Polly Paulusma

Leaves From The Family Tree

2012 (Wild Sound Recordings) | pop

Sono passati otto anni dall'esordio discografico di Polly Paulusma. Era il 2004, e la One Little Indian aveva creduto a tal punto nel talento di questa "ragazza della porta accanto" da pubblicare un album, "Scissors In My Pocket", registrato quasi interamente con mezzi artigianali nella casetta di legno del già minuscolo giardino di Polly. Le canzoni della Paulusma non ambivano certo ad essere originali, nella loro entusiastica e rispettosa adesione ad un canone folk-pop cantautorale ispirato a Joni Mitchell, Janis Joplin e Carole King, ma possedevano un misto di freschezza e intima profondità capace di attirare l'attenzione e le lodi della critica europea e italiana in particolare (ricordiamo ancora con piacere Polly sulla copertina di un noto magazine rock, allora settimanale).

Cos'è successo da allora? Alcune disavventure della vita, seguite dalla gioia di dare alla luce una figlia, Valentine, che è cresciuta seguendo la mamma nei suoi concerti in giro per il continente. Un secondo album passato inosservato, "Fingers & Thumbs", che rivestiva di misurata elettricità lo spontaneismo acustico degli esordi ma non ne uguagliava la strana magia. Poi alcuni anni di pausa, in cui la Nostra si è dedicata alla famiglia, seguiti finalmente dalla pubblicazione di un nuovo lavoro, "Leaves From The Family Tree", che è un sereno e onesto ritorno alle origini: la stessa casetta da giardino adattata a studio, un paio di amici musicisti che hanno condiviso tanti palchi giunti appositamente a dare una mano, qualche guest che ha inviato il proprio contributo via e-mail e in definitiva quasi tutto il lavoro sulle spalle della stessa Polly, dalla scrittura alla stragrande maggioranza degli strumenti, dalla produzione all'impacchettamento e spedizione dei cd, visto che - nel giro di due dischi - la Paulusma ha perso etichetta e distribuzione.

Polly ha sempre concepito i suoi album come un diario poetico, dando forma musicale a una serie di liriche levigatissime e intelligenti, sospese tra una leggera e comunicativa semplicità e un più complesso lirismo introspettivo, e anche questa volta le sue canzoni ci parlano con sincera arguzia della sua vita, a partire dal brillante carpe diem acustico "Last Week Me" - impreziosito dal violino folk di Anna Phoebe - che apre idealmente una serie di riflessioni sul passare del tempo che alla malinconia preferiscono una luminosa voglia di vivere ("because any day now it's going to be spring", sentenzia Polly in "Blood Red Coat"; "Right here right now's all that we've got, so i want to make the most of it",ribadisce poco più avanti nella graziosa "Most Of It"). Ecco allora che la casa - intesa come affetti, sicurezza, pura e semplice quotidianità - diventa il "nido" da cui promana quella stessa luce: "Our house is a womb, a warm cocoon, cradling us like jewels right at the herat of it" recitano le spoken-words della morbida "Hallelujah", poco prima che la porta si spalanchi sui rotondi archi e sulla confortevole circolarità pop di "Story Of My Life": "Why don't you come on in and make yourself at home, i've nothing left to hide, and if you sit me down and run it back again the story of my life, the i might just see where i went wrong".

Non c'è dubbio che la Paulusma sappia scrivere canzoni, così come in fondo non si sbaglia se la sensazione è quella di trovarsi davanti a qualcosa di già sentito. Vero è che lo stile di Polly, pur curatissimo nei dettagli e così raffinato sul versante delle parole, rientra in un orizzonte che in otto anni non è cambiato, tanto che non ci stupiremmo se scoprissimo che molte delle canzoni che ascoltiamo oggi (prendiamo la piacevolissima "Don't Ask Me", per esempio, oppure l'essenziale piano ballad "Ocean") fossero out-takes degli album precedenti, oppure nuove versioni di pezzi già incisi. Tuttavia ascoltare i vari episodi di "Leaves From The Family Tree", al di là di qualche innocuo dejà vu, produce più che altro l'impressione che si ha quando, dopo tanto tempo, risentiamo la voce consueta di una persona cara che per un motivo o per l'altro avevamo quasi dimenticato e che ci racconta senza fretta e a cuore aperto cos'è accaduto nella sua vita. È con questa disposizione d'animo, allora, che ci accostiamo al romanticismo delle piccole cose quotidiane di "Lynch Pin", dove anche un semplice risveglio mattutino trova un significato poetico ("Sheets boundled round you, the creases criss-cross you face like a map of your dreams"), ci lasciamo cullare nella domestica quieta normalità della ninna nanna acustica "All Is Well" e accarezzare dagli arpeggi drakeiani e dal coro onirico di "Take Me Home".

In definitiva, Polly Paulusma è una cantautrice meravigliosamente fuori moda, lontanissima dall'idea stessa di mescolare i generi o di imboccare strade diverse da quelle ben conosciute per tentare di attirare l'attenzione e "rientrare nel giro". Non sembri una critica, allora, se diciamo che "Leaves From The Family Tree" è un album prevedibile. Lo è proprio nella misura "familiare" che vuole rappresentare: quella di un songwriting sobrio e sorridente, che accoglie con una tazza di tè e un pugno di racconti acustici chiunque bussi alla sua porta.

(02/06/2012)

  • Tracklist
  1. Last Week Me
  2. Blood-Red Coat
  3. Hallelujah
  4. Story Of My Life
  5. Most Of It
  6. Two Houses
  7. Don't Ask Me
  8. Ocean
  9. Lynch Pin
  10. All Is Well
  11. Wedding Day
  12. Take Me Home
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