The Sea And Cake

Runner

2012 (Thrill Jockey) | jazz-rock

È una linea di pensiero piuttosto rischiosa, quella dell'usato sicuro. Non sono pochi quelli che - riferendosi in realtà a se stessi - pensano che l'"età dell'oro" della musica leggera, o del rock, sia ormai passata, che più dischi escono meno importanza hanno; che, in fin dei conti, non si sentono più parte del mondo così com'è ora. O che della non appartenenza fanno filosofia di vita, e motivo di orgoglio.
Ma la si percorre senza timori, sapendo che Sam Prekop la pensa in modo senz'altro diverso. Non può essere diversamente, se vuoi fare un disco come "Runner": leggero, a tratti impalpabile, ma armato di una consapevolezza straordinaria. La consapevolezza di essere in possesso delle chiavi di un genere, di un'espressività alla quale in pochi sono riusciti ad avvicinarsi (gli Yamon Yamon su tutti, anche loro in odore di nuova pubblicazione); una nicchia all'interno della quale sono predatori dominanti.

In "Runner" i Sea & Cake mettono nuovamente in mostra la loro profonda conoscenza di ogni anfratto, di ogni venatura del loro personalissimo guitar-pop, nato dalla Chicago dei Tortoise e dei Gastr Del Sol, e ora imparentato - una sorta di zio dandy, che compare solo qualche volta portando doni e racconti - con la scena del pop-rock alternativo statunitense, dagli Shins ai Grizzly Bear ai Nada Surf.
Naturale continuazione di "The Moonlight Butterfly", anzi sua normalizzazione (le canzoni sono ancora composte al sintetizzatore, ma mai o quasi si avventurano nei territori dell'elettronica; giusto in "The Invitations" e nel singolo "Harps"), "Runner" è disseminato delle buone sensazioni che quel mini album lasciava presagire. Pur non avendo più l'ispirazione per iniettare l'eleganza e le vibrazioni cosmopolite di "Oui", ma più votati, facendo di necessità virtù, all'immediatezza di "Nassau" (senza eccedere, come in "Car Alarm", unico vero passo falso nella carriera della band), i Sea & Cake del 2012 non strafanno, nel bene e nel male: il loro è un piacere più intellettuale che emotivo, persa la freschezza dei primi anni.

Prende forma così una collezione di canzoni gradevoli, seppure non particolarmente "divampanti" di virtuosismo musicale, come nei migliori Sea & Cake: la ballata emo di "Harbor Bridges", il ritmo ozioso, che ben si presta ai ricami chitarristici di Archer Prewitt, dei Kinks Shins-iani di "A Mere"; le numerose tracce da vero e proprio travelogue, accordi bicordi e cassa dritta e un velo di synth, marchio di fabbrica della band ("New Patterns", "On And On", la meno riuscita "Neighbors And Township", in parte la stessa "Harps").
Difficile chiedere di più alla band, anche se i bei tempi sono passati. "Runner" è giustamente il disco di chi fa ancora musica perché si diverte, senza tentare le operazioni di ringiovanimento o di snaturamento di chi non si rassegna al declino, sottintentendo un comprensibile e benvenuto: "Largo ai giovani".

(31/08/2012)



  • Tracklist
  1. On and On
  2. Harps
  3. A Mere
  4. The Invitations
  5. Skyscraper
  6. Harbor Bridges
  7. New Patterns
  8. Neighbors And Township
  9. Pacific
  10. The Runner
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