Phidge

We Never Really Came Back

2012 (Riff) | alt-rock

Dopo un demotape ("Next June", 2003), i Phidge confezionaneo due promo Ep intitolati "Disclosing How It Feels" (2004) e "Glad Out Of Theat" (2006). "Disclosing" contiene già le sincopi math-rock di "The Tale That Repeats Itslef", i secchi controtempi post-hardcore di "O Ren-Ishii", con elaborazioni kitsch di produzione, e la lenta (bluesy ma marziale) "A Sudden Spting Night", con cui presentano i loro nuovi flirt col post-rock. "Glad", due anni dopo, aumenta il trasporto emotivo con la baraonda "post" di "The Return Of Gorgeous Spiral", mentre "White (Despair)" è il momento di solennità, il preludio dei due album.

Il debutto, "It's All About To Tell" (Riff, 2008), è una parata di cantate emo con parentesi ad effetto e orchestrazioni luminscenti. Il loro sound mantiene un certo equilibrio, specie nelle armonie vocali del canto, con punte sporadiche di passione, specie in certe progressioni intorcolate, a renderlo salace di quel tanto. "Waves Rolling Under" è il sintomo di un possibile nuovo corso, e più in generale nella parte finale l'album si fa via via più sofferente.

"We Never Really Came Back", il seguito, si limita a chiarire gli intenti, specie attraverso "Awoken", ballata pop-emo con vibrato ventosi, "Nobody Tries", altra ballata con eruzione di suoni scintillanti, e "Hot Water Beach", più convenzionale col suo inciso ripetuto ad libitum.
Un tono più sanguigno arriva quando la band estremizza i contrasti. "Door Selected", accelerazione di ritmo convoluto e armonie nevrotiche (due voci a perdifiato), fa un po' la parte della "Communication Breakdown" Led Zeppelin-iana del caso (e li rende più interessanti dei tardi Fine Before You Came). "Our Lungs Are Blind", il centerpiece di 7 minuti caratterizzato da un crescendo in più tempi che non è mai sfondante, e anzi rimane sempre sulle sue, prova quantomeno a coniugare il post-rock italico più usuale con un canto una volta tanto pregno di pathos.

I Phidge non sono (ancora) i Bedhead italiani, ma vi si avvicinano con la successione tra il folkeggiante, grazioso interludio di "Blind Driving" e "Card With A Wish", un continuo accrescimento e accumulo di atmosfera (controcanti lontani, vibrati delle chitarre). A completare la grazia, "The End Of The Day", un lounge-jazz artigianale, suona come pura dimostrazione di versatilità eclettica.

Cura dei suoni, spazializzati a sufficienza - anche nei brani riempitivi - salvaguardia del pathos - anche ostentato da far quasi tenerezza - una generale aria di turgidità da machi emotivi fanno il quanto basta in questo albo nervino, appena il secondo in dieci anni di esistenza, del quartetto emiliano. Hanno anche un'estetica, che ormai fa parte di un passato forse un po' ingenuotto: l'omino che si tuffa nella copertina di "Disclosing" (nome: Franco), disegnata da Luigi "Tuono Pettinato" Siviero, è diventato la mascotte della band, gli venne loro ispirato dai tuffatori bosniaci dal ponte di Mostar nella Drina gelata. In "Glad" c'è invece un primissimo piano di Fidge, nome in codice di un amico dei quattro, da cui - per ovvia assonanza - venne tratto il nome del complesso.

(25/03/2012)

  • Tracklist
  1. Awoken
  2. Nobody_Tries
  3. Door Selected
  4. Invisible Colors
  5. Hot Water Beach
  6. Our Lungs Are Blind
  7. Blind Driving
  8. Card With A Wish
  9. Graveyards
  10. On The Whole
  11. The End Of The Day
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