Philippe Petit

Hitch Hiking Thru Bronze Mirrors

2012 (Aagoa) | avantgarde, modern classical

Si apre con una sonata di pianoforte volutamente scarna ed elementare il terzo capitolo della saga "Extraordinary Tales Of A Lemon-Girl" di Philippe Petit (che, va precisato subito, non ha niente a che vedere né con il famoso equilibrista francese né con il dj-producer belga). Un incipit che fornisce sin dal principio la chiave di lettura per quello che è forse il più eclettico e complesso dei tre episodi della serie, concepiti come colonne sonore per un film immaginario.

Questa spinta illustrativa è, a voler ben vedere, caratteristica primaria della musica di Petit fin dalle prime espressioni musicali, da sempre evidentemente influenzate dalla musica cinematografica. “Hitch-Hiking Thru Bronze Mirrors” è però, come i suoi predecessori, un'immersione completa nelle tempistiche e nelle strutture delle colonne sonore: Petit riconferma l'armamentario sonoro clavicembalo-archi-metallofoni, al quale aggiunge un pianoforte decisamente più presente e un inusuale salterio. L''elettronica, decisamente preponderante in molte delle opere precedenti, è ridotta qui a fondale sonoro, sul quale si dispiegano con libertà e senza strutture fisse gli strumenti acustici.

La storia narrata è, come ovvio, la parte finale dell'intera avventura: nella prima metà del disco, la ragazza-limone si ritrova immersa nella natura di un campo di fiori, la cui bellezza è però minata dall'aria inquinata che la circonda. Nella seconda si ha il ritorno a casa, cosparso però di indecisioni e incertezze fino al misterioso finale lasciato insospeso. La gracilità e la delicatezza del primo movimento sono presto appannate dai graffi e dalle dissonanze del secondo, forse l'episodio più rappresentativo e descrittivo dell'intero lavoro.
Nel terzo e nel quinto il salterio trasmette tensione sfruttando scale dodecafoniche, seguito a ruota dagli archi, mentre nel quarto è di nuovo il pianoforte a disegnare vuoti d'inquietudine. Da questo momento, protagonista unica della scena diventa una suspense orrorifica, sia essa trascinata da alterazioni metalliche (settimo movimento), gocce pianistiche a cavallo fra quiete e terrore (sesto) o pura avanguardia concreta (ottavo).
Lo pseudo-lieto fine dovrebbe essere rappresentato dalla parentesi cameristica del nono movimento, ma ecco sopraggiungere l'annunciato finale sospeso, reso dai droni di stampo glitch e dalle misteriose sequenze piano-clarinetto basso del decimo.

“Hitch-Hiking Thru Bronze Mirrors” enfatizza gli stessi limiti già emersi negli altri capitoli della saga in questione: pur partendo con un'ottima idea di base, si perde nell'incapacità di portare a termine il suo scopo. La sua ipotetica forza illustrativa viene infatti minata in maniera irreparabile dall'eccessivo susseguirsi di forzati spunti avanguardisti, come se Petit fosse più interessato a mostrare le sue indubbie capacità di compositore che a suscitare effettivamente emozioni in chi ascolta. Musicalmente, il disco conferma le capacità del francese senza aggiungere nulla di nuovo, necessitando per altro di estrema attenzione per poter essere apprezzato al meglio.
Esattamente il contrario di quel che si richiede a una colonna sonora, a maggior ragione se questa deve muovere l'immaginazione fino a far nascere un film che non c'è.
Mal calibrato.

(27/12/2012)

  • Tracklist
  1. Movement 1
  2. Movement 2
  3. Movement 3
  4. Movement 4
  5. Movement 5
  6. Movement 6
  7. Movement 7
  8. Movement 8
  9. Movement 9
  10. Movement 10
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