Petra Jean Phillipson

Notes On Death

2012 (Montpatry Press) | folk-rock

Amore e morte. A sette lunghi anni di distanza la fusione è purtroppo completa, terribilmente sentita per colpa di una disgrazia che ha colpito recentemente la cantautrice di Brighton. La ragazza dalla porta accanto torna dunque con il cuore ferito e l’anima in fiamme per la perdita di una persona cara.
L’umore nero ma in fin dei conti speranzoso dell’ottimo “Notes On Love” si trasforma così in oscuro disincanto. Ma non solo. “Notes On Death” trasuda rabbia e spasmo. Inquietudine e perdizione. Distorsione e aggressione (“City Of Lost Angels”).

L’opera è divisa in due atti: “Noir & Blanc”. Due modi per racchiudere un doppio Lp ambizioso, introdotto dagli ottoni sfibrati e grevi dell’open-track “Underworld Tubeophany”, i quali lasciano intendere che il cammino è ora quanto mai lungo e impervio. C’è una selva da attraversare. Ci sono tante lune da venerare e una miriade di ombre da cui sfuggire. La quiete è solo apparente. E finanche i tanti momenti di calma pastorale sprigionano una qualche insofferenza interiore.
Le melodie sorvolano il blues del Delta e il folk stralunato a stelle e strisce dei bei tempi (“My Love Resides In The Garden”). Mentre l’elettricità e l’irrequietezza dettata dall’istinto prendono il sopravvento a sprazzi e quando meno te l’aspetti (“You Asked For It”), mostrando così la doppia anima della nuova Petra, tremendamente indomita e a suo modo confusa. 

Il tambureggiare sullo sfondo ostentato nell’ispanica danza di “Men 3 Mothers Dead”, intonata alla stregua di una Polly Jean qualunque, evidenzia al centro del piatto la capacità di concedersi un po’ a tutto e senza esitazione alcuna. Parimenti, l’ugola è ancora bella calda e pronta a miagolare (dis)illusioni e paure (“Kill You Drink You”), trasportate da un’acustica serpeggiante. Il secondo disco offre al contrario tinte melodiche bianche (per l’appunto) e arpe carezzevoli attraverso cui lasciarsi cullare (“Victorian Worship Song”).  E’ la parte chiara della luna a riferire di “baci a cui lei non può resistere” e letali possedimenti della carne.

Prima che cali il sipario è dunque opportuno lasciar intendere che in fondo la speranza è l’ultima a morire. Le mancanze affettive palesate con ironia in “Dark Nights Of The Soul” sono solo il preludio al crescendo di fiati giullari e piatti in festa di “All At Sea”, trascinati a terra con opaco candore nella parte conclusiva del brano. Ma il finale è quantomeno tetro e ipnotizzante. Petra chiede agli dei di tirare giù il cielo sfruttando le proprie capacità persuasive, ululando come una lupa lacerata nel profondo del cuore dalla tetraggine della propria solitudine, lasciandoci in definitiva ancora una volta soli e impazienti di altre note da valicare con audacia e quella collera ambigua che sovrasta da sempre le sue canzoni.

(24/10/2012)

  • Tracklist
  1. Underworld Tubeophany
  2. City Of Lost Angels
  3. Ice In June
  4. My Love Resides In The Garden
  5. You Asked For It
  6. Kill You Drink You
  7. Men 3 Mothers Dead
  8. Pyrite
  9. Imaginary Gentle Place
  10. Victorian Worship Song
  11. And Lilith Said Unto Adam
  12. Dark Nights Of The Soul
  13. All At Sea
  14. Sissy’s Miracle
  15. Ask The Gods To Pull Down The Sky
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Recensioni

PETRA JEAN PHILLIPSON

Notes On Love

(2005 - Gronland / Emi)

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