Troum

Grote Mandrenke

2012 (Beta-lactam Ring) | industrial-ambient, ambient-drone

Dopo tre anni di silenzio, Stefan Knappe e Martin Gitschel, meglio noti nelle incarnazioni artistiche di Barka[H] e Glit[S]ch e nelle unioni dei Troum (a loro volta furono Maeror Tri), paiono aver optato per il più classico dei ritorni in sordina. "Grote Madrenke" si caratterizza infatti per la sua natura di vero e proprio oggetto misterioso: annunciato tiepidamente ad aprile sul loro sito ufficiale come un nuovo album in dirittura d'arrivo, si è fatto attendere ben due mesi, prima di essere pubblicato silenziosamente in limited edition di mille copie per pochi intimi. Solo ad agosto, senza alcuna comunicazione sul suo sito, la Beta-lactam Ring (casa madre, su tutti, di Volcano The Bear e Current 93) ha reso disponibile l'acquisto dell'album in formato digitale, per poi ricredersi e dichiarare una nuova stampa su cd, in realtà a tutt'oggi inesistente.

La tipologia stessa dell'operazione è del tutto particolare: l'album è in realtà un collage di strutture sonore e campioni utilizzati in alcune esibizioni live risalenti al periodo 2008-2009, riassemblati e modificati per l'occasione, con il perno centrale di un concept relativo a un uragano - di cui l'album porta il nome - che colpì l'Europa atlantica attorno al quattordicesimo secolo, causando circa venticinquemila vittime.
Insomma, un disco inusuale in tutto e per tutto, persino nella musica. Ci si scordi totalmente gli oscuri sotterfugi gelido-esoterici del dark-ambient a cui il duo di Brema ci aveva abituato nella sua seconda incarnazione: i ricordi trasportano, piuttosto, all'industrial sinuoso dei Maeor Tri, in parte ripreso all'insegna di una luce del tutto inedita.

Nei quarantaquattro minuti della composizione omonima all'album si alternano infatti sezioni dal sound rumoroso e strabordante - forte di una corposa matrice noise mai però stridula o caotica - e discese nel vuoto di un silenzio cosmico.
Nelle prime, si issano a turno melodie epiche (i synth dal settimo all'unidicesimo minuto), apocalittiche (l'ouverture), riflessive (dal dodicesimo al quindicesimo) o di tragica rassegnazione (la conclusione, vera e propria liturgia funerea) - mentre nei secondi - come quello che avvolge in una coperta gelida a partire dal quindicesimo minuto e riprende puro dopo l'esplosione del ventisettesimo - lo spazio è abbandonato a una tragica e inconsolabile desolazione.
Nel mezzo, feedback lancinanti, percussioni accennate e muri di droni statici, in un incontro fra Thomas Koner e Peter Andersson con un pizzico di Funerary Call e le lezioni del primo Lustmord ben impresse in mente.

"Grote Madrenke" è una vera e propria messa nera, progetto ambizioso il cui scopo principale è senza dubbio quello di evocare le terribili immagini del funesto evento a cui fa riferimento. Il risulato complessivo, però, pare alla lunga soffrire di una certa macchinosità, che porta il tutto ad assomigliare più a un collage di fondali sonori per un ipotetico film che a un requiem in piena regola, costringendoci a preferire le oscure trame ambientali a cui i due ci avevano abituato in un passato tutto sommato recente, o le più coraggiose escursioni industriali degli ormai lontani trascorsi.

(14/09/2012)

  • Tracklist
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