Shackleton

Music For The Quiet Hour / The Drawbar Organ Eps

2012 (Woe To The Septic Heart!) | abstract, tribal, post-dubstep

Va detto che c'era molta attesa per il ritorno in gran spolvero di Shackleton, chi scrive sicuramente la coltivava da parecchio. Il problema - uno dei - dell'approcciarsi a Shack è che bisogna avere una certa predisposizione d'umore: non è uno che ti metti nelle cuffiette per correre o nell'impianto stereo per favorire la copula. Ha questo mondo di morte medievale attorno, un po' bubbonica e un po' da tortura, che tende a mettere le cose su un piano "abbastanza" integralista. Poi c'è il fatto che tutto questa volta si muove attorno a un concept, arrivano due dischi e non uno solo, è chiaro che per l'uomo della strada è facile farsi salire la fotta.

Sam è dunque altrove con la mente e gli arnesi del mestiere. Fuga totale. Ciao ciao a tutti dal pianeta Shackleton. A guardare poi bene l'immagine posta in copertina, pare sia finito nelle mani di qualche smidollato della benemerita Not Not Fun. Ma non è affatto così. Sam non è a Los Angeles. Sam è davvero in qualche altro mondo. Qualcosa tra Pandora e Tralfamadore. Forza della natura e astrazione pura. Cuore e psiche. Droga e mentalismo. Neuroni al vento e fosforo da vendere.

È musica per le ore di quiete, come è lui stesso a suggerirci, ma anche no. Di certo evasione dalla realtà e dalle appartenenze. Battiti terzomondisti e tropicalismi post-moderni mettono a nudo la visione androide, solo a tratti umana, di uno sciamano fuori dal tempo in perenne viaggio metafisico, meta-dubstep, meta-tutto. L'inafferrabilità è totale. La bussola è riposta nel cassetto. Domina un esotismo alienante. L'umore è ora nero e intriso di misticismo, ora vivo e pulsante, mai retto e conciso. La direzionalità è nulla: ci si disperde inconsapevolmente, storditi a più riprese in un'estasi di xilofoni impazziti, vortici siderali e tumulti suburbani. Tutto è dannatamente obliquo, sfuggente.
Sam scivola nell'Iperuranio del dubstep. È un folletto che salta da un funghetto all'altro. La foresta è buia. Poca luce. Tante ombre. Una sola guida. Vengeance Tenfold sputa fuoco dall'alto di una nuova consapevolezza. Un macigno in gola che vibra e annienta. Un predicatore dal pugno di ferro e dall'assoluta fierezza.

In un lavoro come questo, in cui le mutazioni di Shackleton vanno a toccare ambiti lontani da quello che è stato lo schema dubstep, verso Reich e il minimalismo, ci si affaccia su un'opera che ha spesso - e che induce spesso - visioni, una musica non solo ornamentale di ricerca estetica ma anche viva e forte nel poter esprimere e suggerire immagini in un linguaggio sempre più proprio, difficilmente inquadrabile. Decisamente post-qualcosa, o semplicemente di non catalogazione. Niente male nel decennio del già sentito, niente male per un'opera che parte ambiziosa e porta a casa un bellissimo risultato con tutte le imperfezioni di chi spinge l'orizzonte un passo più avanti.

(25/05/2012)

  • Tracklist
Music for the Quiet Hour

  1. Music For The Quiet Hour Part 1
  2. Music For The Quiet Hour Part 2
  3. Music For The Quiet Hour Part 3
  4. Music For The Quiet Hour Part 4
  5. Music For The Quiet Hour Part 5

The Drawbar Organ EPs

  1. (For The) Love Of Weeping
  2. Touched
  3. Seven Present Tenses
  4. Powerplant
  5. Test Tubes
  6. Dipping
  7. Katyusha
  8. Wish Your Better
  9. It Is Not Easy
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