Raglani

Real Colors Of The Physical World

2012 (Editions Mego) | electro, avantgarde

L’artista elettronico Joseph Raglani, già partecipe del progetto Bryter Layter, dopo una serie di uscite brevi e Cd-r (“Inner Piece”, “Man Myth Magic”, “Web of Light”), e un disco compiuto (“Of Sirens Born”) con cui sperimenta le possibilità del sintetizzatore nel nuovo millennio, dà vita e sembianze alle sue estetiche di trasformazione aerea di suono e armonia d’avanguardia in “Real Colors of the Physical World”.

Nelle due suite elettroniche, “Fog of Interruption” e “The Terrain of Antiquity” Raglani allontana sempre più repentinamente anche i meno riconoscibili segni rock, attraverso un gorgogliare sempre più frenetico, a metà tra i radiowork di John Cage e i poemi dissonanti di Morton Subotnick, per sfociare apertamente in una festa Terry Riley-iana di fuochi d’artificio galattici in eruzione. Dopo una sorta di balletto astratto espressionista di pura improvvisazione alla Edgar Varese, riprende la festa minimalista - più caotica e deforme di prima -, quindi un nuovo contrappunto supersonico conduce all’estremo opposto, un corale dissonante e cibertronico estremamente rallentato.

“The Terrain Of Antiquity” passa con disinvoltura dal caos elettronico alla “Psychè Rock” di Pierre Henry a una versione diabolica di “Little Red Riding Hood Hit the Road” di Robert Wyatt, quindi a una versione lirica dei “robots” del Kraftwerk (il caos ribollente accompagna sempre, in qualsiasi momento e in qualsiasi atmosfera, anche in momenti di paradisiaca ipnosi), per chiudersi con una soundscape a metà via tra videogame con ritmo palleggiante e liturgia ecclesiastica.

Quattro parti per ciascuna (“Tongue”, “Men for Wire”, “Brutality of the Eye”, “March”; “Ferry Across Marginalia”, “Hollis Albion”, “Mild Power Descending”, “Fireflies of Arcadia”), queste lunghe dissertazioni dell’assoluto compongono una visione cromatica, asettica e indulgente allo stesso tempo, una riflessione cupamente entusiastica, uno smarrimento acustico che, insieme, penetra e svuota. Completato da un 7” con due brani brevi (“The Exploded View”, “Trampoline Dream”, pure appendici), chiama a raccolta tutti i modi di sfumatura tra improvvisazione vitalistica e pianificazione, da Bach a Klaus Schulze. Produzione e manifattura finale a cura del producer berlinese Rashad Becker.

(18/02/2013)

  • Tracklist
  1. Fog of Interruption
  2. The Terrain of Antiquity
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