Sharon Van Etten

Tramp

2012 (Jagjaguwar) | songwriter, folk-rock

Qualcosa davvero sfugge, di un personaggio come Sharon Van Etten. Ripetitiva e fin troppo epidermica nei testi, indecisa e mai del tutto riconoscibile nella scrittura delle sue canzoni, il suo segreto è forse nella voce, che però si stenta a definire intensa, compresa com'è tra limiti espressivi evidenti e un certo languore un po' annoiato e annoiante nell'esporre le proprie lamentazioni e invettive.
Eppure la Van Etten è riuscita a folgorare i fratelli Dessner, presso i quali si è accasata per diversi mesi per registrare il suo nuovo disco, "Tramp", edito, questa volta, dalla Jagjaguwar. Si può ben capire insomma come si tratti di un'artista ormai di punta del panorama americano; ma ancora riesce difficile individuarne i motivi.

Lo stile della Nostra è infatti ruminante, obliquo, non tersamente cupo come i suoi testi vorrebbero suggerire, in un bailamme di accuse di codardia e crimini vari a un malcapitato ex-spasimante. Spesso anche faticoso, come nell'iniziale "Warsaw": privo, insomma, di quella scintilla creativa che dovrebbe rendere la musica del disco brillante, pur nel livore e nel dolore.
Ce la mette tutta, Aaron Dessner, ripulendo e levigando il più possibile l'ingombrante e insieme poco sostanziale impalcatura di "Tramp", per cercare di trovare quel coinvolgimento emotivo che sembra debba essere, in teoria, il punto focale dell'esperienza del disco. Lo aiuta nel compito il tocco secco di Matt Barrick dei Walkmen (riconoscibilissimo nel passo di "Magic Chords"), insieme a Julianna Barwick, Zach Condon aka Beirut, Doveman e Jenn Wasner dei Wye Oak. Insomma una batteria dispiegata a piena potenza, pronta ad accendere le micce delle composizioni della Van Etten.

Il momento non arriva quasi mai, nonostante qua e là sopravviva una promessa, per quanto in genere non rispettata. Si parla in particolare di "Serpents", composta in odore di National (anche se poi si scopre che anche loro hanno copiato dai Walkmen, ed ecco che arriva Barrick), in cui emergono le difficoltà della cantautrice del New Jersey ad adattarsi allo stile pieno del disco con la sua espressione così dilatata, ma senza possibilità di variazione, con limitatissimi spazi di interpretazione.
Seguono poi la beirutiana (con Zach che appare poi in "We Are Fine") "Leonard" e, ancora, il rimuginare alla Molina di "In Line", ma, pur nelle larvate intuizioni melodiche e nella ricchezza di arrangiamenti, "Tramp" stenta a decollare. Molto meglio, per quanto i dubbi rimangano, nella veste più minimale di "Kevin's", anche se la sensazione di grevità, di pesantezza non smette di perseguitare la Van Etten. Tanta fatica, per così poco?




Serpents

(27/01/2012)



  • Tracklist
  1. Warsaw
  2. Give Out
  3. Serpents
  4. Kevin's
  5. Leonard
  6. In Line
  7. All I Can
  8. We Are Fine
  9. Magic Chords
  10. Ask
  11. I'm Wrong
  12. Joke Or A Lie
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