Smashing Pumpkins

Oceania

2012 (Martha's Music) | alt-rock

Riascoltare la voce di Billy Corgan è sempre una grande emozione, almeno per chi è legato all'abbondante ubriacatura di musica degli anni Novanta. La magnetica presenza dell'inventore delle "zucche" fu benvenuta persino nel segmento Zwan della sua carriera - era bello sapere che c'era ancora, che si poteva continuare a contare sui suoi slanci. E quando si rese conto della pochezza della propria prova solista (l'imbarazzante "The Future Embrace"), capì che era il caso di riesumare la creatura che per prima fu in grado di materializzare i suoi sogni di ragazzo.

"Oceania", rispetto al precedente "Zeitgeist" che sancì la pseudo-reunion degli Smashing Pumpkins, ci riporta con ancora più forza nel mood di vent'anni fa, dalle parti di "Gish" e "Siamese Dream". I primi minuti dell'album quasi riescono a darci l'illusione di aver ritrovato la monstre-band dei bei tempi: l'attacco al fulmicotone dell'accoppiata iniziale "Quasar"-"Panopticon" è da infarto - i suoni sono proprio quelli di allora, il mondo pare essersi fermato. Ma poi ci ragioniamo su un attimo. Billy, che senso ha riproporre quel caos così ben organizzato e gettarlo in pasto a nuove generazioni che, con tutta probabilità, sono alla ricerca di modalità ben diverse da quelle che proponevi come complementari al grunge sound di Seattle?

Il problema è che Billy oggi continua a suonare esattamente come sempre, nonostante la line-up odierna non abbia più niente in comune con quella degli anni d'oro, eccezion fatta per il padre padrone: il fido Jimmy Chamberlin ha abbandonato la baracca, e con lui si è dileguata anche la bassista Ginger Reyes. Confermato il chitarrista Jeff Schroeder, le new entry sono Mike Byrne dietro i tamburi e Nicole Fiorentino al basso (la bassista donna resta una delle massime ossessioni di Corgan, infatuato com'è di Sonic Youth e Pixies). Cambiano i protagonisti ma non mutano l'approccio sonoro e la visione d'insieme, a conferma del fatto che, senza il volere di Billy, a casa Pumpkins non si sposta nemmeno uno sgabello.

Tutto sommato, anche le prime ballad che incontriamo nel nuovo album non son poi così male: "The Celestials" e "Violet Rays" rappresentano il versante più melodico del gruppo, quello storicamente rappresentato dalle irraggiungibili "Disarm" e "Mayonaise". Ma rifare le stesse cose, e per giunta con meno ispirazione, a cosa serve? E quando arriviamo alle successive "My Love Is Winter" e "One Diamond, One Heart" ne abbiamo già le tasche piene: meglio mischiare le carte con un po' di elettronica ("Pinwheels"), anche se poi le chitarre quando entrano sono così plasticose da sembrare finte.

Con il passare delle tracce, "Oceania" si adagia su ritmi troppo rassicuranti, perdendosi peraltro in qualche lungaggine di troppo, anche se il polpettone light-prog di turno (la title track, che si approssima ai dieci minuti) risulta più sopportabile che in altri casi. Quello della sintesi non è mai stato un pregio dei Pumpkins, che spesso si sono lasciati prendere la mano da costruzioni enciclopediche che, se potevano andar bene quando la creatività era al top (si pensi al doppio "Mellon Collie And The Infinite Sadness", che pure aveva momenti di stanca), infastidivano quando questa iniziava a venire meno - come per la coda "Machina II" o per il cervellotico (e qualitativamente poco interessante) progetto attualmente in corso.

"Oceania" è infatti considerabile una sorta di disco nel disco: la materializzazione di una parte di "Teargarden By Kaleidoscope", una follia composta da quarantaquattro canzoni che dalla fine del 2009 vengono centellinate in rete in download gratuito. Le tredici tracce del nuovo disco sono parte integrante di quell'idea, ma quando Billy se le è ritrovate fra le mani ha notato che potevano essere racchiuse in un contenitore dalle caratteristiche autonome. A conti fatti ne esce un prodotto non certo disprezzabile: gli stessi riempitivi ("Pale Horse", "Wildflower") vengono assemblati con grande mestiere, anche se poi alcuni buoni spunti rock ("Glissandra", "Inkless") avrebbero meritato un destino migliore, invece di ricevere quelle trasfusioni di zucchero che le rendono buone giusto come canzoni di loud rock buone per i teenager (qualora esistessero, nel 2012, adolescenti disposti a sciropparsi un nuovo disco degli Smashing!).

Paradossalmente Corgan dimostrò più coraggio quando osò sorprendere il mondo con l'algido approccio di "Adore", che dal vivo in elettrico era comunque funzionale. "Oceania" si posiziona a metà strada fra il rock deciso e il dream-pop, come nella grande tradizione della band di Chicago, ma nonostante alcune canzoni sinceramente riuscite non è che un ologramma di quella meravigliosa formazione in grado di concepire i gioielli del passato. Ecco, andate a riascoltarvi quelle cose lì, poi spegnete la luce, chiudete gli occhi, e non pensateci più.

(21/06/2012)

  • Tracklist
  1. Quasar
  2. Panopticon
  3. The Celestials
  4. Violet Rays
  5. My Love Is Winter
  6. One Diamond, One Heart
  7. Pinwheels
  8. Oceania
  9. Pale Horse
  10. The Chimera
  11. Glissandra
  12. Inkless
  13. Wildflower
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