Rufus Wainwright

Out Of The Game

2012 (Decca / Polydor) | pop-soul

I due anni che dividono "Out Of The Game" da "All Days Are Nights: Songs For Lulu" sono stati trascorsi da Rufus Wainwright a sopire il dolore per la perdita della madre, Kate McGarrigle. Wainwright ha tentato di ricostruire la sua vita emotiva aprendosi a un rinnovamento complesso della sua esistenza, che sembra ripartire proprio da questo nuovo album.

Archiviato il passato con il sontuoso cofanetto "House Of Rufus", il musicista si è concentrato sui suoi desideri più profondi, ufficializzando il suo legame con il produttore teatrale Jorn Weisbrodt, con il quale si è unito in matrimonio a New York nell'agosto del 2011. Rufus Wainwright, nel frattempo, ha dato vita anche a un altro progetto importante: la sua amica d'infanzia Lorca Cohen (figlia di Leonard) ha abbracciato con passione il desiderio di Rufus di avere un figlio da lei, e la nascita di Viva Katherine Wainwright Cohen ha unito due famiglie storiche con un gioco di ruoli molto complesso. Lorca Cohen non è un surrogato della figura materna per Rufus: la giovane figlia dell'artista canadese ha vissuto una crisi familiare sconvolgente dopo che il manager del padre era fuggito con tutto il patrimonio di famiglia, e la nascita di Viva K.W.C. rappresenta anche per lei una fonte di gioia e di rinascita.

La musica resta, però, la grande passione dell'artista canadese, che dopo aver affidato alla sua prima opera "Primadonna" il versante più ambizioso della sua opera, ritorna a frequentare i fasti del pop-rock con un album intelligente e ispirato.
Mettendo in gioco tutta la sua conoscenza dell'arte del songwriting, Rufus Wainwright affronta le sue fonti d'ispirazione (da David Bowie a Elton John passando per i Queen) sul loro stesso terreno, ovvero il pop anni 70, spargendo flussi soul e inedite costruzioni d'arrangiamento che la produzione lussuosa di Mark Ronson (Amy Winehouse, Adele, Duran Duran) cesella con abilità sopraffina.

Bastano poche note di "Out Of The Game" per afferrare il pop agrodolce ricco di swing e soul di questo settimo disco in studio; senza cercare compromessi con le atmosfere shakesperiane del precedente album, Rufus evoca semmai il Billy Joel di "An Innocent Man" con un arrangiamento  sontuoso ed essenziale. Ed è solo l'inizio.
Non vengono tralasciati la muzak e il pop degli ABBA nell'effervescente "Bitter Tears", che arricchisce il catalogo stilistico dell'artista qualificandosi come il suo brano dance. Mark e Rufus usano tessuti glam e white-soul in "Rashida", con sprazzi di black music affidati alle tre coriste e un incrocio vocale in bilico tra Freddie Mercury e Carole King, ed è un tocco quasi barocco quello che estrae sangue, sudore e lacrime dall'innocua melodia di "Perfect Man".

La sensazione di aver tra le mani uno degli album più riusciti dell'artista è supportata da una serie di canzoni ricche di sfumature che, nella loro diversità, si incastrano in un quadro sonoro che ridà  nobiltà e rispetto al termine "pop". Ed ecco splendide geometrie di archi e fiati nell'incisivo mid-tempo della splendida "Jericho" (di cui Elton John sarebbe fiero) e anche solari tracce di funky e lounge-vs-Bacharach in "Barbara" (amorevolmente dedicata a una delle più intraprendenti manager musicali inglesi).
Ma c'è sempre spazio sufficiente per la sua naturale poesia ricca di intimismo, che si distende con un intenso refrain armonico in "Mountak" (dedicata alla sua figlia Viva) e nella delicata ballad "Song Of You".

Ma il Rufus Wainwright di "Out Of The Game" è un musicista ricco di geniali intuizioni: gli ottoni colorano l'atmosfera da cabaret e vaudeville di "Welcome To The Ball", la chitarra twangin' di Nels Cline dei Wilco dona morbidezza e fascino al country sonnacchioso e distratto di "Respectable Dive" e il brioso gioco di acustica nel folk di "Sometimes You Need" incrocia ritmiche inusitate che trascinano il brano verso toni dark e ricchi di magia.
Nell'affrontare la musica pop e le sue gioie, Rufus ha abbandonato il tono enfatico dei primi album. Mark Ronson ha aggiunto una robusta iniezione di swing e soul, che attraversa ogni momento dell'album, sia nelle tracce più soft sia in quelle più ricche di dinamica e verve.
"Out Of The Game" non dà seguito alle comunque splendide atmosfere di "All Days Are Nights: Songs For Lulu", ma possiede una forza emotiva e una limpidezza sonora che rendono intrigante ogni piccolo fraseggio di questo nuovo gioiellino della sua carriera.

Musica pop con molte attitudini, un sound e una scrittura sapiente capace di coinvolgere elementi diversi (old-time music, direbbe qualche attempato critico d'oltremanica). Non c'è alcun dubbio sullo stato di salute di Rufus - i sette minuti conclusivi di "Candles" hanno un sapore elegiaco che accarezza l'anima, con il piano e la fisarmonica che sottolineano fraseggi poetici intensi mentre le cornamuse attendono il passaggio dei ricordi più cari della vita del musicista e della perduta madre.
"Out Of The Game" si presenta come un album di canzoni pop, sì, ma c'è più vita e verità in queste canzoni che in molti libri che sorridono dalle vetrine delle librerie. Anche le cose semplici possiedono il dono dell'arte.

(28/04/2012)



  • Tracklist
  1. Out Of The Game
  2. Jericho
  3. Rashida
  4. Barbara
  5. Welcome To The Ball
  6. Montauk
  7. Bitter Tears
  8. Respectable Dive
  9. Perfect Man
  10. Sometimes You Need
  11. Song Of You
  12. Candles

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