Peter Hammill

Pno, Gtr, Vox Box

2012 (Fie!) | progressive, songwriter

When my mouth falls slack
and I can't summon up another tune
shall I then look back and say
I did it all
too soon
Da "In the End" (Peter Hammill, 1973)

Si racconta che quando un uomo stia per morire riveda in un lampo tutta la sua vita. È un'esperienza che pare volerci raccontare questo signore 65enne, magrissimo, canuto, dal viso smunto e dagli occhi toccati da un demonio che lui solo sa di aver visto, con questo "Box" di ben 7 Cd (sorprende in un'epoca in cui il disco di breve durata perde senso davanti alla svalutazione di chi non compra ma scarica soltanto?) a un costo più che irrisorio. Se "Pno Gtr Vox" era un monumento, "The Box" è un mausoleo, ma non è edificato con pietre preziose. Lo è con grumi di sangue. Quanta tristezza, tra questi solchi. La memoria spesso tradisce, confonde le pagine di una storia lunghissima e vissuta con un'intensità e un'integrità senza pari, cancella pagine di spartiti, confonde le parole dei testi, per riemergere poi con un'intensità inaudita e spiazzare ancora una volta.

C'è un'intera carriera raccontata in questa collezione, materiale da 35 dei quasi 50 album che portano la firma dell'autore tra la produzione solista e quella dei Van Der Graaf Generator.
La bellezza del materiale proposto emerge come non mai con lucidità anche quando le foto appaiono ormai stropicciate e ingiallite. A scanso di equivoci, la prima sensazione che questo lavoro porta è un senso di profondo fastidio e arriva a deludere non poco. Nessuna produzione del cantastorie inglese che ha edificato il linguaggio della musica progressiva più autentica (non il "prog", ma quello che oggi chiameremmo "avant-rock") per poi farlo a brandelli tra il rumore e le urla del punk, riemergere lucidamente tra il minimalismo elettronico e glaciale della darkwave e inventare infine (?) un suo linguaggio di canzone d'autore colta, è stato così vicino all'indimenticato "Vital" dei Van Der Graaf.
Entrambe le produzioni raccontano di vita brutalizzando la forma. Pessime esecuzioni si alternano ad altre formidabili, ma non si incontra un solo momento di noia. Il valore di quest'opera può essere compreso solo lasciandola sedimentare, molto in fondo.

Il primo album ci regala una versione semplicemente perfetta di "Gone Ahead", un'intensissima "Friday Afternoon", una "Time Heals" che va dritta al cuore, la tensione emotiva spasmodica di "Traintime" e le incisive e agili invenzioni di "Faculty X".
Il secondo Cd è definibile il manifesto dell'Hammill autore alla chitarra, ed è il migliore dei sette volumi. A una "I Will Find You" completamente riletta rispetto alla versione in studio e straordinaria per le escursioni vocali, seguono una "Shingle Song" davvero struggente, la più bella versione di "Stumbled" che ci sia stato data d'ascoltare e una "Modern" matura quanto affascinante. Non da meno una "Central Hotel" che sembra uscita dal repertorio di un gruppo punk della prima leva.
Il terzo Cd sorprende per la dedizione interpretativa alla materia sonora. "The Mercy" è superlativa, "Patience" una delle più belle che abbia ascoltato, molto sentita e lirica più che mai "A Better Time", perfetta "Undone", una spanna sopra la versione in studio, "Driven" è nella versione migliore fin qui ascoltata.

Il quarto Cd propone esclusivamente materiale dei Van Der Graaf Generator, ed è tratto da una registrazione fatta in sala - dunque di qualità audio inferiore. Hammill in gran forma vocale, ma con ammessa scarsa preparazione strumentale, rende in particolar modo sui pezzi tratti da "The Quiet Zone/The Pleasure Dome", trasformandosi nel suo infuocato alter ego Rikki Nadir (da "Nadir's Big Chance"). Bellissime "The Sphinx In The Face", "The Habit Of The Broken Heart" e una magnifica "The Siren Song", che neanche qualche acciacco al piano riesce a oscurare nella sua poesia e nei sorprendenti slanci vocali (sembra quasi di rivedere l'immagine del corpo ad arco dell'autore sulla copertina del disco, anno 1977). Da segnalare anche una notevole "Masks" da "World Record".
Il volume 5 raccoglie esecuzioni non fatte in Giappone e annovera alcuni degli episodi migliori della carriera di Hammill, che è bellissimo riascoltare di seguito, anche se le esecuzioni non sempre risultano abbastanza pulite da non inficiare l'emozione. Meravigliosa "Unrehearsed", "Primo On The Parapet" risulta di gran lunga più affascinante rispetto alle altre pubblicazioni dal vivo ufficiali, "Our Eyes Give It Shape" acquista luce ed energia pur rimanendo abrasiva. A chiudere, una versione di "A Way Out", in ricordo del fratello suicida che non ho difficoltà a definire, senza alcuna retorica, commovente.

Il sesto volume raccoglie brani scartati dalla selezione, non sempre a ragione - anzi, "Bubble" riluce come non mai nel suo dramma con cui travolge il finale, la matura e sulfurea versione di "(On Tuesday She Used To Do) Yoga", per quanto imprecisa, è molto affascinante e si chiude con dei delay di chitarra davvero inquietanti. "Sitting Targets" ci riconsegna un riff new wave memorabile, appoggiato a modulazioni armoniche inedite nel refrain.
L'ultimo volume è uno dei migliori e ci offre alcune versioni alternative, non di rado superiori a quelle incluse nei capitoli precedenti. "Comfortable" vede Hammill precipitare negli inferi vocali fino a raggiungere un "kargyraa" tibetano spaventoso, "Stranger Still" ha un finale trasognato con l'autore che sembra pizzicare le corde del piano mentre improvvisa una nenia con la voce, meraviglia.

