The Mountain". Il tentativo è in effetti quello di proseguire per la strada tracciata dall'ultimo lavoro in studio dello storico gruppo norvegese (anche se gli esiti sono alquanto diversi). Ciò che non si comprende è come Morten possa avere accostato questo lavoro a "Wild Seed", col quale ha ben poco da spartire.
Le melodie commoventi e le intense interpretazioni vocali che caratterizzavano, in generale, tutti i suoi precedenti dischi da solista sono, con qualche piccola eccezione, quantomai lontane. Quest'album procede traccia dopo traccia in modo liscio e leggero, ma senza lasciare solchi profondi. C'è molta accuratezza nel confezionare i pezzi, come sempre, e la voce di Morten è al solito sempre ben impostata, ma il tutto sembra più opera di "mestiere" che d'ispirazione autentica.

Si possono ovviamente fare paragoni con composizioni precedenti di Morten: "When I Reached The Moon" può ricordare "Send Me An Angel" (tratta da "Letter From Egypt") e la melliflua ballata "Quiet", tipicamente à-la-Morten, è accostabile nella melodia a "With You With Me" (sempre da "Letter From Egypt") e nelle atmosfere a "Make It Soon" (tratta da "Analogue" degli a-ha). Tuttavia, nel complesso, il cambiamento di direzione è abbastanza evidente.
Lo struggente lirismo del Morten che fu (che ha dato il meglio di sé nel primo album solista e che è stato "spremuto" fino all'ultima goccia in quello del 2008) lascia il posto a un synth-pop furbo e accattivante (o che intende esserlo). C'è persino un contributo scritto appositamente dai Pet Shop Boys ("Listening"): come dire, l'apoteosi del genere.
Non mancano i riferimenti colti: i New Order appaiono nel bel mezzo di "When I Reached The Moon" (e la cosa non sorprende, visto che Steve Osborne ha collaborato con la grande band britannica in occasione delle registrazioni di "Get Ready"). Il meglio viene raggiunto da "Burn Money Burn", cover anglicizzata di un brano degli svedesi Kent ("Kärleken väntar"), soprattutto grazie agli arrangiamenti veramente ben impostati che riprendono abbastanza fedelmente quelli dell'originale, anche se l'ossatura ritmica passa dalla chitarra ad algide tastiere ritmate, tanto per dare quell'ulteriore tocco synth che è ricercato dappertutto.

Purtroppo, un ascoltatore che nutrisse verso gli a-ha tutti i pregiudizi diffusi nei loro confronti li vedrebbe in buona parte confermati dall'ascolto dell'altra collaborazione con i Kent ("Lightning") e dalla cover di "Scared Of Heights" di Espen Lind. Quest'ultima costituisce un peccato grave, non giustificato da un appello a un momentaneo calo di creatività. Con tutte le canzoni meritevoli ci sarebbe stato sicuramente di meglio che valesse la pena rifare, anche se apprezziamo bonariamente il nobile impegno assunto da Morten (sotto suggerimento di Magne Furuholmen) di reincidere canzoni di colleghi norvegesi meno noti per proporle al mercato internazionale.

A noi continua a piacere di più il Morten lirico e fortemente emotivo dei lavori precedenti piuttosto che questo nuovo (si fa per dire) aspirante alfiere di un synth-pop elegante ma tutto sommato abbastanza innocuo. È scontato, in una critica a un suo disco, osservare che la sua voce è sempre eccelsa - ma proprio perché particolarmente dotato gli si chiederebbe di non sedersi sugli allori, ma di dirci semmai qualcosa, come quando ci scuoteva l'animo con i virtuosismi possenti dei primi dischi degli a-ha, oppure quando sapeva farci vibrare con i toni cupi di "Memorial Beach", quando ci colpiva il cuore con le interpretazioni lacerate di "Wild Seed" o, infine, quando ci trasportava su piani sublimi e celestiali in "Analogue" o "Letter from Egypt".
Qui la voce, pur sempre bellissima, è appunto solo questo. Un discorso similare si potrebbe fare per l'aspetto compositivo (tra l'altro Morten è aiutato da diversi co-autori di supporto): nulla graffia, nulla stordisce, nulla si imprime. Rimane il piacevole ascolto, e soprattutto tanta, tantissima professionalità, anche troppa - magari ci fosse qualche imperfezione in più compensata da emozioni vere: si confronti "Burn Money Burn" con l'originale dei Kent per vedere come una produzione e una vocalità ben più povere e modeste possano dare quella maggiore ruvidezza che talvolta fa la differenza... verso l'alto.
Resta comunque da apprezzare la volontà di cambiamento stilistico, ottenuto abbandonando la produzione di Bjierkestrand e passando a quella di Steve Osborne (echi bjierkestrandani si trovano comunque nella bonus track "Undecided"). Forse il risultato non è particolarmente incisivo, ma può essere promettente per il futuro. In fondo, la classe non è acqua.

(04/05/2012)

  • Tracklist
  1. Scared Of Heights
  2. Keep The Sun Away
  3. Lightning
  4. I'm The One
  5. Quiet
  6. Burn Money Burn
  7. When I Reached The Moon
  8. Listening
  9. Just Believe It
  10. Out Of My Hands
  11. Undecided (iTunes only)
Morten Harket on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.