Oren Ambarchi

Sagittarian Domain

2012 (Editions Mego) | avant-psych

L'eclettismo e la varietà sono da sempre caratteristiche prime dell'opera di Oren Ambarchi. L'austrliano, seguace del guitar-processing fennesziano, sperimentatore ardito - e collaboratore di lunga data, fra gli altri, dei Sunn O))) - ha attraversato con maestria una miriade di linguaggi: dal minimalismo glitch dei primi lavori all'ambient-drone che ha marcato il suo approdo alla corte della Touch (si pensi al bellissimo "In The Pendulum's Embrace"), passando per la tecnologica sacralità del duetto con Z'Ev di "Spirit Transform Me" e per l'improvvisazione d'avanguardia al fianco di nomi come Keith Rowe e Jim O' Rourke.

A pochi mesi di distanza da "Audience Of One" - sorta di trait d'union fra i percorsi precedentemente affrontati - Ambarchi ritorna a sorpresa dando alle stampe questo nuovo, sorprendente progetto, che segna il suo rientro in casa Editions Mego dopo "Indeed" dell'anno scorso.
Avvisaglie della svolta presentataci da questo lavoro si erano intraviste da lontano nei trentadue, funambolici minuti di "Jam", una suite dal cuore pulsante - all'insegna di un proto-rock non distante dalle collaborazioni con i Sunn O))) - che costituiva lo scheletro principale del precedente lavoro, nonché il suo episodio più ardito e complesso.

Ma "Sagittarian Domain", nei ventisette minuti della title track che lo compone interamente, va oltre: Ambarchi si alterna tra batteria, laptop, chitarra e basso elettronico, dando vita a una monumentale suite di psichedelia avantgarde. Gli strumenti attaccano uno per volta nei primi cinque minuti, seguendo una struttura ciclica fissa; poi, raggiunto l'unisono, ciascuno introduce a ogni battuta una variazione quasi impercettibile, tassello fondamentale nel suadente e complesso movimento del serpentone sonoro. I cicli vengono alterati progressivamente, nella miglior tradizione minimalista, ma la crudezza del sound trasporta tale dimensione in pieno territorio allucinogeno.

Di ambient, drone e melodia non c'è traccia: i Primal Scream e i Battles incontrano Steve Reich e il GRM in un'esperienza strabordante e ipnotizzante, la cui "cattiveria" è ulteriormente accentuata dai siluri di rumore che il laptop dell'australiano lancia con cadenza fissa. È un trip telecomandato, un caos matematico e calcolato nei minimi dettagli, in ogni singolo suono: l'architetto Ambarchi progetta e disegna la sua vibrante costruzione, lasciando alla stessa lo scopo di svilupparsi sino al "crollo" conclusivo, dove gli strumenti si ammutoliscono contemporaneamente lasciando spazio dapprima alla loro eco e poi un silenzio cosmico: la quiete dopo un'infinita tempesta.

"Sagittarian Domain" è impatto puro, muro invalicabile e incapace di cedere se non sulle sue stesse fondamenta. È incontro di linguaggi, esperienza di simbiosi che, pur non inventando né proponendo novità, brilla di luce propria. È un nuovo, ennesimo lato di un artista dalla personalità multiforme, che con tutta probabilità non mancherà di riservarci ulteriori sorprese in un futuro prossimo.

(28/08/2012)

  • Tracklist
  1. Sagittarian Domain
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