Raveonettes

Observator

2012 (Vice / Audioglobe) | pop-gaze

Quando alle spalle di una band comincia a delinearsi un'ormai consolidata carriera discografica, l'annuncio di un nuovo album rischia di tramutarsi, nella migliore delle ipotesi, in una celebrazione di ciò che presumibilmente si conosce a menadito. E in parte i Raveonettes, al loro settimo disco, hanno rischiato di inciampare in questa declinante ma comunque onorevole possibilità. Onorevole se pensiamo che il duo danese in più di dieci anni di carriera - sondando qualsiasi variopinta deriva pop, non ha mai pubblicato un album meno che bello. Questo lo possiamo dire senza remore. Dalla loro personale rilettura di Jesus & Mary Chain in chiave melodico-psichedelica di "Whip It On" al noise-pop di "Lust Lust Lust"; dal garage-rock romantico di "Pretty In Black" alla retro-dance di "In And Out Of Control" culminando il percorso con gli umori dark di "Raven In The Grave", ma riuscendo comunque a tenere i piedi bene a mollo in quel pop-gaze che è diventato trademark.

Fatte le debite premesse, alla luce del licenziato "Observator", sembrerebbe che il disco abbia riconfermato ancora una volta l'intramontabile talento di Sharin Foo e Sune Rose Wagner (il quale si è dato anche alla produzione, vedasi "Only In Dreams"), perché nel nitore della compattezza il duo dimostra ancora una volta di saper scrivere. Pochi, pochissimi sono riusciti ad unire un'imperturbabile costanza esecutiva a una solidissima efficacia, senza tuttavia perdere mai l'equilibrio, come i Raveonettes.

Ne esce un disco che sposta di poco i termini della proposta (a voler ben vedere sembrerebbe una fusione degli ultimi due lavori) ormai nutrita da atmosfere notturne, spiraliformi distorsioni elettriche come spari nel buio, inquieti echi e chitarre fischianti, dall'abile alternarsi delle voci maschile e femminile e di melodie tanto immediate quanto intrise di un'onirica malinconia, un po' Blonde Redhead, un po' Radio Dept. Canzoni leggere, rotonde ed esuberanti, nove brani che scorrono via tra stacchi sixties e melodie a molla, aggiornate ad una sensibilità splendidamente ruffiana: un pizzico di new wave al saccarosio a completare l'offerta. Ed ennesima prova che le canzoni i due sanno scriverle eccome: tanto quelle vivaci e occasionalmente scontrose - "Sinking With The Sun", "Till The End" - quanto quelle romantiche e avvolgenti - "The Enemy", "You Hit Me (I'm Down)". Canzoni come marionette del più geniale degli artigiani: perfette in ogni stacco ed ogni passaggio, levigate in ogni sfumatura, con i coretti e gli stoppati al posto giusto, le chitarre morbide e la melodia forte. Canzoni dalle quali anche il più glaciale e amorfo individuo faticherebbe a riluttare, perché quando il refrain comincia a insinuarsi subdolamente sottopelle ("She Own The Streets", "Downtown") è difficile abbandonarlo.

E se il limite è che in sostanza non aggiunge nulla di nuovo a quanto detto dai nostri, il pregio è che conferma questa straordinaria capacità di sguazzare nel pop come pochi altri, una semplicità (ben lontana dall'essere amica del popolo e vergogna per gli artisti) che sembra ormai intramontabile. Se dunque la bellezza di questo nuovo full-length è intrinseca e difficilmente riscontrabile nelle sottigliezze del lavoro, è la globale scorrevolezza e intensità delle nove tracce a conquistare fin da subito. E allora davvero poco importa se buona parte di esse sono costruite sugli stessi accordi, perché in un disco pop, quando ci sono le Canzoni, è davvero tutto quello che serve.

(14/09/2012)

  • Tracklist
  1. Young And Cold
  2. Observations
  3. Curse The Night
  4. The Enemy
  5. Sinking With The Sun
  6. She Own The Streets
  7. Downtown
  8. You Hit Me (I'm Down)
  9. Till The End

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