Da decenni Hammill ha smesso di mettere in scena la sua musica per mettere in scena se stesso, la sua persona, non il suo mito, che finora mai è arrivato a un pubblico realmente vasto, neanche in una nicchia il suo nome appare vagamente popolare.
Già nel 1972, a un anno dall'avvio della sua carriera solista e dopo il primo scioglimento dei Van Der Graaf Generator, Hammill era considerato finito e tale molti lo considerano tuttora. Questo spostamento del centro dell'attenzione dall'opera all'artista ha fatto e continuerà a fare inorridire molti, tant'è vicino a un ideale tardo-romantico o "pop" nel senso warholiano del termine, di musicista che diventa egli stesso forma d'arte.
Tra tutti i musicisti rock che hanno annunciato la loro morte sul palco per poi ritirarsi dalle scene e godere di soldi e fama accumulati, Hammill è l'unico a non averlo mai fatto. Non l'ha fermato nulla, neanche un infarto, e oggi lo stiamo vedendo consumarsi lentamente. Le sue corde vocali perdono tono (per quanto estensione e duttilità timbrica rimangano per lo più inalterate), il suo diaframma non riesce più a contenere l'urlo, i suoi muscoli tesi ripiegano spesso in uno spasmo d'abbandono. Eppure questa messa in scena autenticamente popolare nel senso arcaico (musica come rituale catartico) e dai riferimenti culturali colti, come una società postmoderna medio-borghese richiede, è ancora viva e credibile e lo sarà fino a quando non si consumerà in un ultimo rantolo.

Grazie, vecchio, per averci raccontato ancora una volta - ma questa volta tutto d'un fiato - la tua meravigliosa vita, quella dove guardiani dei fari, pesci assassini ed esuli incontrano il tradimento di Alice "La Rossa", motociclette in Africa e fantasmi di aeroplani che tutti ricordiamo tra torri che non ormai sono solo memoria. Grazie per averci parlato di un tempo che ormai non esiste più e che non può tornare, ma cui oggi più che mai sentiamo di appartenere.
Grazie per averlo fatto quando eri ancora in grado di restituircelo nel migliore dei modi possibili.
Non ci resta che aspettare il prossimo album, certi che il "cercare diamanti in una miniera di zolfo" prima o poi ci regalerà una luce mai vista, o forse, più semplicemente, ci farà accorgere di averla incontrata e di non essere stati capaci di accoglierla.
A maggio Hammill sarà ancora una volta in tour in Italia.

(07/03/2012)

  • Tracklist

Cd 1: What If I Forgot My Guitar?

  1. Easy To Slip Away
  2. Time Heals
  3. Don't Tell Me
  4. Shell
  5. Faculty X
  6. Nothing Comes
  7. Gone Ahead
  8. Friday Afternoon
  9. Traintime
  10. Undone
  11. The Mercy
  12. Stranger Still
  13. Vision


Cd 2: What If There Were No Piano?

  1. Comfortable?
  2. I Will Find You
  3. Driven
  4. The Comet, The Course, The Tail
  5. Shingle Song
  6. Amnesiac
  7. What's It Worth?
  8. Ship Of Fools
  9. Slender Threads
  10. Happy Hour
  11. Stumbled
  12. Central Hotel
  13. Modern
  14. Ophelia


Cd 3: What If I Knew This Was The Last Show I Would Ever Do?

  1. Easy To Slip Away
  2. Just Good Friends
  3. After The Show
  4. The Mercy
  5. The Comet, The Course, The Tail
  6. If I Could
  7. Driven
  8. Patient
  9. Your Tall Ship
  10. Stranger Still
  11. A Better Time
  12. Undone
  13. In The End


Cd 4: What If I Played Only VdGG/VdG Songs?

  1. My Room
  2. The Siren Song
  3. Darkness
  4. Every Bloody Emperor
  5. Scorched Earth
  6. Masks
  7. After The Flood
  8. The Sphinx In The Face
  9. The Habit Of The Broken Heart
  10. When She Comes
  11. House With No Door
  12. Still Life


Cd 5: What About Songs I Didn't Play In Japan?

  1. Autumn
  2. Unrehearsed
  3. Been Alone So Long
  4. Primo On The Parapet
  5. Our Eyes Give It Shape
  6. Like Veronica
  7. Time For A Change
  8. Last Frame
  9. The Lie
  10. Meanwhile My Mother
  11. A Way Out


Cd 6: What About Songs I Dropped From The Setlists?

  1. Labour Of Love
  2. The Unconscious Life
  3. Too Many Of My Yesterdays
  4. The Mousetrap
  5. Sitting Targets
  6. The Birds
  7. (On Tuesdays She Used To Do) Yoga
  8. Four Pails
  9. Bubble
  10. Time To Burn
  11. Afterwards
  12. Refugees


Cd 7: What About The Best Alternate Versions?

  1. Comfortable
  2. I Will Find You
  3. The Habit Of The Broken Heart
  4. Shingle Song
  5. Central Hotel
  6. The Siren Song
  7. Time Heals
  8. Shell
  9. Stranger Still
  10. Traintime
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