Heartbreaks

Funtimes

2012 (Nusic Sounds) | alt-pop, jangle-pop

Siete stanchi dello svenevole indie-pop all'acqua di rose imperante in ogni dove di questi tempi? Ambite a qualcosa di più carico e deciso, che oltre a qualche buona intuizione melodica riesca a presentarsi con quella marcia in più che è diventata merce rara ultimamente? Forse quello che tengono in serbo gli Heartbreaks potrebbe fare al caso vostro. E no, non crediate di trovarvi al cospetto dell'ennesima band che ha issato a proprio vessillo un eterno broncio, ché il nome, in un certo senso, può rivelarsi fuorviante. L'esplosivo quartetto di Morecambe (che di recente è stato etichettato in una rivista umoristica come uno dei posti peggiori in cui vivere in Inghilterra) dissipa in un colpo solo ogni pregiudizio sul proprio conto, con un esordio che brilla di una maturità sorprendente, e di un'accortezza nella scrittura che al momento non pare proprio avere eguali.

"Funtimes", quindi. Mettiamo da parte l'uggia e vediamo di goderci la vita al massimo, anche quando quest'ultima proprio non ci arride. Sembra essere questo il messaggio che i quattro vogliono lanciare, in netta antitesi rispetto al clima grigio della loro terra. Eccoli presentarsi al pubblico (dopo un sacco di performance live e un buon numero di canzoni diffuse per l'etere, con cui gradualmente hanno costruito un piccolo culto di fedelissimi) con dieci brani di immacolata e avvincente perfezione compositiva, superbi descrittori di una contemporaneità che guarda al passato da pari a pari. A voler fare la TAC al disco, nei suoi solchi ci si potrebbe ritrovare qualsiasi band che durante gli anni 80 ha contribuito a lasciare la propria impronta nello screziato affresco indie-pop. Gli Smiths, i Housemartins, gli Orange Juice (e non è certo un caso che il loro frontman, Edwyn Collins, sia stato coinvolto nella produzione di "Remorseful"), e la lista potrebbe andare avanti per qualche altra riga. È un giochetto che a lungo andare non porta però da alcuna parte, tanta è la padronanza con cui i Nostri dominano le influenze più o meno dichiarate senza che mai ne siano schiacciati.

Nessuna concessione a facili richiami post-punk, nessun ricorso a vellutate atmosfere da sogno: i quattro non scendono a compromessi con la linea (post-)dream pop oggi sempre più di moda preferendo invece incentrarsi sulla creazione di gloriose tessiture chitarristiche, ritornelli a presa istantanea, imponenti direttrici melodiche. Irreprensibili nel trarre beneficio dall'aria che si respira da due-tre stagioni ormai in terra d'Albione, il sound della formazione si fa epico e travolgente, aiutato in questo da una produzione esuberante ma mai tronfia che premia lo scintillante smalto delle canzoni. Dall'attacco con la vertiginosa "Liar, My Dear" (con l'impetuoso canto di Matthew Whitehouse che fa fuggire a gambe levate tutte le Elizabeth Morris e le Liz Hunt di questo mondo), alla chiusura affidata all'irresistibile "I Didn't Think It Would Hurt To Think Of You", è un avvicendarsi senza sosta di appiccicose jangle-songs (la già menzionata "Remorseful", "Jealous, Don't You Know"), frenetici e scanzonati ammiccamenti al power-pop ("Gorgeous"), momenti di pura e commovente cronaca adolescenziale, vissuta con un ardore che spazza via ogni tentativo di ironizzare su un'eventuale sindrome da Peter Pan ("Polly", "Delay, Delay", un singolo semplicemente impeccabile che condensa in soli tre minuti e mezzo le fondamenta sonore della band).

Alla prima avventura discografica, i baldi giovani dal cuore spezzato (ma nemmeno troppo) danno sfoggio della propria levatura confezionando un esordio che li eleva a punta di diamante della nuova scena pop britannica, in una manciata di brani che filano via rapidissimi, ma indispensabili come acqua d'estate. Tutto sommato, Morecambe non dev'essere proprio un bruttissimo posto se sa ispirare musica del genere.

(04/07/2012)

  • Tracklist
  1. Liar, My Dear
  2. Delay, Delay
  3. Hand On Heart
  4. Winter Gardens
  5. Remorseful
  6. Jealous, Don't You Know
  7. Gorgeous
  8. Polly
  9. Save Our Souls
  10. I Didn't Think It Would Hurt To Think Of You


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